Sono passati tredici anni da quando Daniele Silvestri ha pubblicato uno dei suoi album più fortunati: Il Latitante. Il disco contiene brani che ne hanno segnato la carriera: tra i brani troviamo La Paranza, che lo portò a Sanremo nel 2007, anno in cui il cantautore risultò quarto in classifica. Nello stesso album troviamo anche Gino e l’Alfetta. Entrambi furono brani importanti per il cantautore romano, poiché parlano di tematiche di rilevanza sia sociale che universale per il Paese.

Noi ci soffermeremo sul secondo brano, meno conosciuto rispetto all’altro ma non per questo meno importante. La bellezza delle canzoni di Silvestri è che, nonostante trattino temi che hanno un certo peso, come la mafia e la guerra, musicalmente sembrano leggere e spensierate. Ricordano un po’ quelle canzoni che si imparano da bambini a scuola e che non si dimenticano mai più.

L’omosessualità vista come un tabù

Nel 2020 è impensabile parlare di tabù. Eppure, nonostante ci si trovi in una nuova era, si fa ancora fatica a toccare certi temi. La società oggi mastica pane e pregiudizi senza pensarci due volte. Autoerotismo, femminismo e omosessualità – fra tanti altri – vengono spesso visti come cose delle quali è sconveniente parlare, cose che si possono solo pensare. Oggi c’è chi si disgusta nel vedere una coppia dello stesso sesso baciarsi in giro ma, non si disgusta nel vedere della violenza gratuita. Certamente oggi, rispetto a ieri, ci sono molte più manifestazioni organizzate dalla comunità LGBT, come i vari pride che troviamo in quasi ogni città d’Italia e durante i quali ognuno è libero di essere se stesso e di comportarsi di conseguenza.

Solidarietà: che poi, essere solidali verso cosa? Verso una cosa naturale che invece la società fa passare come qualcosa di paranormale e contro natura?

Il brano

Silvestri, in tutto il suo genio, ha pensato bene di trattare questo brano con la stessa leggerezza degli altri. Gino e l’Alfetta è tutt’altro che una canzone spensierata. Parla di omosessualità, di scoperta. È contro l’ipocrisia e i pregiudizi. Parla di un uomo che, nonostante il matrimonio con una donna, si accorge che i sentimenti che prova verso quest’ultima sono tutt’altro che amorevoli. Si accorge di provare qualcosa per Gino, un suo collega di lavoro.

La consapevolezza

Del protagonista, però, non è chiara una cosa: non è detto che sia omosessuale a tutti gli effetti. Forse è curiosità, forse è paura, la paura di chi non ha mai provato una cosa simile e che, però, si accorge che lo fa stare bene.

Vado di fretta,
Non ho più tempo.
Datemi retta,
Gino mi aspetta
Dentro un’Alfetta.

La situazione è spiegata bene nel videoclip che vede due colleghi di lavoro – i grandi Valerio Mastandrea e Daniele Liotti – che vivono il momento in cui il protagonista sta iniziando a provare qualcosa di più rispetto a una singolare amicizia.

“Ma di Gino io mi fido un po’ di più”

E la moglie? Come vive la situazione la famosa Maria, citata nel brano? Ovviamente, è ignara di tutto. Il protagonista, sicuramente, come risulta evidente dal videoclip, non vive bene la situazione, principalmente con se stesso. Quindi, dirlo alla moglie sarebbe addirittura impensabile. La differenza si vede, poi, nei particolari. Come vediamo nel videoclip, il protagonista guarda Gino con occhi diversi. Si accorge delle piccolezze, degli sguardi che lo confondono.

Maria sei sempre mia,
Sei l’unica possibile,
Ma di Gino io mi fido un po’ di più.

Il rapporto con l’intelletto

I pensieri confondono il protagonista. Passa da un momento di felicità fino ad arrivare al fatidico esame di coscienza che lo porta a chiedersi se quello che sta facendo sia giusto o sbagliato.

Si sono gay.
No, non sono gay, ma vorrei.
Ma lo sai quanti geni ed eroi sono gay?

Crede che quello che lui pensa di essere sia sbagliato. Cerca di autoconvincersi che in realtà sia normale avere dei dubbi e che i pensieri che ha sono solo dei rimorsi, ma si sente pressato dalla società che appena tollera l’omosessualità.

E lo tollererai solo in quanto eccezione.
E lo tollererai solo in televisione.
Lo chiamano gay
E tu pensi ricchione.

Se da una parte c’è l’autoconvinzione, dall’altra c’è quella vocina interiore che dice “e gli altri cosa diranno?”. È difficile essere coerenti con entrambe le parti. Il giudizio della gente è sempre una spina nel fianco che ci vieta di essere quello che in realtà siamo.

Questo brano, nonostante siano passati anni, risulta tutt’ora attuale. Quante persone si nascondono o hanno una doppia vita per paura di un giudizio sbagliato o di una voce che può distruggerle? Qualcuno diceva che la miglior arma è l’indifferenza. Certamente, questo è corretto, ma il problema non dovrebbe nemmeno sussistere.

Silvestri con Gino e l’Alfetta ci ha dato una piccola lezione di vita dicendoci che bisogna seguire sempre l’istinto e che il diverso non è mai sbagliato.