Il viola appartiene a novembre, ai suoi cieli plumbei e alle sue piogge lacrimose, all’atmosfera intrisa di malinconia e torpore, ma anche al tocco magico, un po’ orrorifico, un po’ fiabesco che abbandona ottobre e accoglie dicembre.

Agata Wierzbicka

Novembre è l’undicesimo mese dell’anno. “Si apre a chiusura”, poiché la commemorazione di Tutti i Santi dista sessanta giorni dalla fine dell’anno. Al tempo stesso la sua apertura è connessa all’ultimo giorno di ottobre, Halloween, che con la sua atmosfera lugubre si separa dalle tinte cangianti delle prime foglie arancioni autunnali e devia verso cromatismi scuri.

È il mese delle piogge più intense, omaggiate dai Guns ‘n Roses con la loro traccia November Rain. Il mese dello scorpione e della sua pietra di riferimento, l’agata. Ed è proprio per le tinte violacee del minerale, oltre che per altre caratteristiche peculiari, che il colore di novembre è il viola. E l’arte, come sempre, non manca di ricordarlo nei suoi frammenti pittorici e fotografici.

Jimmy C & Order 55

È sera. Alle cinque del pomeriggio è già buio e i pendolari che si intrecciano tra le strade sono avvolti da un’atmosfera di sonno, malinconia, torpore, mentre i loro corpi vengono spezzati dalla nebbia. Questa rappresentazione della figura umana, un po’ evanescente e un po’ frammentata è il tocco di classe dell’artista polacca Agata Wierzbicka. La pittrice mescola la pittura tradizionale con l’innovazione digitale e crea profili sinuosi, spettrali ma fiabeschi, in tinte pastello color viola.

La stessa atmosfera magica traspare dal murale degli artisti Jimmy C& Order 55 ad Adelaide, in Australia. Lì, l’immensa superficie di un muro di strada è attraversata dal volto squamato violato di una donna dalle fattezze di una sirena o di una strega. La sua consistenza è tangibile, carnale. L’evocazione spettrale del suo volto rimanda a tutto quel mondo dell’occulto e della stregoneria a cui è tradizionalmente legato lo scorpione.

Francesco Albano

Proprio lo scorpione è il segno zodiacale del mese di novembre, una creatura orrorifica, non certo invitante per la contemplazione artistica. Ma qualcosa di affascinante si nasconde nel suo corpo filiforme, dalla coda segmentata con il pungiglione, fino alle chele.
Un’idea del macabro, ma bello, che traspare anche nelle opere antropomorfe di Francesco Albano. Si tratta di sculture sospese che intrecciano oggetti d’arredamento con parti del corpo umano o animale, tra cui spiccano principalmente le gambe, o le braccia. Filamenti di carne di cui le chele dello scorpione sono una rievocazione antica.
Come nel caso degli altri dipinti, lo scenario di sfondo è sempre intinto di viola anche se, nelle opere di Albano, il colore è ovattato nel bianco. Sembra scomparire lentamente, lasciando forte la componente visiva del soggetto in primo piano.

Lo stesso non accade invece con le rappresentazioni paesaggistiche, dove la componente cromatica è molto forte. Così il viola è preponderante nel campo fiorito impressionista di Giuseppe Faraone, dove soffici cumulonembi abbracciano una distesa di lavanda.

Giuseppe Faraone

È vero, lo scenario non è propriamente quello novembrino, che rimanda invece alla Purple Rain cantata da Prince.
Lacrime viola proiettate in un cielo plumbeo, a cui sono associati diversi significati. Da quello più prettamente tecnico, cromatico, che si appella all’origine del colore come unione di rosso e blu. Sangue terreno, carnale che si disperde nel cielo, come distruzione e frammentazione dell’anima dopo la fine di una storia d’amore.

D’altronde, è lo stesso Vasilij Kandinskij, pittore e teorico dei colori, a definire il viola come un rosso fisicamente e psichicamente più freddo. E continua “Ha in sé qualcosa di malato, di spento, di triste.C’è quindi un’anima profondamente malinconica nel paesaggio novembrino, tanto da volerlo accompagnare a Boulevard of Broken Dreams, famosa traccia dei Green Day o a qualche pezzo dei The Calling.

Mike Olbinski

Ma c’è anche chi non si limita ad osservare la pioggia con un paio di cuffiette nelle orecchie. È il caso del fotografo Mike Olbinski, che ama immortalare le tempeste nella loro più feroce dirompenza. L’artista è originario di Phoenix, in Arizona, ed è abituato sin da piccolo ad assistere a fenomeni di tale violenza e magnificenza, tanto da elogiarne la componente sublime. Mike si muove sul filo del rasoio, con un lavoro rischioso che spesso lo ha portato in situazioni difficili.

L’effetto che ne deriva è però piacevolmente appagante. Grandi distese viola ipnotizzano lo spettatore, attraversate da ragnatele di bianchi lampi che si articolano nello spazio. E per tutto questo basta una macchina fotografica, almeno due treppiedi e un bollettino meteo. Oltre naturalmente a un occhio artistico allenato, tanto fegato e tantissima pazienza.

Ma il viola non riposa solamente sulle condizioni meteorologiche. È anche simbolo di tranquillità, saggezza e pace interiore, per questo viene associato all’intimità religiosa. Tanto che Carl Gustav Jung lo definisce come “il colore tra l’umano e il divino, l’unione di due nature”. Premonitore, in un certo senso, di ciò che introduce novembre, come mese antecedente a dicembre e a quell’atmosfera natalizia che già si respira da ora.