Un diamante è per sempre, dicono le donne. Ma i gemelli? Il gioiello per eccellenza del gentleman, il simbolo dell’eleganza maschile radicato da oltre quattro secoli nella storia della moda, il segno distintivo che crea un aristocratico spartiacque nel campo dell’abbigliamento for him: è, per alcuni, un culto irrinunciabile, l’ultima vestigia di un perfetto gentiluomo.

Da dove nasce questo accessorio così formale, spesso di pregiata fattura, che racchiude in sé un insieme di valori forse dimenticati, ma molto cari a tutti coloro che apprezzano il buon vestire e  il  vintage?

Non si hanno purtroppo certezze su quale sia la data esatta di questa felice invenzione. Probabilmente le sue origini sono da ascrivere al primo Rinascimento, quando i sarti iniziarono a creare delle sottospecie di bottoni (gli antenati dei gemelli) per chiudere i polsini dei nobili che sceglievano di indossare una camicia. In precedenza, infatti, venivano utilizzati lacci e gancetti tanto scomodi quanto poco raffinati: il nuovo gemello, confezionato artigianalmente, è elegante e si distingue. È, in pratica, un modo per creare una scala gerarchica nella quale suddividere le classi sociali: chi indossava i gemelli erano gli aristocratici, la nobiltà e la ricca borghesia in grado di permettersi l’acquisto di un capo di gioielleria con un prezzo di listino variabile, ma decisamente fuori dalla portata per molti. Uno sguardo veloce ai polsini bastava ad incasellare ogni uomo in base al lignaggio e alle sue possibilità economiche, variandone così le prospettive future.

Il nuovo accessorio era la moda del momento e così sarebbe stato negli anni a venire. Ci sono comprovate testimonianze secondo le quali gli stessi reali inglesi, a partire dal XVII secolo, ordinavano numerose paia di gemelli da polso (o cufflinks). Venivano plasmati con l’ausilio di materiali pregiati e sempre più frequentemente personalizzati in vista delle più disparate occasioni: cene di gala, ricevimenti, cerimonie, matrimoni. D’altra parte, tuttavia, la prima attestazione della parola gemello da polso è da attribuire ai francesi che la “coniarono” nel 1788. A Versailles, simbolo per eccellenza del potere regale, divenne addirittura obbligatorio indossarli quale segno distintivo del ceto dominante a corte e come precetto inattaccabile del “ben vestire”.

I tempi bui, tuttavia, non tardarono a sopraggiungere. Con l’inizio della rivoluzione industriale, i gemelli precipitarono dal loro status di appannaggio della sola nobiltà alla babele della riproducibilità tecnica, diventando per tutto il secolo successivo un accessorio senza sostanza diffuso anche tra il popolo minuto. Contemporaneamente, l’invenzione del bottone da polso – più economico e facile da produrre – segnò una battuta d’arresto per il mercato dei gemelli, ora visto come un mondo lontano dalla vita di tutti i giorni e destinato solo a grandi occasioni al di fuori del reale. Fu l’inizio di un lungo periodo di oblio, durante il quale ci si dimenticò di questo piccolo tocco di eleganza relegandolo al superfluo.

Negli ultimi anni, la prima, timida riscoperta: il ritorno in auge dell’abbigliamento classico maschile, sostenuto dal ritorno persistente di motivi vintage legati ad un forte ascendente tradizionale, ha portato con sé anche i gemelli da polso. Un vero e proprio redivivo, accolto positivamente dal mondo della moda che lo ha rimesso di nuovo al suo posto: un indizio per l’occhio esperto, un appiglio per quello più ingenuo. Un accessorio, un gioiello, un contrassegno distintivo: la versatilità è la chiave di questo piccolo frammento di storia che, come la fenice, risorge a poco a poco dalle sue stesse ceneri.