Intro

Fate attenzione a quello che dico perché scelgo le parole con cura.

Da sempre, specie da quando il rap è diventato così popolare in Italia, una delle critiche più frequenti e fondate che viene effettuata è sulla superficialità dei contenuti trattati, sia a livello di forma, sia a livello di contenuto. Il successo che il sottogenere trap sta avendo, questa volta anche a livello discografico, non fa altro che avvalorare una simile tesi. Fortunatamente le eccezioni sono sempre esistite e anche in questo ambito, sporadicamente, si accendono delle luci. Una di queste si trova in un capoluogo di provincia nel cuore dell’Italia. Si tratta di Alessio Mariani, aka Murubutu (fu M-teoria e Roc Mariani).

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Tra cattedra e palco

Alessio Mariani (Reggio nell’Emilia, 27 luglio 1975) è professore di storia e filosofia presso il Liceo Matilde di Canossa di Reggio Emilia. Un docente capace di trovare nella musica, tramite il suo alter ego, un modo di esprimere la realtà e avvicinare i suoi studenti alla comprensione di ciò che li circonda.
Il nome d’arte deriva da Marabutto, che nell’Africa subsahariana indica una figura in grado di guarire i mali fisici e sociali. A chi chiede come vive questo apparente ossimoro – avendo collegato un lavoro rigido e severo con uno pieno di fantasia ed elaborazione – lui risponde di trovarsi in un ottimo equilibrio. In un certo senso infatti si tratta dello stesso lavoro ma svolto in due ambiti diversi: la cattedra e il palco.

Alle sonorità tipiche dell’hip hop, Murubutu unisce la volontà di veicolare contenuti culturali, atteggiamento che va di pari passo con la sua attività nelle classi. L’obiettivo è creare un’amalgama di sani principi dove la forza della parola e il valore di cui è portatrice non siano che la base della musica che viene composta. Si vuole avvicinare i più giovani a stimoli e a spunti di riflessione, enfatizzare il potere terapeutico della parola ma non solo, si vuole anche dare un apporto al bagaglio lessicale sempre più ridotto delle giovani generazioni. Infine, può essere una buona risorsa per i migranti di seconda generazione, in modo che possano emanciparsi culturalmente. All’apparenza, Murubutu non ha nulla del cantante rap, si presenta in maniera molto sobria, senza nessuno degli elementi a cui questo genere viene solitamente associato.

Per quanto riguarda gli inizi, Mariani è sempre stato incantato dal mondo della musica. Affascinato dalle prime jam bolognesi al Livello 57, con artisti come Deda, Speaker Dee Mo e Militant P, si avvicina in un primo momento al metal, all’hardcore, e al punk, per poi passare all’hip hop. Nel 1991, dapprima come breaker, skater e writer, poi come MC, trova nella forma canzone – capace di unire la poesia e la letteratura all’interno di un’unica produzione espressiva – la modalità più idonea per la sua scrittura.
Mentre le università erano attraversate dal movimento della Pantera, fonda il collettivo reggiano La Kattiveria Posse, composto da Il Tenente, U.G.O., Yanez Muraca e Dj Caster e lotta a colpi di rime. Un collettivo che voleva, per mezzo della relazione tra il rap e la letteratura, il dialetto e la poesia, fare una grande ricerca sul linguaggio per veicolare contenuti di tipo letterario. In quel movimento di protesta e in quel senso di comunità, i contenuti erano a favore della sinistra extraparlamentare di allora.

La Kattiveria

Il potere del rap

Ancora oggi, Murubutu ritiene che un artista abbia il potere di rappresentare la propria fascia di utenza con un certo tipo di pensiero:

Nel momento in cui la vita è sempre politica, l’arte, che è espressione della vita, è politica a sua volta.

Il peso della parola

Nei suoi concept album gli argomenti toccati sono molteplici, ma il filo di continuità è evidente. I classici della letteratura sono un modello molto rispettato, in particolare il naturalismo francese, ma anche quello italiano di Verga e quello russo di Turgenev. In questi narratori la descrizione del paesaggio ha una grandissima importanza e Mariani, cresciuto in una città vicina alla campagna come Reggio Emilia, ne subisce tantissimo l’influenza. Gli stilemi tradizionali si fondono a temi aulici, ma al tempo stesso umani, ispirati dalla letteratura, dalla saggistica, dalla filosofia, dalla storia e dalla poesia. Per una sorta di riverenza, sebbene siano tanti i filosofi che lo hanno influenzato, non ne ha quasi mai scritto direttamente. Pochi sono gli autori riversati nella musica. Tra questi, sicuramente, ci sono Diogene di Sinope, Spinoza, Kierkegaard, ricercatori dell’eudemonismo e tutta la Scuola Cinica.

Al di là di questo, la maniera dialettica in cui scrive è perfettamente in linea con i fondamenti della filosofia, ma è soprattutto la narrazione di fatti storico/geografici a ricoprire un ruolo di primo piano. Un po’ come la mitologia che parla delle caratteristiche salienti dei rapporti dell’essere umano sin dalle origini, anche la narrativa riassume un po’ il vissuto di noi esseri umani. E, come Manzoni nei Promessi Sposi per raccontare la dominazione austriaca parlò degli spagnoli, così Murubutu parla di storie passate che ci permettano di rileggere il presente in modo più suggestivo. Ogni pezzo è un mondo a sé, una piccola perla di perfetta organizzazione narrativa: i riferimenti sono tantissimi. Rigoni Stern, Schelling, Hemingway, Ishiguro e il film L’uomo senza sonno di Brad Anderson, ma anche Wordsworth attraverso il poema Paesaggio lunare e, ancora, Dostoevskij, Lauenstein, Haruf, a cui si affiancano racconti popolari, storie raccolte nei suoi incroci di vita, fino al racconto del carteggio tra Franz Kafka e Milena Jesenska. Le immagini che usa nei suoi rap-conti sono molto vivide, tanto da riuscire, con le parole e attraverso la complicità della musica, a far immaginare il mondo che vuole rappresentare. L’intento è di costruire degli affreschi che, tramite una contestualizzazione storica, parlino di varie tematiche. Inoltre c’è la volontà di esprimere anche le emozioni legate alle storie che racconta, di sviluppare quindi un’empatia nell’ascoltatore rispetto ai vissuti di altre persone. La musica è particolare e ricercata, come lo è l’uso barocco della tecnica, stracolmo di giochi fonetici.

Non essendoci interesse nel renderla massificabile, questa musica è quindi destinata a non diventare di massa. Nel valore attribuito alla parola, Murubutu ricorda per certi aspetti i grandi cantautori e dimostra come le etichette dei generi siano inutili e che a contare siano i contenuti di quello che ascoltiamo. I testi, su cui lavora cercando delle grandi sintesi che però siano anche piene di significato e molto intense, sono sempre molto accurati da un punto di vista linguistico e molti hanno un afflato di tipo epico. Il tutto sviluppato attraverso quella ragnatela di vincolo e libertà che è la scrittura in rima.

Outro

Un ultimo aspetto originale di questo artista, sono le copertine dei suoi dischi.

Ho sempre voluto che le mie copertine emulassero le copertine dei libri, proprio a indicare il contenuto letterario dei testi.

In particolare, la veste grafica degli album richiama la collana Coralli di Einaudi, a sottolineare la forte tensione letteraria del suo lavoro. Non solo copertine, ma anche i video (piccoli film che raccontano le storie scritte da Mariani) e i visual dei concerti sono molto eleganti. Murubutu si è ormai affermato come rapper, non più solo emergente, e raggiunge su Spotify 82mila ascoltatori mensili. È stato in grado di ottenere anche la stima e i complimenti di artisti come Guccini, con il quale ha avuto un incontro, e Caparezza, che lo ha invitato anche a un suo concerto e con cui ha collaborato nell’ultimo disco.