Li aspettavamo al Firenze Rock nel 2017. Nulla da fare: Dolores è malata, si dice sia un’ernia al disco. I Cranberries annullano l’intero tour europeo e l’ultima possibilità di vederli infiammare un palcoscenico, con il loro rock dal sapore celtico, sfuma a poco a poco.

Qualche mese dopo ecco la notizia che nessuno avrebbe mai voluto sentire: Dolores O’Riordan, la storica frontwoman dalla voce inconfondibile, muore il 15 gennaio del 2018 in un hotel di Londra, annegata in una vasca da bagno dopo aver assunto dosi massicce di alcool.

Quella della cantante irlandese, cresciuta a pane e fede cattolica, è una storia che lascia il segno, è un urlo, come quello di Zombie, quella canzone che anche chi non conosce la band non può fare a meno di ricordare. Molestata da bambina da un amico di famiglia, riceve una dopo l’altra le diagnosi di anoressia, di impulsi aggressivi, di disturbo bipolare.

Dolores, poco più che ventenne, porta i Cranberries al successo, poi se ne separa, comincia a cantare da solista. La band si riunisce nel 2009 e nel 2011 registra l’album Roses, dal sound nuovo, più dolce dei precedenti. È il penultimo disco che il gruppo regala ai propri fan.

Segue Something Else nel 2017. Ci sono tre testi inediti, mentre il resto dell’album è una raccolta di successi precedenti, ri-arrangiati in versione acustica e orchestrale. Una serie di archi, i riff di chitarra di Noel Hogan, e la voce carezzevole, leggera della vocalist: sono gli ingredienti di un disco che di novità contiene poco, ma che lascia il segno. È sempre la solita rabbia, ma quasi sussurrata, più lieve.

I thought nothing could go wrong
But I was wrong, I was wrong

L’ultimo viaggio di Dolores

Quando muore Dolores per i Cranberries e i loro fan tutto sembra all over. Poi, l’annuncio: il 26 aprile 2019 uscirà ancora un album. Il titolo, In the End, è quanto di più emblematico ci possa immaginare. Non solo: emblematico è anche il nome del videoclip diffuso in anteprima il 6 marzo: All Over Now, che vede la partecipazione della stessa O’Riordan. Il brano infatti, come l’intera opera, è stato prodotto tra maggio e dicembre del 2017, poco prima della morte dell’artista. Portare a termine il lavoro cominciato non è che uno splendido e ultimo omaggio, sostenuto tra l’altro dalla famiglia della cantante: un saluto a Dolores, un addio ai suoi fan.

Il videoclip è un cortometraggio animato, diretto da Dan Britt e realizzato in collaborazione con l’illustratore londinese Tom Clohosy Cole. In particolare, il corto si ispira ai disegni del pittore inglese Eric Ravilious, noto per i suoi acquerelli in cui ritrae paesaggi di campagna.

Eric Ravilious, 1903-42

Rendere in un video la sensazione artigianale della pittura è una sfida difficile, ma Britt e Clohosy Cole ce la fanno. Sfruttando la tecnica della texture di carta e gli acquerelli, i produttori danno al video una luce impressionistica. “Luce”, la parola chiave: quella luce della speranza che si fa strada attraverso la sofferenza.

Do you remember
Remember the night?
At a hotel in London
They started to fight
She told her man that
She fell on the ground
She was afraid that
The truth would be found

All Over Now, primo demo che sarebbe stato registrato dalla cantautrice e dal chitarrista Hogan, è la storia di un abuso “domestico”, così noto all’artista, vittima di stupro da bambina, così familiare. Viene citato un hotel a Londra. La mente corre all’Hilton, al luogo della morte della cantante, ma attenzione: il brano è stato scritto da tempo, il riferimento non c’è, o quanto meno non è voluto.

Una ragazza con i jeans e un impermeabile giallo, dal volto ricco di tristezza, cammina per la campagna invernale sotto una pioggia incessante. La strada è lunga e la ragazza si ferma solo per un istante, accanto a una casa che comincia a crollare, sulla riva della scogliera. Forse è la casa dove è avvenuto lo stupro, forse è il motivo della sofferenza. Sta di fatto che bisogna lasciarsela alle spalle e continuare a camminare.

Do you remember
Remember the place?
In a hotel in London
A scar on her face

È buio pesto, ma la protagonista del video procede senza sosta lungo un promontorio fino al mare che si stende dritto, infinito. Ecco che alle gocce di pioggia si alternano il ricordo e l’immagine delle gocce di sangue che cadono in un lavandino. La camminata diventa allora una corsa, le immagini si fanno sempre più scure.

It’s all over now
It’s all over now

Il finale della canzone non è tuttavia l’ennesimo salto nel buio, ma un faro, la casa di un’amica, il guardiano del faro probabilmente, davanti a cui la protagonista scosta il cappuccio dell’impermeabile e bussa.

Quello che era allora un paesaggio cupo si trasforma in accogliente rifugio domestico. Quello che era buio diventa luce e la solitudine si fa abbraccio e coccola di un cagnolino.

Non riconoscere Dolores nell’eroina del video musicale, che fra la pioggia e le rovine si fa strada verso casa, la casa vera, il focolare, sarebbe impossibile. Che in the end l’eroina dei Cranberries abbia trovato la pace è ciò che ci auguriamo, ma non sapremo mai. Resta un video, che è un addio, ma anche una splendida celebrazione della vita, della luce oltre la sofferenza.

What we call the beginning is often the end. And to make an end is to make a beginning. The end is where we start from.