La morte è un argomento ostico nel momento in cui ci si trova a doverne parlare. È scomodo anche per l’interlocutore che tende a scansare l’argomento per timore di esserne influenzato negativamente, proprio per questo si tende a evitare di rovinare l’atmosfera conviviale del proprio gruppo di amici, della famiglia o dei lettori non toccando quello che è un nervo scoperto. Pare ovvio dirlo, ma la verità è che la morte fa parte della vita, parlarne è un modo per esorcizzare la paura. Spesso chi ne parla sente il bisogno di confrontarsi con la realtà per ricordarsi che siamo tutti sulla stessa barca, quella di Caronte. Una volta alleggeriti del peso, grazie al potere delle parole, possiamo continuare a vivere con la consapevolezza che la fine potrebbe essere a un passo da noi, e nello stesso tempo pensare che se non ci fosse non ci sarebbe il motivo essenziale per vivere a fondo. Quindi chi parla di morte in realtà nutre un profondo affetto per la vita e ne intuisce i meccanismi di ciclicità: morte, in senso lato, non significa fine inesorabile, ma eterno ritorno, rinascita, riemersione dalle acque profonde. Il vero problema si manifesta nel momento in cui si fa finta di non guardare in faccia il destino, o il tristo mietitore, porgendo il viso dall’altra parte per poi, citando Carl Gustav Jung, essere divorati dall’ombra e dal nostro lato oscuro, le nostre paure. Quello che è successo a Keith Flint è inspiegabile se non nelle dinamiche dell’esorcizzazione della morte.

Keith Flint è stato uno dei fondatori della band The Prodigy, collettivo inglese che nel 1990 riuniva Liam Howlett, Maxim e Leeroy Thornhill, quest’ultimo ha lasciato la band nel 2010. Dopo il disco di debutto Experience uscito nel 1992, e The Fat of the Land del 1997, la band fu consacrata come uno dei più importanti act di elettronica degli anni ’90 e della scena rave. Keith Flint è stato trovato morto nella sua casa il 4 Marzo scorso all’età di 49 anni. L’account ufficiale dei The Prodigy su Instagram, gestito da Liam Howlett, ha confermato l’ipotesi di suicidio alla quale si è aggiunta la notizia della NME (New Musical Express, storica testata musicale britannica), che afferma che non si tratti di una morte sospetta.
«Si è tolto la vita durante il weekend», ha dichiarato il collega Liam.

Il giorno in cui è stata annunciata la morte di Flynt l’opinione pubblica italiana si è divisa in due: da una parte i fan lo hanno rimpianto e ricordato come un grande artista, dall’altra c’è chi ha commentato la notizia affermando con superficialità ed estremo cinismo che di satanisti e drogati ne è pieno il mondo, che Flynt sarebbe stato solamente “uno di meno”. Il pubblico viene influenzato tangenzialmente da ciò che i governi e i ministri dichiarano. Prendiamo in esame un caso recente: stando alle apparenze, ovvero seguendo l’accurato metro di giudizio dei pionieri dell’opinione pubblica italiana che da poco è riuscita ad accusare Virginia Raffaele di satanismo, Flinth dovrebbe essere ricordato come un essere demoniaco che, con la sua doppia cresta colorata, i tatuaggi e il septum al naso (piercing che all’epoca in cui lo sfoggiava Flinth, ovvero gli anni ’90, non era ancora di moda), inneggia alla violenza, allo sballo e alla depravazione.

La verità è che Flint si è tolto la vita pochi giorni dopo essersi separato dalla moglie, la giapponese Mayumi Kai. Sui social sono spuntate alcune immagini che ritraggono l’artista a una gara podistica un giorno prima della sua morte. Flint amava correre, andare a cavallo e in bicicletta, ma nelle ultime settimane era caduto in una sorta di depressione causata dalla fine della sua relazione: pare che l’ex moglie gli avesse chiesto di mettere in vendita la casa di campagna nell’Essex, dove si era rifugiato negli ultimi anni per condurre una vita rurale, la stessa casa in cui è stato trovato morto. La separazione da Mayumi, che aveva aiutato il marito a uscire dal tunnel della droga, è stata la scintilla di una depressione devastante, terminata poi con il gesto estremo. Tirando di nuovo in ballo lo psichiatra svizzero, Jung ha dichiarato che: “La depressione è una signora vestita di nero, che bisogna far sedere alla propria tavola e ascoltare”.

Il giorno prima

Se pensiamo che Albano Carrisi è stato inserito dal Ministero della Cultura ucraino nella lista nera come “minaccia alla sicurezza nazionale”, è evidente come la situazione sia paradossale. La lista nera è compilata e aggiornata dal Ministero della Cultura in base alle richieste del Consiglio di Sicurezza e Difesa nazionale dell’Ucraina, dei servizi di sicurezza ucraini e del Consiglio della TV e Radio nazionali. Nella black list ci sono ora 147 persone. Lo riferisce l’agenzia di stampa russa Interfax.

Ritornando alla situazione dell’opinione pubblica italiana, c’è chi ha accolto la notizia dell’accusa alla Raffaele con un sorriso e chi con estrema indignazione, fino al momento in cui anche il ministro dell’interno ha dichiarato di condividere la preoccupazione per il pericolo che può rappresentare il gesto della presentatrice (che ricordiamo, durante uno sketch a Sanremo ha detto la parola “Satana” per cinque volte), gesto che è stato ripreso dalle telecamere della Radiotelevisione italiana in diretta, in prima serata, per l’evento più seguito dal Bel Paese. Dopo reazioni del genere è forse bene porsi due domande.

Se Keith Flint fosse stato giudicato per la sua musica, i concerti, i suoi video, insomma, per la sua arte, sarebbe stato etichettato come “satanista” e quindi pericoloso?

Sarebbe stato davvero pericoloso? Ma pericoloso per chi?

Mia MartiniLuigi Tenco possono essere considerati pericolosi?

Le anime sensibili spesso si rifugiano nell’arte per cercare di esorcizzare i demoni interiori e persone come Flinth, che ha cercato di esternare le sue paure, non sono di certo da considerarsi pericolose se non per se stesse nei momenti di buio più profondo, come purtroppo abbiamo visto. Noi vogliamo ricordarlo come un grande musicista, estremo, se vogliamo, ma che è riuscito a incanalare i pensieri di un’intera generazione post-grunge, un portatore di innovazione musicale che ha saputo costruire una vera e propria scena di culto, capace di far ballare anche i musicisti più stoici. Vogliamo ricordarlo come una persona, con le sue difficoltà, ma che aveva qualcosa da dire e che sarebbe stato provvidenziale ascoltare per aiutarlo a esorcizzare la morte, anche se ascoltare è spesso qualcosa di troppo faticoso. Forse è anche il caso di rivalutare chi davvero rappresenta in Italia una minaccia per gli altri.

We’re here, it’s now
We live forever
The time has come
We live forever
I am the oven your brains I wanna heat up
Mega, supersonic degrees
Fire, turn the flame higher
Turn the flame higher
Turn the flame higher
We live forever
Now
Turn the flame higher
We live forever

Testo tratto da Live Forever, brano di No Turist, ultimo lavoro del collettivo uscito a novembre 2018.

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