Il rapporto con il proprio corpo è sempre un argomento spigoloso e delicato, pieno di insidie. La corporeità, oltre che riguardare la sfera più intima di ognuno, è spesso e volentieri il versante sul quale ci sentiamo più insicuri, soprattutto se correlata alla sessualità. Sono infatti diversi i modi di relazionarsi con il proprio corpo, le modalità cambiano a seconda dell’età, delle fasi esistenziali e dei modelli di bellezza predominanti in determinati momenti storici. Non sempre avere una relazione sana con il proprio corpo è cosa facile, e soprattutto non sempre questa relazione è frutto di un sano processo di crescita.

La letteratura, e in particolar modo quella della seconda metà del Novecento, affronta su diversi versanti la questione della corporeità. Le testimonianze narrative che si concentrano sull’analisi di questa tematica non sono però nella maggior parte dei casi positive, né narrano una corporeità vissuta in modo equilibrato. Spesso infatti è proprio la corporeità a essere fonte di traumi che segnano irrimediabilmente l’individuo per tutto il corso della vita. Tra gli autori che si confrontano con questo argomento piuttosto complesso possiamo sicuramente citare Elsa Morante e Ian McEwan.

Lo scialle andalusoPubblicato nel 1963, Lo scialle andaluso è una raccolta di racconti e forse una delle opere meno note di Elsa Morante, che tutti sicuramente conosceranno per La storia o L’isola di Arturo. Dopo una prima lettura i racconti brevi contenuti ne Lo scialle andaluso possono lasciare il lettore un po’ interdetto. Infatti le tematiche trattate sono a tratti oscure e a tratti scabrose, soprattutto quelle dei primi racconti che prima di essere pubblicati in un’opera unitaria erano comparsi nel 1937 su Il meridiano di Roma. Molte delle narrazioni inoltre lasciano spazio a una componente di non detto che rende il tutto ancora più inquietante.

Questa prima serie di racconti, che include L’uomo dagli occhiali, La nonna, Via dell’Angelo e Il gioco segreto, è caratterizzata, nella maggior parte dei casi, dalla giovane età dei protagonisti. Molti di loro sono, infatti, bambini o ragazzi alle soglie dell’adolescenza, che vivono episodi particolari che sembrano essere il preludio di un’iniziazione sessuale problematica. Per esempio, nella prima narrazione della serie si ha la descrizione di una situazione poco chiara in cui viene tratteggiata l’inquietante presenza di un uomo con gli occhiali nella vita di due bambine, che si sentono osservate e seguite da lui. L’atmosfera è sfocata e onirica ma molti elementi del brano sembrano alludere a un episodio di morbosa ossessione dell’uomo che porta nel finale alla morte della protagonista.

Anche nei racconti successivi, in particolare in Via dell’Angelo e Il gioco segreto, la tematica dell’iniziazione sessuale sembra essere predominante, seppur velata dall’incertezza: il lettore è portato a chiedersi se ciò che legge allude davvero a quello che sembra o se è tutta una sua prefigurazione lontana però dal messaggio dell’autrice. Sono infatti numerose le spie che sembrerebbero portare ad allusioni di tipo sessuale e quindi a interpretare la storia in un determinato modo piuttosto che in un altro.

Il dubbio effettivamente non viene mai risolto, rimane però quell’alone di inquietudine dato da una minuziosa descrizione di situazioni iniziatiche, talvolta paraincestuose, come nel caso de Il gioco segreto, talvolta invece dovute a un divieto che stimola la curiosità verso il proprio corpo, come nel caso di Antonia in Via dell’Angelo. La ragazza è infatti affascinata da ciò che le è proibito e che viene mortificato dalle suore con le quali vive. La scoperta del suo corpo attraverso la relazione con un misterioso ragazzo diventa così un atto di ribellione.

Molto più esplicito è invece Ian McEwan nella sua produzione di racconti. Il libro edito per Einaudi nel 1996 dal titolo Racconti contiene tutta la sua produzione breve, suddivisa in Primo amore, ultimi riti (1975) e Fra le lenzuola (1978), e racchiude perciò l’intera prima fase narrativa del giovane scrittore. I temi qui affrontati si ritrovano poi nella produzione romanzesca successiva dell’autore: ossessioni, atmosfere inquietanti, rapporti familiari torbidi, relazioni morbose, bambini tormentati da crudeltà fisiche e psicologiche.Foto Cover di Fra le lenzuola e altri racconti, Libro di Ian McEwan, edito da Einaudi

Fatto in casa narra di una vicenda incestuosa tra fratelli che di fatto si risolve nello stupro della sorella minore da parte del fratello maggiore, anche se l’episodio parte da un gioco apparentemente innocente. In Farfalle invece viene narrato il caso ormai tristemente esemplare di una bambina, Jane, molestata da uno sconosciuto in un luogo desolato. Lo sconosciuto finisce poi per uccidere la vittima traumatizzata, forse per metterla a tacere.

Episodi di questo tipo si ripetono in molti dei racconti, che hanno titoli come Conversazione con l’uomo nell’armadio o Pornografia. L’aspetto forse più crudo e scabroso è che le narrazioni sono tutte in prima persona, l’io narrante racconta secondo la propria prospettiva gli avvenimenti. Questo non permette al lettore di straniarsi dalla vicenda, ma al contrario, lo fa immedesimare in atti osceni, violenti e contro ogni legge morale.

McEwan mette così in scena la corporeità violata, l’infanzia interrotta e un rapporto malsano non solo con il proprio corpo e la propria psiche ma anche con quello altrui. Nel caso della Morante la situazione è invece diversa: ne Lo scialle andaluso la rappresentazione della percezione del corpo viene narrata in modo più celato e implicito, non assistiamo a vere e proprie violenze, anche se talvolta il dubbio c’è, ma a una scoperta di una corporeità quasi proibita e trattata come fosse un tabù. Entrambi gli autori, seppur lontani tra loro nel tempo e nello spazio, propongono una visione di corporeità che non rientra in quella canonica ed equilibrata, aprendo così gli occhi al lettore su realtà crude e inesplorate attraverso la potenza degli strumenti narrativi.

 


FONTI

Lo scialle andaluso, Elsa Morante, Einaudi, 2015

Racconti, Ian McEwan, Einaudi, 1996