17 dicembre 2018

Roy Lichtenstein: arte e consumismo

Roy Lichtenstein: arte e consumismo

Roy Fox Lichtenstein nacque nel 1923 negli Stati Uniti. Troppo giovane per la prima guerra, visse intensamente il secondo conflitto come segretario all’interno dell’esercito americano. Dopo la sconfitta della Germania, conclude i suoi studi artistici in Accademia nel 1946 e il suo stile confonde, per ora, cubismo ed espressionismo. Verso gli anni Cinquanta si avvicina a quel genere che verrà definito Pop Art, in particolare con la litografia Ten Dollar Bill del 1956.

L’arte di Roy Lichtenstein esplode negli anni Sessanta; anni in cui tutto l’occidente vive l’esperienza del boom economico e demografico dovuto alla crescita dell’economia dopo che il mondo si era genuflesso a causa delle grandi guerre. La vita di tutti e il quotidiano iniziano a cambiare insieme alla società. Pubblicità, fumetti e personaggi cartonati della Warner Bros e della Disney entrano insieme a spunti pubblicitari nelle opere di Roy Lichtenstein, che si dedica alla particolare resa artistica puntinata ben-day.

Il bombardamento radiofonico, pubblicitario e televisivo della quotidianità viene riproposto da Roy Lichtenstein attraverso la stampa di grandi opere che vogliono dare un senso di immediatezza agli occhi dello spettatore. In particolare impressionano negli anni Sessanta – Ottanta (l’artista sarà attivo fino ai Novanta e morirà solo nel 1997) le scene di fumetti isolati e le reinterpretazioni di quadri famosi realizzati con la sua specificità artistica e la stampa gigante. In particolare, la visione di queste opere in maniera ”aggiornata” ai propri tempi (come l’utilizzo specifico di pochi colori) è il messaggio dell’artista inerente al cambiamento e ai nuovi valori di una società ormai troppo distante dal passato.

Vicino alla nascente Pop Art, l’intento dell’artista è quello di utilizzare immagini che tutti hanno comunemente presente per esprimere nuovi significati e costringere lo spettatore a soffermarsi un po’ di più su quello che osserva, ponendosi domande e non facendosi travolgere dal consumismo e dal materialismo mercificato di quegli anni vertiginosi. Questa interpretazione sarà vicina a esponenti del movimento come l’italiano Mimmo Rotella e il ”capo” della Pop Art Andy Wharol.


 

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