18 dicembre 2018

Mozart, Kierkegaard e il Don Giovanni

Mozart, Kierkegaard e il Don Giovanni

In italiano la parola “dongiovanni” indica l’atteggiamento tanto galante quanto intraprendente di un corteggiatore di successo. Questo significato ha valore anche in spagnolo dal momento che il personaggio del Don Giovanni nasce proprio nella penisola iberica per manodi Tirso di Molina, ecclesiastico e drammaturgo molto noto durante il Siglo de Oro. Fin dalla “prima”, nel 1616, l’opera teatrale El burlador de Sevilla y convidado de piedra ottenne uno strepitoso successo, sancendo così il Don Giovanni come personaggio nell’immaginario collettivo. La trama dell’opera di Tirso di Molina è nota in tutto il mondo. Don Giovanni, noto donnaiolo, vive in maniera a frivola e licenziosa, arrivando, pur di raggiungere le proprie prede, a macchiarsi le mani di sangue senza pentirsi dei propri crimini. A questo punto, sotto forma di statua, gli si presenterà il fantasma della vittima (nel dramma originale Don Gonzalo) che lo trascinerà all’inferno.

Nel corso dei secoli l’immagine del burlador (ingannatore o seduttore a seconda delle edizioni) ha subito numerose rivisitazioni, adattando “il mito” a seconda dello Zeitgeist e delle intenzioni dell’autore. Ma ciò che ha davvero reso immortale il Don Giovanni è la versione dell’amatissimo compositore (e musicista) Wolfgang Amadeus Mozart. L’opera di Mozart fa parte del trittico italiano assieme a Le nozze di Figaro e Così fan tutte e viene definito come undramma giocoso”. Questa attribuzione è dovuta al saper alternare con ambivalenza elementi sia dell’opera buffa (il libertino Don Giovanni e il lacché Leporello), sia dell’opera seria sopratutto per quanto riguarda le figure di Donna Anna, il Commendatore e le atmosfere cupe e infernali del finale.

Il filosofo esistenzialista Søren Kierkegaard non poté rimanere impassibile davanti alla figura del Don Giovanni, in particolare a quella mozartiana che, sulla falsa riga del suo autore, rappresenta uno dei modelli di vita all’interno dell’opera Aut-aut (Enten – Eller, 1843). Come intuibile dal titolo, Aut-aut, suddiviso in due volumi, Enten ed Eller, contrappone due diverse possibilità dell’esistenza: una etica e l’altra estetica, di cui Don Giovanni ovviamente è il massimo rappresentante. 

 

Secondo Kierkegaard, Don Giovanni (in quanto allegoria “mitologica” nella cultura occidentale) oltrepassa il concetto di desiderio e giunge così all’ultimo stadio estetico: la seduzione. La conquista sessuale è il raggiungimento di un istinto immediato, un successo dato dall’azione, dal movimento, gli stessi principi su cui si basa la musica, in particolar modo quella fulgida  e accesa di Mozart, la cui ouverture incarna tutte le pulsioni che diventeranno i tabù nella vita etica. La musica è infatti la forma artistica più immediata e diretta; pulsione che stimola il desiderio,  desiderio a cui il Don Giovanni risponde.

 

L’essenza del Don Giovanni è il punto di partenza per comprendere la vita etica. Se la vita estetica si pone al di là dell’etica, ignorandone i fondamenti, il contrario non può avvenire. E’ il principio dell’aut-aut.

 

 

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