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18 ottobre 2018

Il mito di Circe

Il mito di Circe

« E arrivammo all’isola Ea: vi abitava
Circe dai riccioli belli, dea tremenda con voce umana » – Odissea, X, 135-6

Con questa citazione viene introdotta all’interno del poema epico incentrato su Ulisse, la figura della maga Circe. Risalendo la costa italica, Ulisse e i suoi compagni si imbattono nell’isola di Eea, apparentemente disabitata. Il re di Itaca mandò in avanscoperta i propri compagni, i quali scoprono il palazzo della maga e vengono accolti da Il mito di Circe quest’ultima. Dopo aver partecipato al banchetto, però, gli uomini si trasformano in porci. Ulisse, una volta scoperta la magia attuata da Circe, tentò di salvare i propri compagni e, aiutato da Ermes il messaggero degli dei, raggiunge Circe e la intima di riportare i propri compagni alla loro forma originaria.

La figura di Circe, comparsa per la prima volta nell’Odissea, viene indicata sin da subito come una dea, figlia del dio sole, Helios, e Perseide; il problema, quindi, è di natura linguistica. Infatti il termine greco, magos, verrà introdotto secoli dopo soltanto da Erodoto, parlando di alcuni sacerdoti persiani. Il termine moderno, però, indica chi utilizza una qualsiasi forma di magia, sia essa tramite l’uso di incantesimi, di pozioni magiche o di poter soprannaturali. Il problema linguistico pone i maggiori problemi perchè, inconsapevolmente, si rischia di attribuire un significato moderno a delle parole di origine molto antica, rischiando quindi di estrapolarle dal proprio contesto di origine. L’origine della parola è sicuramente quella persiana, dove il màgos è un personaggio della casta religiosa, responsabili di sacrifici, riti funebri, divinazione etc.

In italiano, Circe ha poi assunto un secondo significato, associando così alla figura mitologica la capacità di affascinare e “incantare” che una donna può esercitare nei confronti di un uomo, divenendo sinonimo quindi di ammaliatrice. La dea comunque rappresenta, all’interno della mitologia classica, uno degli esempi maggiori di potere al femminile, una declinazione sì terribile, ma comunque irriverente se inserita nel contesto dei miti antichi, molto spesso incentrati principalmente sulla figura maschile.


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