Sfido chiunque a non aver mai sognato di ricevere un lungo e romantico bacio sotto la pioggia, come in una di quelle scene che nelle commedie romantiche americane vanno tanto di moda.
O ancora meglio, di danzare sotto la pioggia. Ballare ridendo e scherzando con gli amici durante un acquazzone estivo.
Fantasticherie adorabili e scene incredibilmente suggestive, quando si tratta di un film.
Perché in un film i vestiti non ti si appiccicano addosso, i capelli non si gonfiano e il trucco non cola.
Ma soprattutto il giorno dopo non sei a letto con il mal di gola più forte della tua vita, rimpiangendo di essere mai uscita di casa.
Abbandonando dunque i romantici sogni ad occhi aperti sui temporali estivi e accettando la realtà, bisogna rivalutare un accessorio tanto antico quanto attuale: l’ombrello.

L’origine dell’ombrello è avvolta in un sottile strato di mistero, poiché è presente in quasi tutte le civiltà più antiche conosciute. Dagli antichi greci e romani, presso i quali era considerato un accessorio femminile, passando per i faraoni d’Egitto, che lo utilizzavano per ripararsi dai caldi raggi del sole africano, fino ad arrivare all’imperatore cinese, di cui l’ombrello era un simbolo fin dalla preistoria.
Oggetto antichissimo e incredibilmente versatile, usato nei più disparati modi durante i secoli, solo recentemente ha assunto la funzione per cui tutti lo conosciamo: ripararci dalla pioggia.

 

Assurdo? Forse no.

Basti pensare che, nonostante sia la migliore delle opzioni, l’ombrello tradizionale presenta comunque molti piccoli difetti fastidiosi: ad esempio capita che si pieghi per il troppo vento, oppure che goccioli e ci bagni quando lo incliniamo o anche quando lo chiudiamo troppo bruscamente.
Negli ultimi anni, però, sono state davvero moltissime le innovazioni apportate ad un oggetto che sembrava quasi impossibile da rivoluzionare.

“The KAZbrella” prende il nome dalla sua creatrice, Jenan Kazim ed è il culmine di un percorso di ricerca e di studi durato dieci anni. La sua particolare chiusura “al contrario” lo rende unico e innovativo, risolvendo quasi tutti i problemi sopra citati. Ad esempio, una volta chiuso rimane asciutto, perché i residui d’acqua vengono intrappolati all’interno fino a che non sarà possibile farli uscire in comodità.

 

Un altro progetto in corso di sviluppo è l’Air Umbrella, il primo ombrello ad utilizzare una lama a 360° di aria compressa per ripararci dalla pioggia.
Nonostante l’idea promettente non mancano delle perplessità: la scarsa autonomia è uno dei principali. La durata è di quindici minuti per il modello più piccolo e di trenta per il più grande, perciò è utile solo per tragitti brevi.
Aggiungiamo il fatto che, riparando chi lo usa dalla pioggia, schizza l’acqua tutt’intorno, è pressappoco inutilizzabile all’interno di città o in qualsiasi luogo, in cui tu non sia l’unica persona nel raggio di chilometri.

 

Più simile all’immaginario comune, ma con un tocco di innovazione è il Sa: l’ombrello reinventato.
Ispirato agli origami cinesi, creato da due designer di New York, Justin Nagelberg e Matthew Waldman, ha una forma geometrica e pulita ed un estetica minimalista che lo rende irresistibile.
Valore aggiunto a questo prodotto è il fatto che abbia un’efficenza migliore della media e che sia completamente riciclabile.

Questi sono solo alcuni tra gli esempi di ombrelli di design che possiamo incontrare per strada e che hanno contribuito a trasformare un oggetto antichissimo in un accessorio attuale, che possa rendere divertente anche ballare sotto la pioggia… restando asciutti.