Comprare libri, si sa, non dovrebbe implicare troppi ragionamenti economici. Un libro è un oggetto di cultura che per poter arrivare nelle mani dei lettori necessita il lavoro di diverse figure: l’autore, l’editor, il libraio e tante altre.

Nonostante ciò, non si può non sottolineare come, talvolta, i prezzi dei volumi siano elevati e possano risultare in parte proibitivi, soprattutto se gli acquirenti sono ragazzi e studenti.

Esiste l’alternativa delle biblioteche che riescono quasi sempre ad offrire un’ampia scelta di titoli, ma se si decide di acquistare libri usati la questione diventa un po’ più complicata. L’unica catena di librerie che propone un servizio di vendita di libri usati è il Libraccio che riesce, così, a offrire ai suoi lettori prezzi contenuti. Altre possibilità di acquistare libri usati sono piccole librerie indipendenti specializzate in rarità o mercatini.

In Francia, invece, le librerie hanno la buona abitudine di organizzare fuori dai loro locali delle piccole bancarelle di libri usati oppure volumi nuovi in svendita. In questi contenitori non è raro vedere titoli anche a cinquanta centesimi o a pochi euro. Per quanto riguarda le grandi catene di librerie come, ad esempio, Gibert Joseph, i libri in svendita possono essere di tutte le tipologie e generi, quindi non è difficile poter acquistare un grande classico ad un prezzo contenuto.

Questa usanza non è solo un modo per svuotare i magazzini delle grandi librerie, infatti anche i negozi indipendenti espongono fuori dai loro locali non vere e proprie bancarelle, ma alcune cassette con all’interno qualche titolo che i clienti possono acquistare a prezzi non troppo alti.

Grazie a questo servizio che le librerie francesi offrono ai loro lettori, non è raro vedere le persone fermarsi al ritorno dal lavoro davanti ad una libreria per curiosare tra i titoli in offerta e l’acquisto di un libro non è più un atto sporadico ma, al contrario, può far parte della quotidianità.

Questa attitudine di mettere “in saldo” i libri è sicuramente un modo per rendere sempre più democratico l’acquisto di oggetti di cultura e, forse, questa abitudine prima o poi approderà anche da noi.