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17 ottobre 2018

L’ironia nell’arte: il caso Marcel Duchamp

L’ironia nell’arte: il caso Marcel Duchamp

Marcel Duchamp è certamente noto come colui che ha concepito il ready-made, portando a uno stravolgimento nel mondo dell’arte del suo tempo. Il ready made è nato dal movimento Dadaista, avanguardia originatasi all’inizio del XX secolo, ed è formato da artisti che rifiutavano le regole e le convenzioni tradizionali artistiche a favore di opere irrazionali e illogiche che andavano contro l’estetica e la cultura del momento.

È qui che entra nel nostro orizzonte Duchamp: egli ebbe un ruolo importante nella creazione dell’arte: il concetto di ready-made prevede la scelta da parte dell’artista di “oggetti pronti” che tirati fuori dal loro normale contesto vengono trasformati in opere d’arte.

Ma quale è il vero motivo di questa operazione?

Duchamp è intenzionato a riscrivere, ma più che altro a ironizzare sui concetti tradizionali artistici che ormai erano obsoleti e troppo ancorati al passato.

Certamente le sue opere più famose, come la Fontana, hanno fatto storcere il naso a molti e ancora ad oggi il pensiero comune osservando i suoi lavori è: “Questa cosa potevo benissimo farla anche io!”. Il punto è che Duchamp non era intenzionato a creare dal nulla un’opera, ma a scegliere un oggetto e scuotere le menti dei benpensanti mostrando un umorismo sottile.

Ruota di bicicletta, Marcel Duchamp, 1913

Un ready-made è sicuramente Ruota di bicicletta del 1913, Duchamp unisce una ruota di bicicletta montata al contrario ad uno sgabello. Due oggetti comuni, utilizzati da molti, vengono privati della loro funzione pratica e guardati con uno sguardo più concettuale; quest’azione dissacra il processo creativo e rende evidente che l’arte è manipolabile in modi fino ad allora sconosciuti.

Scolabottiglie, Marcel Duchamp, 1914

Il vero e primo ready-made è però Scolabottiglie del 1914, poiché l’unico gesto compiuto da Duchamp è stato apporre la sua firma alla base dell’oggetto. Il nome dell’opera a primo impatto può sembrare banale, ma ogni titolo delle opere di Duchamp ha un significato nascosto, a volte è anche un gioco di parole: in questo caso Egouttoir, scolabottiglie in francese, deriva da egoutter che significa sgocciolare, ma assomiglia alla parola égoûter che significa in francese “togliere il gusto”. Duchamp intende far diventare l’opera come l’emblema di un’arte senza gusto, buono o cattivo.

Fontana, R. Mutt (Marcel Duchamp), 1917

Una delle opere più note di Duchamp che ironizza sull’arte tradizionale è sicuramente Fontana del 1917, presentata al Salone delle Arti Indipendenti a New York, sotto la falsa firma di R. Mutt. Questa sua opera fu una di  quelle che attirò maggiori critiche: gli spettatori rimanevano sbigottiti di fronte all’assurdità di presentare un orinatoio come un’opera d’arte.

Che il signor Mutt abbia fatto o meno la fontana con le proprie mani non ha importanza. L’ha SCELTA. Ha preso un normale articolo quotidiano, l’ha posto in modo che il suo significato utilitario scomparisse sotto il nuovo titolo e punto di vista. Ha creato una nuova idea per quell’oggetto

Questa fu la risposta di Duchamp alle obiezioni di critici e fruitori che non comprendevano il significato nascosto dietro la sua scelta: l’opera era un tentativo di sostenere la legittimazione degli artisti che chiedevano una completa libertà artistica senza regole e canoni da rispettare, un artista doveva avere la possibilità di esporre una sua opera senza subire giudizi dati da regole ormai obsolete.

L.H.O.O.Q., Marcel Duchamp, 1919

Per tutta la sua carriera artistica Duchamp non perse mai l’occasione di provocare con i suoi lavori ironici e dissacranti il mondo accademico e per estensione anche il pubblico benpensante ed è proprio quello che fa con l’opera L.H.O.O.Q (1919). Duchamp prese una riproduzione fotografica di uno dei più famosi e venerati dipinti di Leonardo da Vinci, la Gioconda, e gli disegnò un paio di baffi e un pizzetto. Il titolo, L.H.O.O.Q, pronunciato alla francese (elle a chaud au cul) allude ai possibili “bollenti spiriti” di Monna Lisa. Nessuno fino ad allora aveva osato “ridicolizzare” un’opera d’arte così conosciuta e amata, non solo dagli esperti di storia dell’arte, ma anche dal pubblico.

La demistificazione dell’arte tradizionale è la base del lavoro di Duchamp e del ready-made ed è un mezzo per negare che l’arte sia solo legata all’attività manuale. L’arte può anche essere dare un nuovo significato ad un oggetto di uso quotidiano attraverso la scelta dell’artista.

L’innovazione di Duchamp è quello di ironizzare sulla tradizione artistica, spostando la concezione da mera manipolazione della materia ad un piano più concettuale e trascendentale; il ready-made è proprio lo sconvolgimento della tradizione artistica, delle regole accademiche e la presa di coscienza che l’arte è molto di più di quello che fino ad allora era stato presentato al grande pubblico, un mondo in continua evoluzione ed espansione.


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