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21 agosto 2018

ULTIMO TANGO A PARIGI TORNA AL CINEMA: SARA’ DI NUOVO SCANDALO?

ULTIMO TANGO A PARIGI TORNA AL CINEMA: SARA’ DI NUOVO SCANDALO?

Negli ultimi anni i cinema italiani hanno deciso di rispolverare vecchie pellicole e far tornare in vita vecchi film – alcuni passati alla storia, altri meno – ma sempre bellissimi.
L’anno scorso Shining di Kubrick ha sbancato il botteghino, tanto che la Nexo (organizzatrice di questi eventi) ha dovuto aggiungere altre date per consentirne la visione al pubblico.

Stavolta è il turno di un maestro del cinema, Bernardo Bertolucci. Il film che è stato restaurato è Ultimo Tango a Parigi, uscito per la prima volta nel 1972, in due versioni: una in lingua originale (per la prima volta in Italia), un’altra doppiata.

Nonostante la censura per gli atti osceni, le critiche legate alla misoginia e il poco rispetto di Marlon Brando nei confronti di Maria Schneider, si tratta del film più visto di tutti i tempi nel Bel Paese con i suoi quasi 16mila spettatori.

La famosa “scena del burro” fece scalpore allora, ma tornò in voga dopo che nel 2013 Bertolucci rilasciò un’intervista nella quale dichiarava di sentirsi in colpa per non aver avvisato la Schneider – appena diciannovenne – di quanto sarebbe accaduto perchè “voleva la reazione di una ragazza e non di un’attrice”. Molti, lei inclusa, urlarono all’oltraggio, alla violenza carnale. A questo punto viene da chiedersi cosa potrebbero dire le ragazze di oggi nel vederlo.

Quanto è cambiata la violenza nei confronti delle donne nei film? Probabilmente molto poco, ciò che cambia è la percezione che le nuove generazione hanno di essa.

La Fondazione Prada ha deciso di dedicare uno spazio nel nuovo cinema della Torre proprio a questo film, mostrandolo in anteprima alla presenza del regista stesso. Noi dello Sbuffo non siamo riusciti ad entrare a causa della chilometrica fila, composta per la maggior parte da donne, giovani e meno giovani.

Io non ho mai visto questo film, ma mi incuriosice scoprire questo suo lato “perverso”, per cui andrò in sala tra il 21 e il 23 maggio a vederlo. Tutti (o quasi) i presenti in fila, invece, non vedevano l’ora di rivederlo. Ho deciso di indagare un pò, buttando lì un commento ad alta voce: “Ma non era un film misogino, violento, maschilista? Noi donne non dovremmo essere contro questo genere di pellicole?”

L’idea generale delle donne presenti era quella di andare a vedere un film romantico, sentimentale, pieno di passione. Tutte, infatti, ne riconoscevano la violenza, certo, ma allo stesso tempo sottolineavano che fosse una questione reale e quotidiana, presente nella nostra società; dunque: perchè nasconderla?

Tornando, però, alla scena del burro, come sarebbe andata se la Schneider avesse saputo che sarebbe stato utilizzato?

Tornando alla percezione del pubblico, ho chiesto a signore che l’avevano visto appena uscito e hanno confermato la mia ipotesi: la prima volta ne uscirono indignate, adesso no. Normale, è la forza dell’abitudine.

A questo punto non ci resta che andare in sala e valutare il film in chiave moderna tenendo sempre d’occhio il passato.

In ogni caso non è l’unico film che ha ricevuto critiche legate a scene sessuali. Si prenda ad esempio un altro classico del cinema: Arancia Meccanica, nella scena in cui Alex irrompe in casa della signora in rosso e le usa violenza. Il film è uscito nel 1971 ed è, ad oggi, un super cult amatissimo dai giovani. All’epoca, però, anche Kubrick venne molto criticato. Forse la differenza tra i due sta proprio nel fatto che la protagonista fosse ignara di quello che sarebbe avvenuto: il copione di Arancia Meccanica è stato seguito alla perfezione, quello di Ultimo Tango no.

Inoltre, non dimentichiamo il sottotiolo della pellicola stessa: “Le avventure di un giovane i cui principali interessi sono lo stupro, l’ultra-violenza e Beethoven”, sembra quasi che Kubrick volesse avvertire gli spettatori su quanto avrebbero visto nel film.

Le reazioni tra il pubblico di allora e quello attuale sono le stesse riscontrate per Ultimo Tango a Parigi: indignazione prima, normalità dopo.


FONTI

ansa

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