Nato in Provenza, nel sud della Francia, Simone Porte Jacquemus a 18 anni decide di dare una svolta radicale alla sua vita e di trasferirsi a Parigi per studiare moda all’École Supérieure des Arts et techniques de la Mode, fino a che, nel 2009, si trasferisce in un piccolo atelier a Montmartre per creare e poi lanciare la sua prima collezione, alla quale decide di dare il cognome della sua defunta madre: Jacquemus.

Nel 2011 ha iniziato a lavorare da Comme des Garçons per finanziare la sua attività, e ben presto ottiene il sostegno di personalità quali Rei Kawakubo e Adrian Joffe. Sul suo sito Jacquemus dice: “Mi chiamo Simon, amo il blu e il bianco, le righe, il sole, la frutta, Marsiglia e gli anni ’80”. Il contesto in cui è nato e cresciuto influenza molto il suo stile, che è eclettico: a tratti infantile, estivo, vivace. Non a caso ha chiamato la collezione autunno/inverno 2016 “L’enfant du soleil”.

Figlio degli anni ’90, abbraccia nella sua collezione anche il decennio precedente, gli anni ’80, dando ai suoi abiti tagli asimmetrici e pattern geometrici. È tutto minimal ed essenziale ma sofisticato:

«Non è niente ma è tutto» così Jacquemus descrive le sue creazioni.

Ogni collezione ha un tema diverso, ma sempre coerente nel suo stile, che mescola tendenze grunge e underground a rigorosità nei tagli e nelle forme. Così escono fuori abiti asimmetrici ma dalle linee pulite, che stupiscono senza avere bisogno di fronzoli e accessori sfarzosi come potrebbero essere quelli di Christian Lacroix o Alexander McQueen.

L’unico sfarzo che si concede Simone è nelle sue sfilate, che sono veri e propri show: oltre che stilista, Jacquemus è anche sceneggiatore, film-maker e narratore. Ogni show ha una propria storia, un proprio film che funziona da guida e chi racconta è proprio lo stilista, con le sue creazioni.

“Non faccio abiti, scrivo una storia. Dopo la storia, arrivano gli abiti.”

Per la collezione spring/summer 2018, Jacquemus ha scelto come musa ispiratrice sua madre, ripensando alle estati passate con lei in Provenza.

“Stavo guardando una fotografia di mia madre mentre passeggia al porto durante l’estate, aveva una sciarpa avvolta attorno ai capelli, orecchini di ceramica e una stola al posto del vestito. Sorrideva, probabilmente era felice.” dice dopo una sfilata.

Così ha trasportato il pubblico della sua sfilata in un’immaginaria spiaggia del sud della Francia, in un’atmosfera semplice e spensierata: gli abiti leggeri, drappeggiati, alcuni trasparenti come se fossero dei prendisole, di colori che ricordano la spiaggia, il sole, l’acqua del mare. Il tutto contornato da accessori come cappelli di paglia di falda larga, borsette in tela e in paglia e sandali beige.

Guardando la sfilata, sembra quasi di sentire l’aria calda che sfiora i capelli, la salsedine sulla pelle, i rumori del mare e le voci dei bambini felici che giocano in acqua.

Figlio adottivo di maestri quali Martin Margiela, Rei Kawakubo e Jil Sander, Simone Porte Jacquemus è riuscito a farsi strada tra i grandi della moda non dimenticando le sue origini e le sue ispirazioni, diventando uno dei più interessanti artisti di questa nuova generazione.

[one_half_] FONTI:

I-d.vice

Vogue [/one_half]