Oltre a lineamenti indimenticabili ed un curriculum esteso quanto pregno di clienti prestigiosissimi, un altro denominatore accomuna super modelle del calibro di Naomi Campbell, Carla Bruni e Kate Moss. Tutte infatti hanno lavorato, nel corso della sua trentennale carriera, con Piero Piazzi, attuale direttore del ramo italiano della rinomata agenzia Elite Models, che rappresenta una caterva di nomi tutt’altro che sconosciuti. Tanto per nominarne alcune, da Elite sono passate icone come Cindy Crawford e Gisele Bündchen.   

Piero Piazzi si può definire in tutto e per tutto un veterano della moda, un mondo con cui è entrato in contatto da giovanissimo, nei panni di modello. Dopo qualche tempo è passato dall’altra parte. Con esattezza, quando la direttrice generale di Beatrice, la più grande agenzia di model management degli anni Ottanta, gli chiese aiuto per rinforzare il settore femminile. Da lì, per Piazzi, in parte sfruttando le conoscenze nel settore accumulate nei suoi anni da modello, non è stato difficile inserirsi nel sistema e scalarlo fino a raggiungere la prestigiosa vetta della posizione di direttore della Elite Models.

Di sicuro, fortuna ed una manciata di conoscenze non sarebbero mai bastate.

Cos’altro serve per dirigere un’agenzia di modelle?

Qualunque sia il segreto, sembra che Piazzi ne sia a conoscenza. Potrebbe essere il suo gusto per le imperfezioni a dargli quell’occhio di falco che ha visto la scintilla in Mariacarla Boscono, ora una delle poche modelle italiane a potersi fregiare del titolo di top.

“Nel 1996 trovai nei corridoi una ragazzina alta alta che piangeva: aveva strani occhi distanti. L’avevano cacciata, ma io la trovavo stupenda: era Mariacarla Boscono e mi imbambolò di discorsi. Non era bella ma aveva personalità da vendere. Oggi è la più grande top italiana di tutti i tempi. […] Perché comunque è la qualità che conta”

Piero Piazzi su Corriere Della Sera, Agosto 2015

E perché così spesso si trovano uomini a coordinare le donne più belle del mondo?

I fondatori della stessa Elite Models erano due uomini, John Casablancas e Alain Kittler, così come il padre di un’altra importantissima agenzia, la IMG Models, Mark McCormack. Insomma, una preponderanza di figure maschili salta all’occhio se si dà un semplice sguardo distratto ai piani alti dell’industria delle modelle, e verrebbe quasi da chiedersi cosa renda un uomo più qualificato di una donna nello scouting dei nuovi volti che coloreranno le prossime stagioni.

Che gli uomini siano migliori giudici di bellezza? Che rimuovere la fantomatica ed onnipresente rivalità femminile dall’equazione li renda automaticamente l’opzione preferibile?

Se si vuole evitare di incorrere in luoghi comuni sulle capacità ed attitudini di uomini e donne che erano già obsoleti negli anni Sessanta, verrebbe da supporre che questa correlazione implichi ben poca causalità.

Tornando a Piazzi, non c’è da stupire che sia diventato direttore di Elite, e ci sono ben pochi motivi che giustificherebbero la pretesa di avere una donna a sostituirlo per celebrare un’Elite Milano che si tinge di rosa e celebrare l’uguaglianza. Chi meglio di un veterano con il radar per le imperfezioni squisite che consacreranno una modella (almeno per un paio di stagioni)?

“La bellezza non è necessariamente, anzi quasi mai, la perfezione. Mi colpivano le particolarità, i difetti e soprattutto, la personalità. Sono quelli che danno l’intensità”