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23 giugno 2018

Il filo di Arianna: “La Compagnia della Selva Bella” di Giuseppe Pederiali

Il filo di Arianna: “La Compagnia della Selva Bella” di Giuseppe Pederiali

Libri dimenticati, perduti, trovati per caso…il Filo di Arianna si addentra nel labirinto del tempo riportando alla luce antichi tesori.

La Compagnia della Selva Bella è un romanzo di Giuseppe Pederiali, autore emiliano (Finale Emilia, 1937-2013).

La compagnia della Selva Bella – Giuseppe Pederiali

Il romanzo, pubblicato per la prima volta da Bompiani nel 1982, è l’ultimo di una trilogia di successo, composta da La città del diluvio (1978) e Il tesoro del Bigatto (1980). Si ricordano, tra le sue precedenti occupazioni, quella di marinaio, programmatore, e giornalista, per la cui attività ha vinto il Premio Estense. È stato autore di numerosi romanzi storico-fantastici, ma tra le produzioni più notevoli troviamo anche L’Osteria della Fola, raccolta di racconti con cui ha vinto il Premio Chiara nel 2002, il ciclo di thriller con la protagonista Camilla Cagliostri, investigatrice di polizia, e la biografia di Dorando Petri, Il sogno del maratoneta, successivamente adattata per la televisione. Nel 2010 ha vinto il Premio Pico della Mirandola per la carriera. L’ultimo romanzo è del 2012, e si intitola “L’amore secondo Nula”.

Il romanzo si apre con il furto di un maiale da parte di due dei protagonisti, Sandrone e Butafogh. I due fanno parte della compagnia che vive a Selva Bella, foresta del modenese, in cui trovano protezione. Nel gruppo ci sono anche Paparocia, anziano mago con la passione per la “marchingegneria”, Stupai, suo giovanissimo apprendista, e Falistra, fidanzata di Butafogh. Quest’ultimo è un giovane vigoroso e di bell’aspetto, abbandonato nella foresta alla nascita e salvato dalla morte da Sandrone, che lo ha allevato. Ben presto si capirà che Butafogh (il cui nome in dialetto modenese significa “lucciola”) è destinato a giocare un ruolo importante nelle vicende storiche in svolgimento: all’inizio del romanzo la battaglia di Fossalta segna la sconfitta di re Enzo, figlio di Federico II di Svevia, che viene fatto prigioniero dai guelfi bolognesi e rinchiuso in una torre. La casata degli Hohenstaufen è sulla via del declino, come era stato predetto; esiste però un’altra profezia che dice che uno dei figli di Federico potrà condurre la dinastia alla conquista del mondo. Dopo la battaglia si uniscono alla compagnia della Selva Bella il soldato modenese Nero Neri, militante dell’esercito alleato alle truppe imperiali, e sfuggito alla morte perché nascostosi durante un’imboscata, e una fanciulla misteriosa di nome Amsora. La compagnia viene incaricata da tre cavalieri di Federico di liberare il figlio Enzo, che però, dopo molteplici tentativi di evasione, rifiuta di fuggire, preferendo la vita comoda in prigione di lusso a quella d’azione al comando. Intanto Butafogh inizia a essere perseguitato, senza un motivo apparente, da creature magiche: gli enormi mangiatori di uomini, i mamòn, e le malvagie fate lacustri, le anguane, che tentano di ucciderlo a nome di una sconosciuta signora. Dopo mille avventure e pericoli, si scoprirà che Butafogh è figlio di Federico II, lo stesso destinato dalla profezia a portare la casata al successo eterno, e la sua persecutrice non è altri che Amsora, che in realtà è la Morte, che vuole prendere il giovane, sfuggitole quando già lo riteneva suo, nel momento in cui Sandrone salvò l’infante. Alla fine, grazie a uno stratagemma di Sandrone, Butafogh riuscirà a sopravvivere, rinunciando per sempre ai suoi diritti dinastici, e decidendo di continuare a vivere nell’allegria di Selva Bella.

Pederiali riesce a unire fatti storici a elementi fantastici: numerose le creature recuperate dalla cultura popolare, alpina e emiliana, come le anguane e i fuglarìn, piccoli abitanti dei camini il cui compito è soffiare verso il cielo fumo e preghiere; altre sono create direttamente dalla fantasia dell’autore, come i mamòn mangia-uomini. Il protagonista Sandrone è in realtà la maschera del Carnevale modenese, un contadino rozzo ma molto astuto, che riesce a scampare più volte alla morte e a salvare Butafogh dalla stessa, grazie a stratagemmi bertoldeschi; nella storia è presente anche la moglie della celebre maschera, Pulònia. Il fantastico e il folclorico risultano perfettamente inseriti nella vita reale, e convivono con la storia, che riporta i fatti della battaglia di Fossalta, in cui il Sacro Romano Impero e i ghibellini modenesi vengono sconfitti da Bologna, membro della Lega Lombarda (la battaglia risultò un momento chiave per la futura sconfitta federiciana nel Nord Italia). Spicca sovrana la dialettalità, a partire dai nomi dei personaggi, estesa all’uso di modi di dire, filastrocche, o intere conversazioni in dialetto modenese. Pederiali gioca con l’uso del dialetto da parte del popolo contrapposto all’italiano, il tedesco o il latino dei cavalieri. L’ambito linguistico offre numerose situazioni ironiche e permette giochi di parole, motti di spirito e comici fraintendimenti (“Chi ti manda? Sei forse soldato di Federico?” “Ma che sold, a son in buleta!”). Vi sono anche buffe storpiature del latino, con risultati dal gusto maccaronico, (“Alter formazzi freschi leviterque, / gratati / binas acumulat libras, / bissenaque secum / ova sbattuta premit, quae vix / gallina cacarat”, ecc.), e vengono riportate due poesie di Re Enzo, che fu membro della scuola siciliana (“Amor mi fa sovente” e “S’eo trovasse Pietanza“). L’ironia emerge in numerosi momenti della storia, ad esempio quando Pulònia, moglie di Sandrone e – nella storia di Pederiali – vera inventrice dei tortellini, lamenta il fatto di non essere riuscita a dare il proprio nome alla sua creazione, che avrebbe voluto chiamare “pulonnini” o “pulonioli pavironici”; ma anche momenti chiave della vicenda non vengono risparmiati, come quando Sandrone, prigioniero e confuso dalla fame, divora Federico II che aveva preso per magia le sembianze di un rospo, per poter incontrare il figlo. Nelle pagine finali, sempre Sandrone si abbatterà sulla Morte che vuole portar via Butafogh, percotendola e bastonandola, e poi ingannandola.

Il romanzo La Compagnia della Selva Bella racchiude dunque tutti gli elementi caratteristici di Pederiali autore, che, innamorato della cultura della sua terra, garantisce, per ogni storia che racconta, la creazione di un vortice di eventi fantastici, in cui il lettore non può che immergersi e sorridere.


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