02:35 am
17 ottobre 2017

Michelangelo, Leonardo e Raffaello: scontri ed incontri tra titani

Michelangelo, Leonardo e Raffaello: scontri ed incontri tra titani

Era il 1504 e Michelangelo era impegnato a rifinire la bellissima chioma del David, quando irruppe nel cantiere suo fratello che gli chiese di scendere dall’impalcatura e seguirlo.

Iacopino dal Conte, Ritratto di Michelangelo, Casa Buonarroti, 1535 circa

“Michelangelo scendi! Devi venire a vedere una cosa!”.
Ancora sporco di polvere, Michelangelo giunse all’Annunziata dove trovò una folla di gente, in fila, mentre aspettava di entrare nel convento.

Presunto ritratto giovanile di Leonardo Da Vinci

Nei mesi precedenti Leonardo, tornato da poco a Firenze, aveva sistemato la sua bottega presso il complesso dell’Annunziata.
Il raduno di tutte quelle persone fece sospettare a Michelangelo che si trattasse di un’opera del suo grande rivale. Il solo pensiero alla recente proposta di Leonardo di far esporre il suo colosso di poco più di 5 metri sotto la Loggia della Signoria lo faceva innervosire.

“Vuole che la mia più grande opera sia meno visibile, è ovvio”.

Cartone di Sant’Anna, Leonardo, 1501-1505

Entrambi erano invidiosi del talento dell’altro e completamente divergenti per indole: scontroso e solitario il primo, affabile e attratto dagli agi il secondo; ma tutti e due vittime dello stesso tormento: vivevano l’aspetto tragico della propria creazione in loro stessi. Spesso dibattevano sul primato tra pittura e scultura, senza giungere mai ad un punto d’incontro: se uno ricorreva allo sfumato come novità stilistica per poter dimostrare come la pittura possa saper creare ciò che in scultura – dunque in natura – fosse già presente, l’altro voleva comprovare come, con lo scalpello, sapesse far emerge la storia di una figura che, ancora inglobata nel blocco di marmo come un feto nel grembo di una madre, poteva raccontare, in cui talvolta anche senza la necessità di definire e perfezionare totalmente l’opera poteva bastare l’abbozzo. Una gara contro la natura da un lato e una poetica del non finito dall’altro. Emozionanti atmosfere rarefatte date da pennellate sovrapposte, contro una brutale carnalità che si impone quasi con violenza davanti agli occhi degli spettatori. Questi due nemici-amici non si rendevano conto che, con due linguaggi diversi, avanzavano come giganti nello sviluppo dell’arte italiana; con uno sviluppo prettamente tecnico – che condizionò la nascita di correnti a loro ispirate – ma non solo, essi diventarono i promotori di un obiettivo che gli artisti non accantoneranno mai più: la comunicazione dei sentimenti.

Cartone di Sant’Anna, Leonardo, dettaglio

“Andiamo Michelangelo! Vogliono tutti entrare nello studio di Vinci, pare che abbia esposto un meraviglioso studio preparatorio: qualcosa che nessuno ha mai visto prima!”.

Incuriosito dalle parole del fratello, Michelangelo aspettò il suo turno, entrò nella bottega ed osservò senza fiato il Cartone di Sant’Anna (oggi alla National Gallery di Londra). Rimase incantato dalla bellezza di quei soggetti dalle espressioni dolci, aggraziate e al tempo stesso intensamente vere ed indubbiamente fece tesoro della composizione delle figure, solide e morbide. L’empatia per il rivale durò giusto il tempo di assaporare la delicatezza del suo tratto e l’innovazione strutturale. Successivamente i due si sfidarono in più imprese, di cui però non ci è giunto nulla, se non copie (prima fra tutte la decorazione della Sala del Maggior Consiglio di Palazzo della Signoria a Firenze).

Autoritratto, Raffaello, 1505 circa

L’episodio nella bottega di Leonardo è importante anche perché diede modo, a Michelangelo in primis, di conoscere l’ultimo “titano” della maniera moderna. Michelangelo fu infatti intrattenuto da Taddeo Taddei, un giovane risoluto, nonché collezionista, che gli commissionò un tondo da appendere nella sua dimora. Proprio lì fece conoscenza con Raffaello che, nonostante fosse appena giunto in città, attirava già i personaggi d’alto rango per le sue innate doti di ritrattista: solamente ventenne rappresentava una grande concorrenza. Ben presto questo giovanissimo artista avrebbe fatto parte di quella che, quarantasei anni dopo, venne definita la “triade stellare”, così battezzata da Giorgio Vasari (Vasari, “Vite”, 1550).

Credits:

per l’articolo:
– studio da parte dell’autrice
– Costantino d’Orazio, “Michelangelo. Io sono fuoco, autobiografia di un genio”, Sperling & Kupfer

per le immagini: www.pinterest.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *