La vita di Caravaggio fu molto movimentata, macchiata di omicidi e caratterizzata da un susseguirsi di viaggi che lo portarono anche in Sicilia. Caravaggio sbarcò nell’isola dopo essere fuggito dalla prigionia presso Rocca Sant’Angelo per aver ucciso un cavaliere di rango superiore al suo poco dopo essere entrato nell’Ordine di Malta. Nel suo soggiorno siciliano venne alla luce un grande capolavoro: la Natività che esprime il momento della nascita di Cristo tra quelle luci ed ombre sofferte tipiche del pittore italiano.

Nel mezzo degli anni del terrorismo in Italia la Natività venne rubata dal suo luogo tradizionale di residenza: l’oratorio di San Lorenzo a Palermo. Il furto avvenne nella notte del 7 ottobre del 1969 e venne ricondotto al traffico illegale di opere d’arti, di azione mafiosa e base per l’investimento nel commercio della droga.

La ricerca giudiziaria dell’opera, non ancora conclusa, è stata sfruttata dagli stessi condannati di mafia sia per ritorsione che per allungare i processi. Una delle dichiarazioni più famose fu quella del processato Mannoia che accusò come mandante del furto Andreotti, che però non acquistò l’opera perché ormai rovinata. Altri dissero che il dipinto fu mangiato dai maiali, ed altri ancora che venne portato presso la famiglia Riina.

Gli ultimi documenti ufficiali riguardanti la Natività risalgono al 1950 in occasione del restauro a cui fu sottoposta l’opera. Sulla base delle lastre utilizzate, insieme a svariate fotografie, una Natività digitale è stata ricreata per andare ad occupare il posto di quella originale. Sotto il benestare del presidente Mattarella e della volontà della popolazione di riportare l’opera, per quanto non firmata dal grande artista, la Natività venne stampata e collocata nel suo spazio. Il furto ha lasciato un vuoto nel patrimonio artistico (appartenente alla comunità in generale) e ha ingrandito la questione mafiosa, palermitana e non, per cui la città ha voluto rispondere con questa iniziativa molto difficoltosa e costosa ma dal grande successo finale.

 

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fonti: studio da parte dell’autrice

foto: copertina