Harry Potter compie vent’anni. Solitamente la ricorrenza della pubblicazione di un’opera è una celebrazione nostalgica. Vi sono però delle eccezioni: opere che paiono essere state create poco tempo prima e non solo hanno sempre qualcosa da dire ma sono continuamente al centro di notizie.

La saga di Harry Potter ne è il perfetto esempio. Sono passati ben vent’anni dalla pubblicazione del primo libro “Harry Potter e la pietra filosofale” ma non si è mai smesso di parlarne del tutto. Frequenti sono le pubblicazioni sul sito https://www.pottermore.com/. Il sito tenuto dalla stessa J.K.Rowling  permette tra l’altro di essere smistati dal Capello Parlante. Inoltre la saga è spesso oggetto di notizie di costume, dall’apertura di un albergo a tema a Londra a un college stile Hogwarts in Polonia.

Un’euforia sempre viva dei fan, come si può ben constatare dal continuo flusso di persone che si fanno una foto al binario 9 3/4 della stazione di King’s Cross. Euforia esplosa in estasi collettiva quando fu annunciata l’uscita di un nuovo libro, tanto che la Rowling dovette precisare come “Harry Potter e la maledizione dell’erede” fosse semplicemente la trasposizione dell’opera teatrale.

Coloro che non sono stati contagiati dalla “potterite” si domandano cosa possa avere di tanto speciale. Si potrebbe pensare che il successo stia nell’aver raccontato di un ragazzo in una situazione difficile, orfano con degli zii che lo trattano male (dorme in un sottoscala!) e un cugino a dir poco odioso.  Situazione da cui può evadere grazie alla scoperta della sua vera identità. Scoprirà anche un nuovo mondo, a lui sconosciuto, e nuovi amici, la famiglia che non ha mai avuto.  Inoltre trova pian piano il suo posto nel mondo.

Si può quindi affermare che faccia sognare i più giovani, che si sentono, a torto o ragione, in contrapposizione con il mondo.

Tuttavia sarebbe sbagliato ridurre la saga fantasy solo a questo. C’è molto di più della storia del classico personaggio abbastanza “sfigato” che riesce a superare la difficile situazione, trovando così finalmente quell’affetto, che gli è sempre mancato ma anche la possibilità  di crescere e dimostrare il proprio valore.

Inoltre si tratta di una storia ben strutturata e raccontata. Non è mai banale e i colpi di scena e le sorprese non mancano. Viene narrata in modo innovativo, soprattutto per quanto riguarda il contesto: non si tratta di tempo e luoghi indefiniti ma dell’Inghilterra contemporanea, o meglio gli anni ’90-2000.

La riuscita della trama è dettata anche dal rispetto di alcuni canoni classici, per esempio il fatto che il protagonista forma un trio con due amici fidati, Ron ed Hermione .

Vi sono poi vari personaggi che rivestono il ruolo di professore severo ma giusto. La Mcgranitt  o Piton serio e scorbutico che prende di mira il protagonista. La possibilità di banalità e noia però viene evitata ancora una volta con colpi di scena. Per esempio il fatto che Hermione non sposi Harry ma Ron. O ancora che non sia sempre Harry quello migliore in tutto ma spesso sia la “secchiona” Hermione a trovare la soluzione, o Ron a dimostrare coraggio e infine che la presunta cattiveria di Piton, sfociata con l’assassinio di Silente, in realtà fosse un piano orchestrato fin dall’inizio.

Inoltre il fatto che la storia non sia incentrata solo su Harry permette a tutti i lettori di avere un’identificazione con personaggi che permettono di affrontare vari tipi di tematiche.

Parliamo ora del cattivo: Voldemort. Un cattivo che si scopre, come tutto il resto, piano piano. Un cattivo ormai divenuto iconico. Un cattivo che alterna astuzia alla violenza. Voldemort è infatti all’inizio nascosto ma pronto a rigenerarsi. Si hanno così messaggi in serpentese, il suo stesso nome è un’anagramma. Alla fine agirà allo scoperto e si svelerà in tutta la sua potenza in scontri, fino all’epica battaglia finale.

Alla fine il punto di forza principale di Harry Potter è quello che è stato in grado di rappresentare per i suoi lettori. Non solo qualcuno e una storia con cui identificarsi ma anche un insegnamento sui valori della vita, sul fatto che l’amicizia e il coraggio permettono di affrontare ogni nemico, sull’affrontare la perdita di persone care, sul coraggio di fare scelte difficili per il bene altrui – come quando dopo il ritorno di Voldemort, la comunità dei maghi, amici compresi decide di tenere un ignaro Harry confinato dagli zii, o quando Hermione decide di cancellare il suo ricordo dalla mente dei genitori.

Quindi confinare la serie di “Harry Potter” alla letteratura d’infanzia o per ragazzi sarebbe, come nel caso de “L’Isola del Tesoro” di Stevenson o “Il Libro della Giungla”, un errore, perché ha molto da dire ed insegnare anche agli adulti, dato che come dice Silente “Le parole sono la vera magia”.

Considerarlo quindi per quello che è, ovvero non solo un libro per ragazzi, sarebbe il migliore modo per festeggiarne i venti anni.

 

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