Fin dalle sue origini, il Cinema ha guardato alla Letteratura come fonte d’ispirazione per le proprie opere, alle quali però era considerata subordinata. Solo dal dopoguerra in poi infatti la Settima Arte ha incominciato ad affrancarsi dalla letteratura, considerata fino ad allora l’unica vera culla della cultura.

Dagli anni Quaranta in poi si assiste dunque al fenomeno che porta le due Arti alla pari, fino a decretare il vero e proprio successo, in Italia, di Cinecittà. Da quegli anni, definiti insieme agli anni ’50 come della “ricostruzione”, il cinema d’essai italiano incomincia la propria crescita e successo, passando attraverso gli anni ’60 della “rivoluzione” per approdare negli anni della “revisione”, gli anni ’70.

In questi decenni il cinema ottenne un riconoscimento tale per cui divenne un vero e proprio polo d’attrazione per scrittori che guardavano ad esso per il proprio successo. Molti romanzieri infatti si recavano a Cinecittà per lavorare come sceneggiatori, e contribuirono alla creazione di alcuni tra i capolavori del cinema italiano.

Indimenticabili le collaborazioni di Antonioni e Fellini con Faiano, Guerra e Pasolini, in seguito regista; e celeberrimi i film nati dalle opere di maggiore successo dell’epoca, ad esempio quelle di Vasco Pratolini, o di Alberto Moravia, come l’indimenticabile Ciociara interpretata da Sophia Loren.

La collaborazione continuò ovviamente anche negli anni Settanta, prediligendo l’adattamento di opere che rappresentassero al meglio le problematiche del tempo. Fu dunque inevitabile rivolgersi per lo più ad un autore come Leonardo Sciascia, capace di esaminare in maniera critica la società italiana e la sua politica, con una particolare attenzione alla mafia.

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Dal film di Vittorio De Sica “Il Giardino dei Finzi Contini” (1970)

In ogni caso alcuni dei capolavori di questo decennio sono ispirati anche, ovviamente, ad opere precedenti ad esso, come Il giardino dei Fizi Contini di Vittorio De Sica, adattamento dell’omonimo romanzo di Giorgio Bassani, che fece ottenere al regista l’Orso d’oro a Berlino nel 1971, e l’Oscar per il miglior film straniero l’anno dopo. E poi ancora l’indimenticabile Decameron di Pasolini, Pinocchio di Luigi Comencini, o Cristo si è fermato ad Eboli diretto da Francesco Rosi ed ispirato dall’omonimo romanzo di Carlo Levi.

Seppur dunque continui questo felice matrimonio tra letteratura e cinema, quest’ultimo conoscerà poi la propria crisi e con essa la crisi del connubio con la letteratura. In particolare la prima metà degli anni Settanta nella cinematografia italiana è definita da De Bernardinis come “la forbice tra il trionfo e il collasso”. È questo il periodo infatti in cui la televisione incomincia a soppiantare la Settima Arte, decretando l’abbandono del pubblico (il 57% di questo) delle sale cinematografiche.

Si passerà dunque da una produzione media di 280 film all’anno ad una di non appena 165, per di più per la maggior parte qualitativamente inferiore ai precedenti (si veda il fenomeno delle commedie sexy). In ogni caso, anche dopo questa “crisi” anche gli anni Settanta hanno prodotto i propri capolavori, ma non più strettamente legati alla letteratura, quanto al genere del poliziesco, delle politiche sociali e di denuncia in generale.

Anche la letteratura come il cinema, al di là del fecondo legame con quest’ultimo, conoscerà in questo periodo una profonda crisi, passando dall’avanguardia al postmoderno, e cercando così di adattare la propria visione al nuovo mondo creatosi. Per approfondire questo complesso periodo vi segnaliamo la mostra “Settanta tra le righe, che il 9 ottobre durante la festa di San Francesco, in provincia di Como, darà modo ai suoi visitatori di calarsi nella cultura degli anni di Piombo, tramite degli approfondimenti principalmente letterari, curati dai redattori dello Sbuffo stesso.


FONTI

Alberto Casadei, Il Novecento, seconda edizione, Il Mulino

Flavio De Bernardinis, Storia del cinema italiano,Vol. XII – 1970/1976

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