A due settimane dalla conferenza stampa d’apertura e a più di un mese dal suo inizio, sono già molte le indiscrezioni che circondano la 73esima edizione del Festival di Venezia. È di ieri però la conferma del cambiamento nell’assegnazione dei Leoni d’oro alla carriera, e l’annuncio dei nomi premiati.

Dal 1971 fino all’edizione precedente, il Leone d’Oro è sempre stato assegnato anche a più personaggi che si fossero distinti nell’ambito cinematografico. Il primo riconosciuto fu John Ford, mentre negli anni a seguire l’ambito riconoscimento è stato consegnato a figure del calibro di Charlie Chaplin, Federico Fellini, Jean-Luc Godard e molte altre. Da quest’anno in poi però le statuette saranno due, una assegnata ad un attore o attrice, e l’altra ad un regista o altri appartenenti al mondo della realizzazione cinematografica.

La proposta è stata presentata dal Direttore della Mostra del Cinema Alberto Barbera ed accolta dal CdA della Mostra, presieduto da Paolo Baratta. Quest’anno anno dunque, le due figure che riceveranno l’onore saranno l’attore francese Jean-Paul Belmondo e il regista polacco Jerzy Skolimowski.

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A sinistra il regista Jerzy Skolimowski; a destra l’attore Jean-Paul Belmondo

Belmondo è uno degli attori francesi sicuramente più famosi al mondo, in patria una vera e propria icona cui esordio fu nient’altro che con il grande Maestro Godard nel capolavoro Fino all’ultimo respiro. Così incominciò la lunga carriera di un attore dall’immensa versatilità che gli ha permesso di assumere sì i ruoli che l’hanno reso famoso, ovvero quelli in cui recita la parte del giovane spericolato, l’antieroe alla James Dean – seppur comunque sia riuscito a dare interpretazioni decisamente diverse da quelle hollywoodiane alle quali si ispirava; ma anche ruoli più drammatici, come in La mia droga si chiama Julie di Truffaut (1969) e in Il cadavere del mio nemico. Ed è proprio in virtù di questa sua versatilità che la Mostra di Venezia ha deciso di insignire dell’ambito leone “il brutto più affascinante del cinema francese”, definito da Barbera “una star universalmente apprezzata, sia dagli autori impegnati che dal cinema di semplice intrattenimento”. Oltre che con Truffaut e Godard l’attore ha infatti collaborato – tra gli altri – con Chabrol, Sautet e de Broca.

Skolimowski poi è stato scelto in quanto – come si si legge nella motivazione dell’assegnazione del premio- “tra i cineasti più rappresentativi di quel cinema moderno nato in seno alle nouvelles vague degli anni Sessanta e, insieme con Roman Polanski, il regista che ha maggiormente contribuito al rinnovamento del cinema polacco del periodo”. Lo stesso Polanski citato da Barbera aveva del resto previsto il successo del collega poco più giovane: “Skolimowski sovrasterà la sua generazione con la testa e le spalle”. La previsione, seppur azzeccata, fece però fatica a realizzarsi praticamente durante tutta la carriera di Skolimowski, spesso messa in difficoltà dai vari dislocamenti. Paradossalmente però sono stati proprio questi spostamenti ad influenzare tanto la sua cinematografia, mai ferma ed in continuo rinnovamento, fino a renderlo uno dei cineasti più influenti della sua generazione. Tra i film più famosi vi sono Il vergine, Moonlighting, L’australiano, fino a risalire alla trilogia degli esordi composta da Rysopis (1964), Walkover (1965)e Barriera (1966), che ebbe nei paesi dell’Est un impatto simile ai film di Godard nel cinema occidentale.

Entrambi i meritatissimi premi arrivano dunque dopo due carriere eccelse ed impeccabili. Per gli altri Leoni d’oro non possiamo invece far altro che aspettare il 10 settembre, giorno conclusivo della Mostra e d’assegnazione dei premi principali. Intanto il prossimo appuntamento è al 28 di questo mese, quando durante la conferenza del Festival verranno annunciati tutti i titoli e i nomi in concorso.