Solaris è un pianeta appartenente alla costellazione dell’Alfa dell’Acquario. Esso ruota attorno a due soli, uno rosso e uno blu più caldo; questa particolarità fa sì che le giornate, su Solaris, non vengano scandite dal susseguirsi del giorno e della notte, bensì dall’alternarsi nel cielo di albe e tramonti che si riverberano in infinite sfumature sull’immensa superficie dell’oceano. Ma non è questa la caratteristica più misteriosa e affascinante di Solaris: l’oceano, che copre gran parte della sua superficie, è in realtà l’unica creatura vivente del pianeta, e generazioni di scienziati terrestri hanno cercato di sondarne i segreti più reconditi, avanzando una serie di ipotesi e dando vita a un vero e proprio ramo di studi scientifico-filosofici: la Solaristica.

Correva l’anno 1961 quando Stanislaw Lem, scrittore polacco con una laurea in medicina, diede alle stampe Solaris, il suo romanzo più celebre. Protagonista è Kris Kelvin, psicologo inviato sulla stazione di ricerca di Solaris per condurre una serie di esperimenti. Giunto alla stazione, però, Kris si rende conto che qualcosa non va: tra le sue asettiche pareti regna un silenzio innaturale, disturbante, e la morte in circostanze misteriose di un membro dell’equipaggio, Gibarian, getta inquietanti ombre sull’apparente non ostilità dell’oceano vivente nei confronti dell’”invasore” umano. Dopo aver fatto la conoscenza degli altri due membri dell’equipaggio, Snaut e Sartorius, la situazione per Kelvin precipita quando compare sulla soglia della sua stanza Harey, l’ex moglie morta suicida anni prima, e della cui morte lo psicologo non ha mai smesso un secondo di incolparsi. È davvero lei, o si tratta soltanto di un modo che l’oceano ha escogitato per “giocare” con la mente dei suoi invasori?

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Il genere a cui appartiene il romanzo è stato definito non impropriamente “fantascienza filosofica”, anche se a voler vedere Solaris come un trattato etico-filosofico si rischia di perdere gran parte della fascinazione derivata dal suo essere, prima di tutto, un romanzo che fa del mistero il suo cardine. L’etichetta può spaventare, dipingendo nella mente del lettore timoroso infinite discussioni tra Kant e Hegel in tuta spaziale; in realtà, molto più terra terra, Solaris può essere letto come un thriller, un horror, persino una storia d’amore (e non a caso i due film tratti da esso lo interpretano in maniera completamente diversa), scritto con una prosa che alterna il rigore scientifico a passaggi letterariamente evocativi, come la descrizione dei riflessi alieni che si frammentano sulla superficie del mare, o la vastità dei misteriosi fenomeni che l’oceano vivente plasma in un infinito processo di creazione e distruzione.

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Se lo si spoglia di tutte le sue pur indispensabili ramificazioni, Solaris è la storia di un uomo alle prese con un’entità aliena su cui si specula tanto, ma della quale si conosce ben poco. È la storia del Contatto con la C maiuscola, paventato da generazioni di scrittori di fantascienza più o meno abili, e che qui assume la forma di un vero e proprio “scontro” – pacifico? aggressivo? non si sa – tra entità incommensurabilmente diverse, incapaci di comunicare se non attraverso fraintendibilissimi spiragli. È anche la storia privata di un uomo che, attanagliato dal senso di colpa, cerca di convivere con i propri demoni mentre l’oceano, ora minaccioso, spinge lui e i suoi compagni sull’orlo della follia. Un romanzo universale, insomma, meritevole di essere considerato un classico della fantascienza.

 

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