Una lettura estiva da godersi sotto l’ombrellone, da leggere tutta d’un fiato oppure dedicandola alla persona amata, seduti nel divano mentre si ascolta il pacato rumore della pioggia.

Questo è Charles Baudelaire (Parigi 1821-1867) precisamente la raccolta di poesie Les Fleur du Mal, “I fiori del male”, un percorso costruito attraverso le poesie dell’artista che vedono protagonisti gli animi più sensibili degli esseri umani.

La malattia, la morte, la noia e la solitudine, l’osservazione della vita in ogni sua forma, una raccolta di poesie non fine a se stessa ma con grande capacità di trasporto, dove il lettore viene catapultato al fianco di Baudelarie, in Baudelarie.

“Ma in mezzo agli sciacalli, alle pantere, alle linci

alle scimmie, agli scorpioni, agli avvoltoi, ai serpenti,

ai mostri guaiolanti, grufolanti, striscianti

del nostro infame serraglio di vizi,

uno è ancora più brutto, più cattivo, più immondo!

Senza troppo agitarsi né gridare,

vorrebbe della terra non lasciar che rovine

e sbadigliando inghiotterebbe il mondo:

è la Noia!”

Charles Baudelaire, Al lettore

Il poeta incoraggia e spinge il lettore a non farsi inghiottire dalla Noia, il male del mondo inteso come apatia, assenza di stimoli e incapacità di provare interesse per qualcosa.

Un concetto tutt’ora contemporaneo e sempre applicabile, basta pensare alle fasi della vita: la curiosità del bambino che lo spinge a imparare cose nuove mosso un po’ per volontà e un po’ per necessità; il bambino infatti capta e scopre il mondo attraverso tutti i sensi di cui siamo dotati.

L’adolescenza, periodo fatto da continue prove e nuove esperienze, l’età adulta dove la vita si assesta e prende la direzione che vogliamo darle ma non dobbiamo dimenticare come ci avverte Baudelaire di mantenere viva la curiosità, la voglia d’ imparare sempre cose nuove, in qualche modo di mantenere giovane il nostro spirto.

I fiori del male assolve questo compito, un’opera da leggere e rileggere dandone ogni volta una nuova interpretazione.

Credits:

Foto in copertina di Jessica Vaccari

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