La 101esima e quei novemila aerei per salvare la Francia

Tutti sanno che la mattina del 6 giugno 1944 ebbe luogo la più grande invasione della storia umana: lo sbarco sulle spiagge della Normandia, l’espugnazione del Vallo Atlantico e la conseguente ritirata dei tedeschi verso Cherbourg.
Quello che non tutti sanno, è come sia stato possibile per gli Alleati riuscire a superare una difesa che contava su migliaia di uomini in arrivo dall’entroterra.
Diverse ore prima dell’invasione di terra, ben novemiladuecento bombardieri e trasporti avevano lasciato le coste britanniche per dare il via ad una vasta operazione aerea che avrebbe coinvolto inglesi e americani allo stesso tempo. Il piano era far atterrare piccole unità di forze speciali che avrebbero sabotato reti ferroviarie, strade e condutture per impedire ai tedeschi di inviare rinforzi alle spiagge di Omaha e Utah durante l’invasione di terra. In seguito, i paracadutisti si sarebbero uniti alle forze di sbarco per proseguire verso altre destinazioni.
Sfortunatamente, l’operazione ebbe buon esito solo con un alto costo di vite umane; nonostante gli esploratori britannici esperti di incursione fossero atterrati senza problemi, le forze americane rischiarono di fallire nei loro obiettivi. La costante formazione a V dei loro gruppi di aeromobili fece ben presto identificare, disperdere e distruggere buona parte delle unità dalla contraerea tedesca. I gruppi della 101esima aviotraportata e dell’86esima furono sparsi in un raggio di cento chilometri e faticarono a raggrupparsi per dare il via ad azioni efficaci contro i tedeschi, e alcuni dei soldati, rimasti praticamente da soli, non furono mai ritrovati.

French civilians erected this silent tribute to an American solider who has fallen in the crusade to liberate France from Nazi domination. Carentan, France., 06/17/1944
French civilians erected this silent tribute to an American solider who has fallen in the crusade to liberate France from Nazi domination. Carentan, France., 06/17/1944

Ciò nonostante, l’addestramento eseguito nelle campagne britanniche fu d’aiuto all’operazione: convogli carichi di soldati e munizioni furono devastati dalle mine piazzate lungo le strade e almeno otto treni non raggiunsero mai la destinazione prevista. Dopo la liberazione di Sainte-Mère-Eglise, le unità americane della 101esima, sparpagliate attorno al borgo di Carentan, si prepararono alla battaglia più lunga. Catturare la cittadina fu un’azione semplice, ma i Fallschirmjaeger tedeschi si stavano semplicemente raggruppando per sferrare il contrattacco, annientare i parà americani e porre fine all’invasione il prima possibile. Dopo quasi un giorno di attesa, sotto il fuoco dei mortai e con i Panzer leggeri che comunque non davano scampo alla fanteria, nel pomeriggio sopraggiunsero le prime unità corazzate statunitensi, inviate direttamente dalle spiagge. I tedeschi, impreparati per affrontare un numero così ampio di truppe, furono costretti a ripiegare su Cherbourg. L’invasione era ufficialmente iniziata ed era possibile avanzare nell’entroterra.

Le operazioni aeronavali condotte dagli inglesi e dagli americani costarono care: oltre diecimila morti e quasi duemila dispersi, per terra e per mare.

Ma senza le “aquile urlanti”, forse oggi non saremmo qui a parlarne.

 

Fonti: “Nuovi profili storici 3” a cura di Giardina-Sabbatucci-Vidotto, Wikipedia

Immagini: copertina, im1

 

 

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