Secondo me si lasciano.

Datemi uno, massimo due giorni e vedrete se non ho ragione.

E’ da un mese che dice sempre la stessa cosa, che con lui ormai si annoia, che palle, che non si ricorda le date, le promesse, i messaggi, niente.

Adesso è pure saltata su dicendo che è uno stronzo, che sono tutti uguali, che tutti gli stronzi li becca lei. E io volevo dirle: “Senti, non è che sono tutti stronzi, è che forse gli stronzi sono gli unici che ti piacciono, o no?”, ma poi sono stato zitto.

E’ una brava ragazza, andiamo d’accordo, sia chiaro. Le sto vicino, passiamo molto tempo assieme, ma finisce lì, ecco; lei non è il mio tipo, proprio per niente. Una cosa che ho imparato stando qui è che con le femmine, a volte, è meglio tacere, ascoltarle e basta, farle sfogare.

Ora ricordo: una volta ero lì con loro due, parlava solo lei. Poi lei disse una roba del tipo: <<  Hai capito cosa ho detto? >>, e lui: << Sì >>, e lei: << Cosa ho detto? >>, e lui cominciò a balbettare. Non l’avesse mai fatto. Anche voi, non fatelo mai.

Quello che voglio dire è che bisogna ascoltarle, ma ascoltarle veramente.

Io non sono mai stato per le storie serie. Diciamo che la cosa più noiosa in una storia seria è proprio nel nome: “Storia seria”. Io sono per il divertimento, l’avete capito quello voglio dire. Insultatemi pure. E poi ho una fortuna: quando una è facile lo sento a naso. Non per vantarmi, non sbaglio quasi mai.

Ora io e lei siamo qui sul divano, con la tv accesa mentre lui è al lavoro.

<< Non c’è più dialogo, non ricordo l’ultima volta che mi ha fatto ridere, che tristezza >>, e sputa i pop corn mentre parla. Un pezzo mi è anche arrivato addosso.

<< E stasera chi sa quando torna! Uuuf! Chi sa con chi è… l’amante? Il cellulare è squillato ieri sera e non mi ha detto chi era, sai? Lo sai? >>

“Forse non avrebbe tutti i torti se avesse un’altra”, vorrei dirle, ma meglio tacere.

Che poi, a pensarci bene, tutti i torti lui non li avrebbe proprio. E mi spiego: l’altra sera lui era a giocare a calcetto coi colleghi, noi eravamo qui in salotto, lei aveva invitato anche due sue amiche tutto profumo e sgualdrinaggine e, dopo il terzo limoncello, lei si è spogliata dei suoi segreti più intimi, che forse sarebbe stato meglio mantenere tali.

“Ma non è che la tua noia deriva dalla durata sessuale del tuo stronzetto?”, le avrei voluto chiedere, mentre tutte e tre ridevano come sceme. Ma me ne sono stato zitto sul divano. Anzi, quando lei ha cominciato a dire che lui non sa ancora come mettere le dita, dopo un anno e mezzo che si conoscono, beh ecco, me ne sono andato fuori, in giardino, a guardare la notte. Non credo sia rispettoso, cara mia.

Pensare che nella vita è così facile il rapporto: zam zam e via, chi si è visto si è visto. Io non so nemmeno che nome avevano quelle che ho avuto.

Sì, se non è oggi, è domani: si lasciano. Li vedo male. Oggi lei è proprio incontrollabile. E’ un vulcano che erutta e rutta mestruazione.

<< Ora sai cosa faccio? Ah sì, questa gliela faccio proprio >>, mi ha detto, alzandosi improvvisamente e lasciando il film durante la parte più bella.

E’ schizzata fuori dalla camera col portatile in mano, diretta in cucina. Borbottava come una moka.

<< Vieni, vieni a vedere che faccio adesso, vieni anche tu >>, mi fa.

Lo appoggia sul tavolo, lo accende e inizia a ticchettare nervosamente le unghie sulla tastiera.

<< Ora gli faccio vedere io. Sai che ha fatto ieri? Sai che ha fatto? Ora te lo dico. Ah, ma io l’ho beccato eh! L’ho beccato che fa lo stronzo. Adesso mi diverto io. Lo faccio. Basta. Ho deciso >>

“Era ora, ne ho pieni i coglioni di sentirti”, le avrei voluto dire, ma meglio tacere.

Ho sonno e non riesco a digerire, brutta roba. Il film è nel pieno dell’azione.

<< Ora mi diverto anche io nella chat, carino. Stasera ci divertiamo. Ah! Come ci divertiamo! Scopriamo tante cose stasera, così impari a lasciare la pagina aperta. Come mi diverto io, adesso! >>

E’ spiritata, dovreste vederla. Perde quasi la bava dagli occhi e ride come Joker senza trucco. Che poi, non voglio fare l’avvocato di nessuno, ma se le cose stanno così, beh forse ha ragione, anche se dimensioni e durata sarebbe meglio comunque non dirle alle amiche, ma quello è un altro discorso. Mi sento fortunato, comunque sia: so che a me non capiterà mai una cosa del genere. Le chat non so nemmeno cosa siano. Io sono per il zam zam, io sono per il tutto e subito e reale, non il virtuale. Sono uno di poche parole, solo così si va d’accordo con le femmine.

Me ne torno in salotto e mi metto sul divano. Dieci minuti e arriva pure lei, scommettiamoci, la conosco ormai. E infatti arriva dopo una decina di minuti con uno yogurt al cocco che puzza di cocco. Si siede vicino a me.

<< Stasera mi diverto io. E’ finita qua. >>

Poi mi guarda, mi allunga la mano. Mi avvicino a lei. Mi bacia.

<< Ma perché non sono tutti come te? >>, mi chiede, poi si mette a pucciare il cucchiaino nel bianco barattolino e sembra volersi zittire, un volta per tutte. Sarebbe perfetto. E sarebbe ancora più perfetto se riuscissi a digerire il Whiskas all’anatra e carote di stamattina.

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