Georgia, 1990: dopo la dissoluzione dell’URSS, in Georgia scoppia la guerra civile tra georgiani e abchazi. Nella casa dell’estone Ivo però il conflitto non può entrare, e le sue mura saranno anzi la la scena di un esempio di pacifismo in Tangerines – Mandarini (2013), film di Zaza Urushadze, candidato all’Oscar come Migliore film straniero 2015, che uscirà nelle sale italiane solo questo 26 maggio – un po’ in ritardo?

Margus (sinistra) e Ivo (destra) in una scena del film
Margus (sinistra) e Ivo (destra) in una scena del film

Ivo (Lembit Ulfsak) è un anziano estone rimasto in Georgia, mentre tutta la sua famiglia – come molti altri connazionali – è tornata in patria per evitare la guerra incombente. Testardo, Ivo invece rifiuta la guerra, che non comprende, e decide di rimanere per aiutare l’amico e vicino di casa Margus con il suo enorme raccolto di mandarini. Un giorno però il conflitto bussa inevitabilmente alle porte di casa – e anzi le sfonda -, quando due mercenari ceceni obbligano il protagonista a dar loro del cibo. I due rimarranno poi coinvolti in uno scontro con tre georgiani, dal quale sopravviverà solo Ahmed, mercenario, islamico ed estraneo alle ragioni della guerra, alla quale partecipa solo per il profitto; e Nika, un giovane soldato, ma in realtà un attore, cattolico, che lotta per la propria terra.

Accolti entrambi dal compassionevole Ivo, questi fa promettere loro di non uccidersi, almeno non sotto il suo tetto: i due nemici, in virtù della gratitudine e del rispetto per il vecchio, manterranno la parola mettendo da parte la vendetta almeno per il periodo della loro guarigione. Così facendo inizia la graduale umanizzazione delle due figure, non più combattenti di fazioni opposte ma uomini, con musica, religione e cibo in comune; quasi due fratelli i cui litigi sono mediati dalla figura paterna di Ivo. Ed inoltre, è interessante notare come tale processo sembra all’inizio mediato anche dai mandarini stessi che, ammucchiati in un piatto, sono l’unica cosa tra Nika e Ahmed durante il loro primo scambio di parole al tavolo di Ivo, come a sottolineare ancora una volta il valore simbolico di pace del frutto.

Ahmed mentre mangia i mandarini nella scena citata del primo incontro
Ahmed mentre mangia i mandarini nella scena citata del primo incontro

L’ottima regia  e l’evidente chimica tra gli attori ci restituiscono un inno alla speranza e al pacifismo, sullo sfondo di una Georgia rurale ed abbandonata che ha però sicuramente del fascino, accentuato anche dai toni scuri della fotografia. È questo dunque un film che, nella sua semplicità, risulta decisamente efficace e capace di farci affezionare a tutti i personaggi che compaiono, soprattutto a Ivo, che seppur burbero è così saggio ed auto ironico da non poter non risultare simpatico. Il tutto, infine, per ricordarci che l’omicidio e la violenza in generale rimangono tali, anche in un periodo come la guerra, in cui tutto sembra gratuito.