In tempi recenti ha destato l’attenzione dell’opinione pubblica il fenomeno del catcalling: commenti volgari e alludenti al sesso rivolti alle donne per strada da parte di perfetti sconosciuti; frasi di questo tipo, inopportune e indesiderate, diventano quindi vere e proprie molestie verbali, che provocano nella vittima un senso di impotenza e di rabbia. Nonostante esse coinvolgano esseri femminili di ogni età, sono soprattutto le ragazzine a essere prese di mira, in quanto ancora incapaci di difendersi. Per mostrare in che cosa consistono gli approcci non richiesti, molti gruppi femministi hanno condotto degli esperimenti sociali, tra i quali si segnala il documentario Femme de la rue di Sophie Peeters. In questa pellicola una giovane donna, filmandosi mentre passeggia, registra le osservazioni di cattivo gusto ricevute dagli uomini.

Ai fini di contrastare il problema e sensibilizzare la gente, nel 2016 la statunitense Sophie Sandberg crea la pagina Instagram @catcallsofnyc, dove vengono pubblicati i commenti sessisti, riscritti sull’asfalto. Sono proprio gli utenti a inviare le offese, raccontando così la loro esperienza e partecipando attivamente all’iniziativa. La riproduzione delle molestie verbali sulla strada avviene tramite gessetti colorati, che, oltre ad attirare l’attenzione dei passanti, creano una contrapposizione tra i colori accesi e la volgarità delle parole. In Italia sono nate, rifacendosi al progetto newyorchese, pagine simili, tra cui quelle di @catcallsofturin e @catcallsofrome. In Francia il governo di Macron addirittura ha approvato un provvedimento legislativo, che rende i commenti volgari un reato e prevede pene severe per il colpevole: quest’ultimo è soggetto a una multa, che può variare tra i 90 e i 750 euro, ma che può superare i 3000 euro, se recidivo; viene inoltre sottoposto a un programma di riabilitazione civica obbligatorio. Del catcalling in sé, dei suoi effetti e di come si può arginarlo, ha parlato la responsabile della campagna italiana Alessia Mammaro nella seguente intervista.

Il catcalling c’è sempre stato, eppure solo negli ultimi tempi si è iniziato a parlarne. Secondo Lei perché?

Il catcalling è sempre stato l’ennesimo tipo di dimostrazione del potere dell’uomo sulla donna, e come tale è rimasto, fino a tempi molto recenti, accettabile. Tra l’altro si è sempre stati più restii ad individuare questo tipo di molestie verbali come abusi, in quanto si nascondono spesso dietro le sembianze di “complimenti” o metodi di “approccio”; grazie all’avvento del femminismo moderno ed inclusivo però si è cominciato ad individuare tutti i comportamenti ritenuti normali dalla società, ma in realtà deleteri per la donna. Il catcalling è l’esempio forse più eclatante di fraintendimento della libertà di parola: si pretende che l’uomo abbia il diritto di esprimere le proprie opinioni non sollecitate e spesso esplicite su una passante, ma che questa non possa difendersi adeguatamente o lamentarsene. La possibilità di esprimersi dell’individuo termina invece laddove inizia quella dell’altro, ed è perciò fondamentale riconoscere, alla luce di questo, tutti quei comportamenti ben radicati anche nella società moderna per poterli estirpare definitivamente.

Crede che movimenti come Me Too e Time’s up abbiano avuto un ruolo nel portare l’attenzione su questo fenomeno?

Sì! Tutta l’attenzione che la sfera del femminismo riesce a ottenere permette poi al pensiero di chi ne fa parte di evolversi e porsi quindi nuovi fondamentali obiettivi, spesso volti alla liberazione della donna dal flagello della sessualizzazione, ramificato in diversi campi. I movimenti, anche se non tutti dello stesso tipo, combattono una stessa battaglia che ha, come fine ultimo, quello di slegare la donna dalle corde, spesso invisibili, che la hanno legata per secoli.

Molto spesso si tende a sottovalutare le molestie verbali in quanto non ritenute traumatizzanti quanto le molestie fisiche. Cosa si dovrebbe fare per sensibilizzare la gente riguardo al problema?

Se ne dovrebbe parlare, che è infatti esattamente quello che il nostro movimento incoraggia più di tutto. Mantenere il silenzio non permetterà che l’ordine delle cose, o almeno il modo in cui queste sono percepite, cambi: è giusto che coloro i quali per primi si sentono più in grado di ribellarsi si ribellino e che creino poi per tutti uno spazio sicuro dove esprimersi. Non si parla di donne che fanno le veci di altre donne alzando la propria voce, ma di persone che aiutano chi gli sta intorno a creare e sviluppare la propria capacità di esprimersi. Le molestie verbali sono, purtroppo, molestie, e causano nelle vittime problematiche di carattere psicologico anche piuttosto gravi: molte ragazze raccontano le loro esperienze descrivendo anche il loro abbigliamento, e concludono spesso dicendo di aver gettato via i vestiti che avevano indosso al momento dell’abuso. Molte trovano poi difficoltà ad uscire di casa da sole o di notte e rimangono traumatizzate dalla propria esperienza. Solo perché non ci sono state delle molestie fisiche (che tra l’altro invece spesse volte sono presenti anche nei racconti che riportiamo sulla nostra pagina), non significa che le testimonianze non siano rilevanti o non meritino di essere ascoltate. Il movimento di cui facciamo parte cerca di sensibilizzare il più direttamente possibile le persone che in condizioni normali non conoscerebbero nemmeno il problema: i gessi colorati, spesso usati dai bambini, attirano l’attenzione dei passanti, che si aspettano delle scritte infantili o piacevoli, e che invece ricevono una secchiata d’acqua fredda leggendo delle frasi tra le più ignobili. Questo è anche metafora per la molestia verbale: tinta e vivace da fuori, sembra innocua ed appare come complimento, mentre per la vittima, che la riceve e quindi la analizza con più attenzione, diventa un dolore insostenibile che nessuno è disposto ad alleviare.

Ritiene che il sistema legislativo italiano disponga degli strumenti necessari per contrastare adeguatamente il catcalling?

Al momento no. E qualora ci fossero effettivamente delle norme per punire le molestie verbali, queste non verrebbero probabilmente applicate: di fatto il fenomeno è ancora diffusissimo e nemmeno considerato come problematico. Chiaramente la sensibilizzazione del pubblico è il primo passo verso una presa di posizione anche dal punto di vista legislativo, che sarebbe poi il fine ultimo del movimento, prendendo ad esempio la Francia che prevede multe salate per i catcallers.

Come si potrebbe trattare l’argomento nelle scuole? Avete già dei progetti?

Si potrebbe iniziare ad educare i ragazzi sull’importanza del consenso e sul rispetto verso il prossimo, sperando che siano poi in grado di portare tali insegnamenti con loro nel futuro e che siano quindi capaci di creare generazioni più attente al benessere di tutti. Il progetto prevede in realtà già dall’inizio un coinvolgimento dell’organo scolastico: di fatto la proprietaria della pagina originale (@catcallsofnyc) si è già in passato occupata di sensibilizzare anche i più giovani! Certamente in Italia sarebbe necessario l’appoggio da parte delle scuole e/o del ministero per permetterci di intervenire nelle classi, perciò per il momento, purtroppo, non ci occupiamo di questo genere di informazione.

Secondo Lei la nuova generazione ha una consapevolezza diversa rispetto alla precedente?

Sì. Grazie al numero sempre in aumento dei movimenti attenti alla donna, agli abusi ed agli effetti negativi del patriarcato sulla società, i giovani crescono in un ambiente che nella maggior parte dei casi è terreno fertile per idee “rivoluzionarie” e di uguaglianza. È più facile oggi, grazie ad internet, informarsi velocemente riguardo un gran numero di argomenti e anche i social media, nonostante spesso diffondano idee malsane e riflettano un femminismo “falso”, se ben usati posso essere un ottimo strumento per la sensibilizzazione del pubblico.

Guardando il profilo @catcallsofrome è impressionante notare come molte vittime siano ancora delle bambine. Perché il fenomeno coinvolge anche le preadolescenti?

Perché com’è noto la maggior parte dei perpetratori di abusi in generale cerca una vittima che appaia “debole” e la preadolescente in genere è sia esile fisicamente, che ingenua mentalmente parlando. I codardi sanno che ciò che stanno facendo è negativo ed individuano perciò qualcuno che immaginano non avrà il coraggio di rispondere o reagire. Creando una tabella di calcolo e prendendo in esame diversi dati, si evince che la maggioranza delle vittime sono minorenni (78%) e che il 32% di queste ha un’età inferiore ai 13 anni. Annotiamo anche i dati riguardanti l’uniforme scolastica o lo zaino che spesso le ragazze indossano (il 36%), perché sono elementi che rimandano inequivocabilmente alla loro età e che i catcallers ignorano deliberatamente. Secondo uno studio condotto da @catcallofldn sulle esperienze ricevute (oltre 2000), il 72% delle ragazze molestate ha meno di 17 anni e ben il 60 % di queste indossava l’uniforme scolastica al momento dell’abuso verbale, perpetrato nel 100% dei casi da uomini adulti: questo evidenzia un problema ben più grave: la pedofilia e la sessualizzazione per strada e senza che nessuno fermi i molestatori delle bambine.

Che effetti possono avere le molestie verbali sulle giovanissime?

Molte ragazze smettono di uscire di casa, alcune in specifiche condizioni (ad esempio di notte o da sole), altre definitivamente. Nella maggior parte dei casi non si vestono più a loro piacimento e si precludono quindi il piacere di esprimersi attraverso i loro indumenti, specialmente se questi rischiano di attirare l’attenzione. Comunissimo è poi che le vittime inizino ad evitare accuratamente, se possibile, il luogo in cui è accaduta la molestia, in genere per paura di incontrare nuovamente il catcaller, ma anche perché finiscono per associare il posto ad un ricordo spiacevole.

Può spiegare meglio come funziona il profilo @catcallsofrome?

Certamente! Le storie ci vengono inviate tramite i DM su Instagram, nei quali chiediamo alle vittime di specificare il luogo dell’accaduto e la frase (o le frasi) che gli sono state dirette. Dato che sappiamo quanto possa essere difficile farsi avanti, specialmente se non lo si è mai fatto prima e se si è sempre stati immersi in un ambiente che sottovalutava questo tipo di problematiche, abbiamo anche introdotto un “pulsante” di emergenza nelle nostre storie: le vittime possono premerlo ed in quel caso saremo noi ad inviare un messaggio il prima possibile. Ricevute le segnalazioni ci rechiamo sul luogo della molestia e scriviamo, con grandi gessi colorati, le frasi ignobili che sono state pronunciate. Spesso, specialmente in luoghi affollati (come ad esempio davanti al Colosseo, dove gli abusi verbali sono comunissimi) le persone che passano si fermano per leggere o commentare. Pubblichiamo poi le foto della scritta sulla nostra pagina, insieme al messaggio originale ed alla sua traduzione in Inglese (questo ci permette di raggiungere anche le turiste, spessissimo prese di mira dai catcallers, specialmente qui a Roma).

In Italia esiste anche catcallsofturin. Pensa che sia possibile crearne uno per ogni città? 

L’idea della creatrice di @catcallsofnyc, la pagina originale, era proprio questa: quella di creare un gruppo attivo in ogni parte del mondo. L’Italia al momento è uno dei paesi più attrezzati da questo punto di vista: esistono pagine per le maggiori città italiane e la comunità si espande ogni giorno di più. Sono presenti account verificati e pronti a ricevere segnalazioni per Firenze, Brescia, Torino, Modica, Trento, Palermo, Milano e Verona, per trovarli è sufficiente digitare, sulla barra di ricerca di Instagram, @catcallsof ed il nome della città. Siamo costantemente in contatto con i rappresentanti di tutta Italia e del mondo ed incoraggiamo chiunque si senta abbastanza sicuro a creare una pagina per la propria città scrivendo a noi o compilando il modulo di domanda presente sul sito del movimento (www.chalkback.org).

Servono coraggio e sostegno

Il catcalling non è un fenomeno isolato, ma anzi è davvero molto diffuso e non risparmia nessuna. Le molestie verbali non sono meno dannose di quelle fisiche: entrambe non si riducono al momento in cui avvengono, ma i loro effetti devastanti si insediano nella vittima e la accompagnano costantemente nel corso di tutta la sua esistenza; stravolgono la sua  vita per sempre e  insidiano in lei un senso di non tranquillità quando passeggia per strada da sola. Si auspica che dalle risposte di Alessia Mammaro, le ragazze acquisiscano una maggior consapevolezza e trovino il coraggio di denunciare pubblicamente le offese subite. Sicuramente è necessario un programma di sensibilizzazione  riguardo al problema, programma che deve iniziare dalle scuole, dal momento che lì sono presenti gli uomini e le donne del futuro. Sarebbe utile inoltre che si approvassero norme volte a tutelare le vittime di frasi indegne. La combinazione tra provvedimenti legislativi e educazione delle generazioni di domani può certamente arginare e diminuire il catcalling.

 

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