Negli ultimi giorni sono tantissime le testate giornalistiche e i blog che si pronunciano sulla nuova legge sull’abortoReproductive Health Act– presentata 13 anni fa, ma mai approvata fino a questo momento, che permette alle donne di abortire fino alla 24sima settimana.

Tale legge ha scatenato il caos in tutto il mondo, creando  terreno fertile per la disinformazione dal momento che moltissimi giornalisti italiani ed esteri hanno distorto la notizia lasciando passare un messaggio totalmente errato.

Ma allora è vero che si può abortire fino al nono mese nella Grande Mela? Sì e no. È necessario fare chiarezza.

Che cosa comporta questo nuovo ordinamento?

Prima di questa legge la donna poteva ricorrere all’interruzione della gravidanza solamente nel caso che questa mettesse seriamente a rischio la sua vita entro le 24 settimane. Abortire in tutti gli altri casi veniva considerato un atto disonorevole, alla stregua di un omicidio.

Oggi, si può ricorrere alla procedura di aborto anche a poche settimane, o addirittura giorni, dal parto ma solamente a determinate condizioni accertate e certificate che costituiscono dei casi limite:

  • Qualora fosse certificata la invalidità del feto una volta estratto dal corpo materno.
  • In caso di pericolo per la salute o la vita della partoriente.

Uno dei punti che rende tale questione così controversa e passibile di critiche è proprio il termine salute (Health) che potrebbe indicare sia la salute fisica che mentale della madre.

Nei casi di gravidanze in cui sia la mamma che il bambino siano in buona salute e non a rischio, non si potrà abortire. La nuova legge  – spiega il giornale TPI – prevede che siano eliminati dal Codice penale tutti i riferimenti all’aborto, e specifica che tutti i professionisti sanitari come infermieri e ostetrici, non solo i medici, possano eseguire la procedura. L’aborto passa dunque sotto la tutela del Codice Sanitario e non più sotto quello penale.

GESU' E' DI RITORNO ORA!: L’ABORTO “ABOMINEVOLE DELITTO”

Il Codice penale dunque subisce, dopo questo nuovo ordinamento, una mutazione: alla sezione 125,00 non viene più definito omicidio l’uccisione volontaria di un feto di oltre 24 settimane, mentre alla sezione 125,05 vengono eliminati i commi 2 e 3 che esplicavano la differenza tra “atto abortivo” e “atto abortivo giustificabile”.

Vengono, altresì, abrogate le sezioni che classificavano come reati l’aborto di primo grado (aborto embrionale) e di secondo grado (aborto fetale).

Il fenomeno mediatico

Moltissime testate giornalistiche di estrema destra hanno parlato di un aborto senza limiti, cosa ovviamente  non vera.

Lo scopo di queste è palese:  creare uno scoop e indignare i propri lettori dando loro da intendere che chiunque voglia “sbarazzarsi della propria prole” possa farlo recandosi a New York.

Oggi il governatore Cuomo mi ha collegato alla ‘destra religiosa’ per essere a favore della vita. Questo è qualcosa di nuovo da lui. Non mi considera di “destra religiosa” quando chiede il mio aiuto sull’aumento del salario minimo, sulla riforma carceraria, sulla protezione dei lavoratori migranti, sull’accoglienza dei rifugiati e la difesa dei programmi universitari per i detenuti. In quei casi penso di aver fatto parte della ‘sinistra religiosa’

Molte voci autorevoli nel campo dell’informazione hanno eluso un dato molto importante e che forse lascerà a molti “l’amaro in bocca”: anche in  moltissimi paesi Occidentali- tra cui la nostra cara Italia– è possibile agire in maniera molto simile.

Sorpresi?

Legge 194 e aborto: quando l’obiezione di coscienza diventa violenza di genere

Ecco un breve estratto della Legge 22 Maggio 1978, n° 194:

Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio.

L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite.

Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite. Nei primi novanta giorni di g

ravidanza il ricorso alla IVG è permesso alla donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito. La IVG è permessa dalla legge anche dopo i primi novanta giorni di gravidanza quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna e quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

Dunque, appare evidente come New York non abbia fatto altro che conformarsi alle leggi già in vigore negli altri Stati americani e Paesi del mondo.