Paul Cézanne alla ricerca della verità

Paul Cézanne alla ricerca della verità

L’arte di Paul Cézanne

Paul Cézanne (1839-1906) è stato l’esponente più di spicco della pittura postimpressionista.

Cézanne si dedicherà alla pittura attraverso un’impostazione quasi scientifica e filosofica, volta a una vera e propria ricerca della verità.

Cézanne rimette in discussione tutti i fondamenti della pittura, sostituendo al disegno il colore e alterando la dimensione spaziale.

Con Cézanne, infatti, la pittura non è più sottomessa alle regole prospettiche codificate durante il Rinascimento, ma si trasforma in libera interpretazione dell’artista.

Questa nuova concezione dell’arte pittorica lo allontana significativamente dal gruppo impressionista e lo avvicina moltissimo ad artisti quali Paul Gauguin e Vincent van Gogh.

La pittura paesaggistica

Nel corso della sua carriera artistica Cézanne si concentrerà su diversi soggetti: paesaggi, ritratti, natura morta.

Per quanto non sia un artista monotematico, si può comunque affermare che la lunga insistenza sugli stessi soggetti riveli un costante rovello creativo, espresso attraverso un linguaggio che giunge a conquistare la luminosità del colore.

Alcuni dipinti realizzati nel 1870 come Neve sciolta a L’Estaque sono sintomatici della resa quasi ansiosa del movimento, visione di un mondo in dissoluzione.

Poco dopo,  altre opere quale Fossato (realizzata peraltro lo stesso anno) cercano un equilibrio in nome di un’esigenza razionalizzatrice che costituirà l’elemento fondante della sua successiva pittura.

Poco dopo, a partire dal 1872, Cézanne affronta l’en plein air, cercando di liberarsi dall’eccesso di introspezione che ha caratterizzato la sua arte fino a quel momento.

Nell’intraprendere questa strada si ispira agli insegnamenti di Camille Pissarro, a cui però pure si allontana preferendo alla fusione atmosferica di matrice impressionista un’individuazione delle forme attraverso pennellate sovrapposte, segno di un percorso percettivo che ambisce a cogliere la consistenza della realtà insieme al suo costante divenire.

Il ciclo pittorico della montagna Sainte-Victoire

La serie di oli su tela e acquerelli denominata Mont Sainte-Victoire presenta come soggetto l’omonima montagna, simbolo del paesaggio di Aix-en-Provence.

Il panorama si presta infatti ad essere un perfetto strumento d’indagine e di ricerca artistica attraverso il quale Cézanne svilupperà la propria personale poetica.

Il monte ha fatto parte della produzione artistica del pittore fin dagli anni Sessanta dell’Ottocento e da quel momento sarà per lui un elemento imprescindibile: osservata sempre dalla stessa angolazione, permette al pittore di registrare i cambiamenti dati dalla luce e dalle stagioni.

Un’attenta analisi dei dipinti in ordine cronologico permette di notare l’allontanamento progressivo dell’artista dalla riproduzione dei giochi di luce, aspetto questo tipico della pittura impressionista a cui Cézanne all’inizio è vicino.

Si rivela piuttosto, nel tempo, lo sviluppo di un linguaggio autonomo e rivoluzionario, tramite il quale Cézanne recupera la forma, attraverso una ricerca di sintesi che porti alla luce le caratteristiche immutabili della natura.

Il punto di vista adottato da Cézanne è quello del terrazzo della sua casa a Lauves, nel Nord della città: il pittore si mostra quasi ossessionato da questo scorcio, tanto da decidere di collocare qui il suo atelier per poter lavorare incessantemente sul panorama.

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Le grandi bagnanti

Interessante il ciclo di dipinti noto come Bagnanti, che appartiene alla fase matura della speculazione di Cézanne sul tema del nudo.

Il tema è stato abbondantemente analizzato fin dagli anni ’60 ma soltanto a partire dagli anni ’80 Cézanne va in direzione antinaturalistica, con la definizione dei corpi in una fisicità quasi monumentale.

La terza serie di questo ciclo pittorico, quella de Le grandi bagnanti (1895-1905), mostra chiari riferimenti all’arte greco-romana e rinascimentale: i nudi richiamano sia le Veneri antiche sia le tante divinità femminili dipinte da Tiziano nel Cinquecento.

Il linguaggio adottato dall’artista, però, appare assolutamente rivoluzionario perché, al di là dei temi, il riferimento all’arte classica appare limitato: i corpi umani sono infatti concepiti come composizioni di linee, superfici e volumi e vengono trattati al pari dei tronchi d’albero.

I colori sono stesi in molti strati successivi e conferiscono alle immagini un marcato senso di compattezza; predominano i blu e i viola, che nella tradizione artistica sono identificati con la spiritualità.

Non a caso questo ciclo pittorico è considerato il grande capolavoro di Cézanne, un vero e proprio testamento spirituale dell’artista che ha cercato di raffigurare la verginità del mondo, la totale fusione tra elemento umano ed elemento naturale.

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Qual è il fine di Cézanne?

La pittura di Cézanne è metodica e riflessiva: egli non desidera dipingere ciò che l’occhio vede come hanno fatto gli impressionisti, ma la costruzione logica e strutturale del soggetto dipinto.

La sua ricerca si fonda sullo studio della forma, e infatti per lui la natura è fatta di forme geometriche: cilindri, coni e sfere.

Scrive su di lui un grande storico dell’arte del XX secolo, Ernst Gombrich:

Cézanne non mirava a creare un’illusione: voleva piuttosto esprimere il senso della solidità e della profondità, e capì di poterlo fare senza ricorrere al disegno convenzionale. Forse non si rendeva bene conto che questo suo esempio di indifferenza dinanzi al “disegno esatto” avrebbe provocato un franamento della storia dell’arte. 

La pittura di Cézanne offrirà spunti fondamentali per lo sviluppo delle avanguardie del Novecento, costituendo un punto di riferimento essenziale soprattutto per Pablo Picasso.

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