L’Italia protesta per Cospito, anarchico al 41 bis

In un momento in cui le principali città italiane si riempiono di manifesti in difesa dell’anarchico Alfredo Cospito e sono protagoniste di proteste e manifestazioni, ci si interroga sul senso e il valore del sistema penitenziario italiano, in particolare del 41 bis e dell’ergastolo ostativo.

La mobilitazione per Cospito

Scritte e manifesti per Cospito

In queste ultime settimane, il mondo anarchico (e non solo) è in fermento. La causa? Il caso di Alfredo Cospito, anarchico incarcerato a Sassari. Cospito, dopo sei anni passati in Sardegna in regime di alta sicurezza, ad aprile ha visto aumentare la sua pena. Da allora è in regime di 41 bis, il cosiddetto “carcere duro”. Inoltre, da luglio 2022, il detenuto rischia anche di dover scontare l’ergastolo ostativo per “strage politica”. A difesa di Cospito e, in generale, contro il carcere duro, molte città italiane, da Torino, a Roma, Firenze, Genova e Milano, si sono riempite di scritte e manifesti. Il caso dell’anarchico è infatti diventato simbolico a causa della durezza della pena ed è stato portato a simbolo di un sistema penitenziario che non rispetta l’umanità dei detenuti. Giudicando ingiusta la sua condizione, dopo la sentenza della Cassazione che rischia di risolversi nell’ergastolo ostativo, Cospito ha fatto ricorso. Dal 20 ottobre, all’interno del carcere, protesta, sottoponendosi a uno sciopero della fame, fatto che l’ha portato a perdere venticinque chili e a trovarsi in condizioni di salute precarie.

Il processo per ricorso

«Cospito ha intrapreso questo sciopero della fame perché è il solo strumento di protesta che ha a disposizione», ha spiegato il suo avvocato, Flavio Rossi Albertini, a «Radio Radicale». Considerando ingiuste le pene che gli sono state attribuite, il detenuto ha presentato il ricorso sul 41 bis e sull’ergastolo ostativo. I primi di dicembre si è quindi svolto il processo d’appello per rideterminare la pena, celebrato davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Torino. La corte, blindata per l’occasione, ha visto davanti al tribunale un presidio di anarchici e antagonisti, che hanno srotolato uno striscione con la scritta “al fianco di Alfredo e Anna (la compagna di Cospito, ndr) stragista è lo Stato”. Si è svolto anche un corteo con il lancio di bombe carta e fumogeni da parte degli anarchici, seguiti da scontri con la polizia. Alla fine la Corte d’Assise ha rinviato alla Corte costituzionale la decisione sulla possibilità di concedere le attenuanti a Cospito. Al momento, quindi, l’anarchico rischia ancora l’ergastolo ostativo.

Chi è Cospito: il primo anarchico al 41 bis

La gambizzazione e le due bombe

Alfredo Cospito, cinquantacinque anni, è un membro e uno degli ideologi della Federazione Anarchica Informale (Fai), insieme di cellule eversive anarchico-insurrezionaliste. Cospito è detenuto da più di dieci anni al carcere Bancali di Sassari con il 41 bis (regime particolarmente rigoroso, definito per questo anche carcere duro). Nel 2014, è stato condannato a dieci anni e otto mesi, insieme a un altro membro della Fai, Nicola Gai, condannato a nove anni, per la gambizzazione dell’ingegnere Roberto Adinolfi, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare (azienda italiana che opera nel settore del nucleare). La gambizzazione, termine con cui s’intende un attentato terroristico effettuato sparando alle gambe della vittima, è avvenuta a Genova nel 2012. La Fai, in particolare la cellula Olga, ha rivendicato l’attacco. Per l’attentato, a Gai e Cospito è stata riconosciuta l’aggravante di finalità terroristica, che è punita con una reclusione dai sette ai quindici anni. Cospito è anche accusato di aver piazzato due ordigni a basso potenziale nei pressi della Scuola Allievi Carabinieri di Fossano, in provincia di Cuneo, nella notte tra il 2 e il 3 giugno 2006. L’esplosione non ha causato vittime.

Dal 41 bis all’ergastolo ostativo

Da aprile Cospito si trova in regime di 41 bis: è il primo caso di un anarchico nel regime di massima sicurezza. La sua situazione carceraria, che già comprendeva un regime di alta sicurezza, si è aggravata quando un decreto del Ministero della Giustizia ha stabilito che l’anarchico mantenesse legami con la Fai, comunicando dal carcere tramite scambi epistolari. In seguito a questo decreto, i PM (pubblico ministero) di Torino hanno avviato un’ indagine che ha portato a un procedimento nei confronti dei membri della Fai per i reati compiuti tra il 2003 e il 2006, tra cui quello della scuola di Fossano.

Cospito, identificato come “capo e organizzatore di un’associazione con finalità di terrorismo”, è stato condannato a vent’anni di reclusione in primo e secondo grado. A luglio 2022, la Cassazione ha riformulato le accuse: strage contro la sicurezza dello Stato. Tale reato prevede la pena di ergastolo ostativo, una tipologia specifica di pena detentiva, che oltre ad essere perpetua, come l’ergastolo “semplice”, impedisce anche al detenuto di accedere a misure alternative o ad altri benefici.

41 bis: il carcere duro

Il regime dei mafiosi

Il regime carcerario 41 bis viene introdotto nell’ordinamento penitenziario italiano nel 1992, all’indomani delle stragi mafiose di Capaci e di via D’Amelio (con il d.l. 8.6.1992, n. 306, conv. in l. 7.8.1992, n. 356). È una forma di detenzione particolarmente rigorosa, che nasce per neutralizzare la pericolosità di detenuti appartenenti soprattutto alla criminalità organizzata. Il rischio infatti è che, dal carcere, i capi continuino ad esercitare il loro ruolo di comando, impartendo ordini e direttive agli altri membri liberi della criminalità. Questa caratteristica di mirare a neutralizzare l’influenza del detenuto nella società fuori dal carcere porta il 41 bis ad essere una pena quasi esclusivamente destinata ai boss mafiosi. Il 20% dei detenuti del 41 bis è invece costituito da terroristi politici.

41 bis: in cosa consiste

Il 41 bis è un regime che si ispira alla carcerazione speciale anti-terrorismo abolita nel 1986. Lo scopo è quello di impedire la comunicazione dei detenuti con l’esterno. Il regime prevede allora una serie di misure particolarmente restrittive: i detenuti vengono posti in isolamento, quindi allontanati dagli altri detenuti in regime ordinario, in una cella singola. Non hanno accesso agli spazi comuni e sono costantemente sorvegliati da un corpo speciale di polizia penitenziaria. I detenuti del 41 bis dispongono, come gli altri, dell’ora d’aria ma questo è permesso solo in gruppi di massimo quattro persone.

Un’altra limitazione riguarda i contatti con i familiari: massimo una visita al mese di durata ridotta. I detenuti dispongono inoltre di una sola telefonata al mese, della durata di dieci minuti, e subiscono altre limitazioni che però variano da carcere a carcere. In alcuni istituti, per esempio, esiste il divieto di tenere in cella oggetti personali quali penne o supporti cartacei (quaderni, fogli etc).

L’ergastolo ostativo

L’ergastolo ostativo è una pena detentiva particolarmente rigida. Per questa sua rigidità è destinata a detenuti considerati pericolosi a livello sociale. È una pena permanente, come l’ergastolo “semplice”, e, in più, limita la concessione di benefici. Praticamente, se l’ergastolo ha la possibilità di essere trasformato in una pena a durata limitata nel caso di buona condotta o altri comportamenti “virtuosi”, l’ergastolo ostativo non prevede questa possibilità. L’unica eccezione riguarda detenuti che decidano di collaborare con la giustizia.

È una condanna estrema, riservata a reati gravi quali, ancora una volta, i crimini legati all’associazione mafiosa. Lo scopo di questa pena è infatti quello di dare una chiaro segnale alla criminalità organizzata e di fungere da deterrente, tramite la “certezza” della pena. Nonostante la sua rigidità, questo regime è applicato ancora oggi a numerosi casi: circa il 70% di coloro che si trovano in ergastolo.

Il perché delle proteste

Le due pene destinate a Cospito, quella del 41 bis e quella dell’ergastolo ostativo, hanno innescato un’ondata di manifestazioni e proteste. Entrambi i regimi sono infatti particolarmente gravi e restrittivi e sono oggetto di diverse critiche. Innanzitutto, in molti protestano contro l’applicazione di queste pene al caso specifico dell’anarchico, considerato come un caso ingiustamente punito con troppa rigidità penale. Cospito è infatti l’unico anarchico al 41 bis, regime solitamente destinato ai boss mafiosi, e, oltre a questo, rappresenta anche un caso particolare di ergastolo ostativo: condannato per “strage contro la sicurezza dello Stato”, l’attentato davanti alla Scuola carabinieri non ha però fatto vittime.

In secondo luogo, molte proteste sono indirizzate, più in generale, a criticare il 41 bis e l’ergastolo ostativo. Questi regimi carcerari particolarmente rigidi sono infatti spesso accusati di essere incostituzionali. Queste pene, in effetti, nell’ottica delle critiche, mancherebbero della funzione principale del carcere: la rieducazione che permetta un nuovo inserimento in società del detenuto. L’ergastolo ostativo, a causa della certezza della pena, toglie infatti alla persona l’orizzonte della riconquista della libertà e del re-inserimento in società. Sul caso del 41 bis pesa un’ennesima critica, quella della condizione inumana in cui vivono i detenuti. Isolati dagli altri, costantemente sorvegliati e esclusi dal mondo fuori, si può contestare che a queste persone venga effettivamente tolta la possibilità di condurre una vita degna di essere chiamata umana (anche se a libertà limitata).

 

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