“La fine del mondo”: il dramma ecologico al Franco Parenti

In scena, in prima assoluta, dal 25 al 29 maggio 2022 al Teatro Franco Parenti La fine del mondo, uno spettacolo dissacrante e provocatorio. La regia di Fabrizio Sinisi, geniale e alquanto complessa, evoca un universo distopico ma profondamente attuale e guida lo spettatore verso una profonda riflessione, personale e collettiva. La fine del mondo porta in scena il dramma ecologico, tema di dibattito nel contesto attuale, ma ancora argomento misterioso per molti. Lo spettacolo è ambientato in una Venezia sull’orlo della scomparsa: la città sta per essere sommersa dalle acque. La narrazione si sviluppa durante un tempo sospeso, coincidente al fatidico “punto di non ritorno”. Superata questa soglia niente sarà più come prima. Il disastro ecologico è imminente e irreversibile e la prospettiva portata da Sinisi è estremamente cupa. Per l’uomo non resta alcuna via di scampo, se non

«smettere di combattere. La catastrofe possibile crea ansia, ma la catastrofe certa invece crea allegria».

In scena ci sono solo quattro attori, due coppie di fratelli. Così le vicende individuali si mescolano a quelle collettive, il macro prende il posto del micro e viceversa. La drammaturgia si articola su due diversi piani: le tragedie individuali dei singoli e quelle dell’umanità. Il destino crudele e cui ciascuno va incontro, la fine del mondo, si affianca e mescola alla tragicità del quotidiano, pieno di imprevisti e piccoli enigmi, che conducono a all’inevitabile sofferenza. Così, la trama è strutturata su due diversi piani narrativi: da una parte, infatti, vi è l’organizzazione della festa in attesa del “punto di non ritorno”; dall’altra, i personaggi si intervallano sul palco per raccontarsi ed evocare un passato ormai vano.

La fine del mondo: racconto di uno storytelling “intrecciato”

Gli attori si mescolano ai personaggi: all’interno dello storytelling principale infatti, la storia racconta il dramma di coppia di attori, invitata a una festa su una nave per realizzare uno spettacolo teatrale. La fine del mondo, come si può notare, porta in scena efficacemente il “teatro nel teatro”. Ciò avviene soprattutto nella parte conclusiva dello spettacolo, quando i due piani narrativi sembrano ormai totalmente coincidenti e rivolti verso lo stesso inevitabile e fatale destino. L’attrice e personaggio protagonista si rivolge al pubblico, che immediatamente viene catapultato all’interno della nave in cui avviene lo spettacolo. Così, lo spettatore non si trova più all’interno di un teatro per assistere alla rappresentazione. Al contrario, diventa partecipante attivo e inconsapevole della messa in scena. Oltre alla narrazione, anche i piani temporali si aggrovigliano e sovrappongono, fino a far coincidere il tempo dello spettatore con quello del personaggio.

La scenografia di La fine del mondo: per un “teatro totale”

La fine del mondo sfrutta pienamente la sala teatrale anche da un punto di vista scenografico. In effetti, più volte gli attori scendono dal palcoscenico per “rincorrersi” nei corridoi o salire sulle balconate. Insomma, lo spazio della narrazione tradizionale sembra rompersi per lasciare posto a un “teatro totale”, che immerge ancora di più lo spettatore, già chiamato direttamente in causa durante lo spettacolo. In effetti, la scelta di portare in scena il “teatro nel teatro” apre le porte a diversi dialoghi tra attori e pubblico, aumentando ulteriormente la percezione della “visione in diretta”. Oltre a ciò, la scenografia appare moderna ma piuttosto povera. Interessante l’abile utilizzo di apparecchiature tecnologiche direttamente presenti sul palcoscenico: una console, una telecamera per le riprese video. Proprio quest’ultima consente di amplificare le immagini, che vengono proiettate sullo schermo dopo essere riprese dalla telecamera.

Le espressioni degli attori sono visibili e dettagliate, nonostante questi dialoghino in un punto molto lontano del palcoscenico e difficile da scorgere. L’intimità del dialogo, lontano dagli occhi indiscreti dello spettatore, sembra impedita dalla presenza di dispositivi tecnologici, che monitorano, osservano e tengono traccia delle azioni, amplificandole.

Lo spettacolo offre allo spettatore una discussione sul dramma ecologico. In effetti, pur evocando una prospettiva buia e alquanto pessimista a cui non è possibile porre rimedio, La fine del mondo apre al dialogo. I personaggi rappresentano infatti punti di vista diversi e tra loro contraddittori. In particolare, le due sorelle discutono riguardo il tema del disastro ecologico portando avanti due posizioni contrastanti. Facendo valere i punti di forza e di debolezza delle proprie prospettive, lo spettatore viene immerso in uno spazio di riflessione, oltre che divertimento. In loro si manifesta il dramma dei figli, lasciati senza padri e radici ad affrontare una catastrofe inevitabile e irrimediabile. Così La fine del mondo, in una sprezzante ironia, insegna ad affrontare il momento passo dopo passo e, come sostiene Shakespeare, ad

accettare il peso di questo tempo arduo. Dire non quello che conviene, ma quello che sentiamo veramente

FONTI

teatrofrancoparenti.it

visione dello spettacolo

CREDITS

copertina

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