La Transnistria, il Paese che non c’è, nuovo fronte dell’offensiva di Putin

Nella porzione più orientale del territorio della Repubblica di Moldavia, oltre il fiume Dnestr (Nistro), si trova un sottile lembo di terra che definisce da nord a sud l’intero confine che separa la Moldavia dall’Ucraina. Dal 1991, immediatamente dopo lo scioglimento dell’URSS, i suoi abitanti si sono auto-proclamati indipendenti, e hanno fondato la Repubblica moldava di Transnistria. Piccolo particolare: nessuno Stato al mondo, se non la Russia (e anche lei solo ufficiosamente) ne ha riconosciuto l’esistenza. Ma agli abitanti di Tiraspol, capitale “de facto” del Paese, questo sembra interessare solo relativamente.

La città si colloca nel sud-est del Paese, vicino alla città ucraina di Odessa, a scarsa distanza dal mare. Con Bender/Tighina, città collocata leggermente più a nord, costituisce un continuum, un’unica complessiva agglomerazione urbana che fa circa 150.000 abitanti. A Tiraspol le lancette degli orologi sembrano essersi fermate a trent’anni fa: gli autobus sono ancora quelli del periodo sovietico, le caserme hanno i simboli dell’Armata Rossa (e sono ancora attive), i monumenti raffiguranti Lenin e altri eroi della Rivoluzione sono ovunque.

Al centro delle cronache

Oggi la Transnistria è al centro delle cronache per via dell’ipotesi che il presidente russo Vladimir Putin si serva del suo territorio come base per il reclutamento di uomini che possano rinsanguarne l’esercito o, addirittura, per il lancio di missili in direzione di Odessa. I transnistriani, dal canto loro, si dividono fra il fronte dei nostalgici dell’URSS, che danno corda ai deliri dello Zar di Mosca, e chi invece si è lasciato ammaliare dalle sirene dell’Occidente e del suo “way of life“.

Ma questo lembo di terra ha dei tratti di esclusività che lo rendono unico al mondo. C’è soprattutto un dettaglio che non può sfuggire, e che rivela come le sirene del capitale si siano fatte sentire anche qui (dove ora si vota a destra): è una piccola stellina gialla da sceriffo, che a Tiraspol si trova ovunque si volga lo sguardo.

Un western diventato realtà

Quando, nel 1991, Michail Gorbaciov proclamò la dissoluzione dell’Unione Sovietica, gli ex agenti del Kgb Viktor Gushan e Ilya Kazmali furono costretti a reinventare le proprie esistenze. Fu così che, due anni dopo, fondarono una holding e le diedero un nome (e un logo) che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto lasciar trasparire la passione condivisa da entrambi per i film western: così nacque la Sheriff. E se oggi si vuole vivere a Tiraspol, o anche solo visitarla, dalla Sheriff e dai suoi servizi non si può prescindere: è tutto loro, dai supermercati alle pompe di benzina, dai palazzi alle televisioni.

Certo, non tutto è a buon mercato, soprattutto i prodotti dei supermercati, ma tranquilli: se andrete a Tiraspol, vi accorgerete che il tasso di cambio con l’Euro è favorevole. Sì, perché i centri di cambio sono una tappa obbligata, in Transnistria: le carte di credito non sono accettate, occorre provvedere con la moneta locale, i cui pezzi più piccoli sono tondini di plastica. Fuori dalla Transnistria, la valuta è carta straccia. Altra tappa obbligata? La dogana, ovvio: quando entrate dal confine, vi viene consegnato un foglio con i vostri dati; non perdetelo, vi raccomandano, altrimenti non si torna più a casa.

Cercasi cecchini

Nicolai Lilin, il romanziere autore di Educazione siberiana, da cui è stato tratto il celebre film con John Malkovich, è nato in Transnistria, anche se oggi è naturalizzato italiano, e dispone quindi di tre passaporti: quello italiano, quello moldavo e quello transnistriano.

La Transnistria è da sempre un enorme magazzino di armi sovietiche, una piattaforma bellica da attivare in chiave anti-occidentale in caso di aggressione: ancora oggi abbiamo circa 250 testate nucleari attive”, ha dichiarato in un’intervista recente. “Quando la Moldavia si è resa indipendente dall’URSS, ha subito guardato a ovest, mentre la nostra gente era ed è ancora legata all’economia e all’esercito russo”. In particolare, alla memoria di quella 14esima armata che in quel 1991 decise di rivoltarsi al governo locale, scatenando un breve conflitto poi risolto dall’ingresso dei carrarmati russi e da una pace provvisoria.

In quell’occasione, secondo quanto riporta Giordano Cevolani in Transnistria, alle nozze d’argento con la secessione, il testo italiano più informato circa la situazione a oriente del Dnestr, gli unionisti moldavi arrivarono persino ad arruolare delle atlete di biathlon dei Paesi baltici come cecchini. “I transnistriani sono pieni di armi e determinati”, conclude Lilin; “la comunità internazionale ha dichiarato il mio Paese illegale, e ha sancito contro di noi un durissimo embargo economico e sanzioni politiche. È vero che siamo un avamposto geopolitico per la Russia in Europa, ma siamo pur sempre circondati da nemici”.  Nel 1990 la Regione della Transnistria garantiva il 40% del PIL moldavo e produceva il 90% dell’energia elettrica dell’intera Repubblica di Moldavia. Nel 2014, al momento della secessione della Crimea dall’Ucraina, con conseguente annessione alla Federazione Russa, la Transnistria ha chiesto formalmente a propria volta l’annessione a Mosca.

Alla conquista dell’Europa

La questione transnistriana è salita alla ribalta della cronaca italiana solo recentissimamente, per una ragione calcistica: nell’agosto del 2021 lo Sheriff (sorpresi dal nome?) di Tiraspol è diventata la prima squadra proveniente dalla Moldavia a raggiungere la fase finale della UEFA Champions League, la massima competizione europea per club. Non solo: a settembre, nelle prime due partite del girone di qualificazione, ha ottenuto 6 punti su 6, sconfiggendo gli ucraini dello Shakhtar Donetsk nel proprio stadio (un’arena avveniristica, circondata da un centro sportivo invidiato per ricchezza di campi e di infrastrutture), ma soprattutto il Real Madrid in Spagna, all’Estadio Santiago Bernabeu.

Quella dello Sheriff, che ha vinto 19 degli ultimi 21 campionati moldavi, è la “storia nella storia”: i suoi giocatori vengono da tutto il mondo, dal Lussemburgo al Malawi passando per il Brasile. Il presidente è lo stesso Gushan, che non manca mai alle partite casalinghe, o almeno così si dice, dato che nessuno lo ha mai fotografato negli ultimi vent’anni (mossa saggia, quella di scomparire dalla vista altrui, per chi è sospettato di contrabbando, influenze occulte sulle elezioni politiche e di minacce e intimidazioni di varia sorta). Come rivela Lilin, in Transnistria gli sport nazionali sono altri, dal judo, il più praticato, all’atletica: “del calcio qui non interessa a nessuno, la fondazione dello Sheriff ha avuto come unico obiettivo quello di portare il problema transnistriano agli occhi della comunità internazionale, e la squadra grazie ai suoi sorprendenti risultati ci sta riuscendo.”

Tra realtà e favola

A collegare Tiraspol con Chisinau, la capitale della Moldavia, sono 70 km di asfalto dissestato. Lo sfondo è grigio, ma entrando in Transnistria i colori cominciano a essere quelli del verde e del rosso, di cui è tinta una bandiera che  contempla anche la falce e il martello. Guai a cercare di documentare il passaggio del confine: le foto sono severamente vietate, a rafforzare l’impressione di un Paese sospeso tra realtà e favola, tra passato e presente. I transnistriani sono convinti, anzi sono sicuri che questa fama, la celebrità “conquistata” in questi giorni presso l’opinione pubblica europea svanirà presto, e che il loro tornerà a essere, inesorabilmente, un angolo nascosto del mondo.

FONTI

www.repubblica.it

www.repubblica.it

www.gazzetta.it

www.wikipedia.it

G. CEVOLANI, Transnistria, alle nozze d’argento con la secessione, Garomont-Studio MD-2069, 2019

“Sheriff tra est e west”, una produzione Sky Sport (2021)

Il Giornale

 

 

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