L’emergenza (nel senso di emergere) in filosofia

“Emergenza” una parola che abbiamo molto usato negli ultimi anni nel suo significato di emergency, ovvero “stato imprevisto delle cose, spesso problematico e richiedente un intervento immediato”: l’emergenza sanitaria e quella umanitaria ne sono esempi. Ma c’è un altro significato abbinato al significante “emergenza”, quello che in inglese si esprime con il termine emergence, ossia il sostantivo legato al verbo “to emerge”, in italiano “emergere”. In questo articolo parleremo della seconda accezione del termine, dell’emergenza come dell’emergere di qualcosa, e in particolare del suo significato filosofico, partendo dalle considerazioni del libro Metafisica dell’emergenza.

Le alterne fortune dell’emergenza

Ritratto di John Stuart Mill padre del concetto di eteropaticità

La storia dell’emergenza inizia nel Regno Unito con il filosofo John Stuart Mill, questi teorizza, in analogia al principio di composizione delle forze, il principio di composizione delle cause: per il quale la somma degli effetti delle singole cause sarebbe uguale al loro effetto congiunto. Mill nota però che questo principio si può applicare solamente ad alcune tipologie di fenomeni, quelli che producono effetti omogenei rispetto alle cause, detti effetti omopatici. Al contrario altri fenomeni producono effetti eterogenei rispetto alle proprie cause e che verranno chiamati effetti eteropatici. A partire da George Henry Lewes la seconda categoria di effetti sarà nota come emergente e l’eteropaticità verrà chiamata non linearità.

La teoria dell’emergenza verrà poi abbandonata nel secolo scorso a favore del riduzionismo. Quest’ultimo può essere di natura metodologica, epistemologica od ontologica. Nel primo caso consiste nel ritenere che il miglior modo di condurre un’indagine su un fenomeno sia di scomporlo e analizzare le sue parti. Nel secondo caso il riduzionismo corrisponde alla tesi per la quale le teorie e le scienze complesse possano essere ridotte ad altre più elementari. Infine troviamo il riduzionismo ontologico per il quale esistono una o più entità fondamentali che compongono tutto il reale.

La teoria emergentista è stata recentemente recuperata per spiegare alcuni fenomeni non interpretabili tramite il riduzionismo. Tant’è vero che alcuni autori definiscono l’emergentismo proprio in opposizione al riduzionismo, per taluni di questi bisognerebbe difatti ricorrere all’emergenza per quei fenomeni che il fisicalismo (una teoria ontologica riduzionista) fallisce.

Definizione di emergenza

L’idea intuitiva che sta dietro al concetto di proprietà emergente deriva dalla constatazione che un sistema puramente fisico, composto esclusivamente di parti materiali, quando raggiunge un certo grado di complessità strutturale, può iniziare a esibire proprietà autenticamente nuove che i suoi costituenti più semplici non possedevano.

Così Jeagwon Kim descrive l’emergenza anche se, come viene spiegato in Metafisica dell’emergenza, dare una definizione esaustiva e universale dell’emergenza è un’ardua impresa; non a caso l’autrice del libro sopracitato suggerisce di rifarsi, non già a una singola definizione, bensì a un cluster (del quale parleremo più avanti) di possibili definizioni.

In ogni caso a seguito forniamo i tre criteri che la Onnis indica come i più ricorrenti per individuare questo fenomeno. Il primo criterio è quello dell’irriducibilità ontologica, ovvero: “un fenomeno è emergente se non può essere scomposto nei suoi componenti più piccoli ed elementari senza che qualche sua caratteristica venga essenzialmente perduta”. Segue il criterio dell’irriducibilità epistemologica: “i fenomeni emergenti e le loro caratteristiche non possono essere esaustivamente spiegati, predetti o dedotti a partire dalla sola conoscenza delle parti costituenti”. Infine abbiamo il criterio della novità, secondo il quale “l’emergenza introduce nella realtà caratteristiche relativamente o fondamentalmente nuove e richiede nuovi schemi concettuali per essere analizzata”.

Il gioco della vita e altri esempi

Per comprende meglio il concetto di emergenza è indispensabile rifarsi a degli esempi, tenendo conto della loro relatività poiché, come suddetto, non solo non tutti accettano il concetto di emergenza ma, anche fra coloro che accettano tale principio, le visioni sono discordanti. Un esempio canonico di emergenza ontologica, fornitoci dal Mill di cui prima (dunque, stando al suo lessico, sarebbe più coretto parlare di eteropaticità), è l’acqua.

Nelle proprietà del composto di idrogeno e ossigeno – cioè dell’acqua – non si può osservare neppure una traccia delle proprietà dell’idrogeno o dell’ossigeno” scrive Mill che poi cita ad esempio anche lo zucchero di piombo il cui gusto “non è la somma dei gusti degli elementi che lo compongono, cioè dell’acido acetico e del piombo o del suo ossido” e il vetriolo azzurro il cui colore “non è una mistura dei colori dell’acido solforico e del rame”.

Un esempio di emergenza epistemologica potrebbe essere invece Game of life, gioco inventato dal matematico John Horton Conway. Il gioco è ambientato su una griglia, le celle di quest’ultima possono essere o colorate (vive) oppure bianche (morte); il comportamento di ogni cella, ossia la vita o la morte della stessa, dipende dalle otto circostanti. Ciò fa sì che il gioco, nonostante esibisca dei pattern ricorrenti (pulsar e quasar), sia imprevedibile. Quindi, nonostante le leggi che regolano il comportamento delle celle siano deterministiche, il gioco nel suo complesso è indeducibile, ovvero epistemologicamente emergente.

Formicai, stormi in volo e Amleto

Passiamo ora all’applicazione dell’emergenza ai sistemi complessi, ovvero degli insiemi di elementi che “esibiscono pattern di comportamenti globali che derivano da dinamiche computazionali locali”. In altre parole questi sistemi sono in grado di auto organizzarsi senza un centro di controllo, ma semplicemente tramite lo scambio locale di informazioni; inoltre il sistema complesso influenza gli elementi che lo compongono in senso causal-determinativo.

Esemplifichiamo: il comportamento di una formica da sola è indeterminato, mentre se quest’ultima facesse parte di un formicaio il suo comportamento sarebbe determinato e vincolato dal formicaio. Infatti le formiche non si muovono mica a caso, bensì secondo la necessità del formicaio: dunque il sistema complesso regola il loro comportamento, limitandone le azioni a quelle utili ad esso. Va inoltre specificato che il comportamento delle formiche non è dispoticamente dettato dalla regina, ma è piuttosto determinato dalle interazioni locali.

Un altro celebre esempio di sistema complesso è il volo in stormo di alcuni uccelli: imprevedibile previa simulazione, ma ordinato e determinato dalle interazioni locali fra i singoli volatili. Sulla stessa linea si possono inserire molti altri esempi fra cui, per dirne uno, gli ingorghi stradali.

A proposito dei vincoli causal-determinativi si può citare l’esempio dell’opera teatrale: l’attore che interpreta Amleto può dire o non dire “To be, or not to be, that is the question” come potrebbe dire qualsiasi altra cosa, andare ovunque voglia, smettere di recitare; ma, a causa del copione dell’opera teatrale, alle pressoché infinite azioni che potrebbe compiere, preferisce pronunciare la fatidica frase shakespeariana. Perché un attore, se è un buon attore e non impazzisce, rispetta quel vincolo causal-determinativo che è il copione.

La via del cluster

Le possibili applicazioni dell’emergenza, come abbiamo solo in parte visto, appartengono agli ambiti più disparati dello scibile umano e della realtà: dall’entomologia alla filosofia della mente, passando per fisica, biologia, neuroscienza, ingorghi stradali, il web e altri ancora. Proprio in vista dell’eterogeneità dell’emergenza, sia per quanto riguarda i numerosi ambiti ai quali si può applicare, sia considerando le molteplici definizioni che i vari studiosi hanno assegnato a questo fenomeno, la dottoressa Onnis suggerisce di adottare un cluster di definizioni, ovvero “un insieme di proposizioni o di entità simili di cui nessuna va intesa come essenziale o insispensabile”, anziché cercare una definizione univoca.

FONTI:

Onnis E. (2021), Metafisica dell’emergenza, Torino, Rosenberg & Sellier

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