E Eve Arnold fece Marilyn Monroe

Alcune dive del passato sono riuscite a trascendere spazio e tempo mantenendo la loro potenza evocativa grazie al patrimonio iconografico che hanno costruito. Marilyn Monroe si è ritagliata e cucita su misura un ruolo che ancora oggi, a decenni dalla sua scomparsa, è difficile da attribuire a qualcun altro. Nonostante il soggetto sia determinante, lo è anche la maniera in cui viene ritratto: non a caso, alcune foto di Marilyn Monroe sono passate alla storia, e se ne ricordano i nomi degli autori. La fotografa che più di tutti è stata capace di rendere su pellicola la complessità di Marilyn è stata sicuramente Eve Arnold.

Gli inizi

Eve Arnold nasce a Philadelphia nel 1912 da genitori ebrei russi. Nell’infanzia non conosce ricchezza: la famiglia era scappata dalla Russia a causa delle persecuzioni razziali e il padre, che non parlava inglese, ha dovuto spendersi molto per trovare lavori che potessero mantenere la famiglia.

A trent’anni, dopo aver lasciato Philadelphia ed essersi trasferita a New York, avviene l’incontro con la fotografia. Al tempo lavorava in uno stabilimento che si occupava dello sviluppo di fotografie da rullini e negativi e, motivata da un fidanzato che le aveva regalato la prima macchina fotografica, si iscrive a un corso alla New York School of Research: il suo maestro è stato Alexey Brodovitch, al tempo direttore di Harper’s Bazaar.

La sua prima fonte d’ispirazione sono state le sfilate di moda che si svolgevano clandestinamente ad Harlem. Per una donna bianca, era pericoloso aggirarsi tra le strade del quartiere, specie con una macchina fotografica al collo, ma la curiosità e il desiderio di conoscere di Eve Arnold vincevano ogni paura di incorrere nel pericolo. Il suo coraggio è stato presto premiato: nel 1951 il magazine fotogiornalistico The Picture Post ha pubblicato il reportage consacrandola al successo.

Nel 1951 viene ingaggiata come prima collaboratrice freelance dell’agenzia Magnum, diventandone poi socia nel 1957. Ciò che colpisce nella produzione artistica della fotografa è l’eterogeneità dei lavori: a ritratti di grandi dive, come Marlene Dietrich e Marilyn Monroe, sono alternati reportage fotografici in Afghanistan o Cina, documentazioni dei black muslims e dei comizi di Malcom X, il cuore della vita politica statunitense del tempo.

L’incontro con Marilyn

Al tempo le fotografie delle celebrità erano tutto fuorché spontanee: molta attenzione era posta sulla scenografia, l’illuminazione e la posa da far assumere la modella; il risultato era quindi di un’elevata complessità tecnica che sacrificava la spontaneità del soggetto. Eve Arnold veniva da un tipo di fotografia differente, quella del reportage sul campo; infatti, non era abituata a utilizzare sovrastrutture per scattare fotografie. Nel 1952 aveva realizzato un reportage su Marlene Dietrich, ritraendola in pose scanzonate, intenta a fumare e cantare. Erano fotografie spontanee, realizzate con la sola macchina fotografica, senza studio né l’aiuto di luci artificiali. Erano fotografie molto diverse da quelle che si vedevano sui giornali del momento.

Qualche tempo più tardi, complice una festa di Esquire, Eve conobbe Marilyn. Le introdusse un amico comune e Marylin stuzzicò Eve: “Se hai ottenuto un risultato del genere con Marlene, immagini quello che potresti fare con me?“.

Un rapporto decennale

La prima sessione fotografica di Marilyn e Eve avviene nel 1955 in un canneto a Long Island: Eve aveva scelto questa location, ma il giorno precedente allo shooting, a causa della pioggia, il suolo era intriso di fango. Marilyn con la scioltezza da diva che la contraddistingueva e la grande capacità di posare, noncurante del suolo fangoso si è accasciata a terra, con addosso solo un costume da bagno leopardato, sporcandosi interamente di fango. Eve Arnold rimase impressionata da una tale solerzia e scattò: il resto è storia.

Il sodalizio di Marylin Monroe e Eve Arnold si concretizzò in sei reportage: il primo, il più breve durato sole due ore, il più lungo durato due mesi, durante il set del film The Misfits.

Dopo il primo lavoro Eve Arnold non aveva più ricevuto notizie di Marilyn. Qualche mese più tardi alle quattro del mattino squillò il telefono in casa Arnold, era Marilyn e le chiedeva di seguirla a Bement, in Illinois, l’indomani.

Il viaggio era stato lungo, prima un aereo da New York a Chicago, poi da Chicago a Champaign e infine da Champaign a Bement; nel frattempo Marilyn si era sentita male, aveva dimenticato le pastiglie per i reni e lamentava dolori insopportabili. Eve Arnold immortalò con cura ogni momento del viaggio: Norma Jean in preda al dolore che si accasciava graziosamente su una poltrona e poi sorrideva, la diva tra i cittadini di Bement, incuriositi dal suo arrivo.

Eve Arnold per collaborare con Marilyn dovette rinunciare alla sua predilezione, lo scatto all’aria aperta. L’attrice era molto rigorosa sul controllo della sua immagine e voleva che le fotografie venissero realizzate in studio, dove si sentiva più a suo agio e padrona della scena. Le uniche sessioni fotografiche non realizzate in studio sono quelle sul set di The Misfits; Marilyn porta una camicia bianca dal taglio maschile e un paio di jeans, i capelli acconciati in due trecce corte, sugli occhi l’immancabile eyeliner e le labbra scarlatte.

Perché la Marilyn di Eve Arnolds è diversa 

Eve aveva capito la dualità di Marilyn: l’aveva conosciuta quando la sua ambizione era diventare una star amata e consacrata al pubblico e le era stata accanto quando, realizzato questo desiderio, non aveva retto il peso della celebrità.

Eve Arnold aveva scelto di ritrarre una Marilyn diversa, lontana dalla maliziosa sensualità per cui era stata conosciuta dal grande pubblico.  Nell’ultimo servizio, quello sul film The Misfits questo suo lato fuoriesce negli scatti teneri con Clark Gable, in quelli con Arthur Miller, regista del film e allora ancora suo marito, che teneramente la dirige, cercando di scrollarle di dosso la tanta insicurezza che le impediva di brillare.

Eve Arnold, prima che fotografa, era un’amica: non era spinta dalla spregiudicatezza di molti dei suoi colleghi, i quali rubavano scatti sensuali e selvaggi a Marilyn, rafforzando la sua immagine da femme fatale. Eve, al contrario, la teneva in grande considerazione, desiderava che nelle sue fotografie ne trapelasse sì la bellezza, ma anche l’intelligenza e il candore.

Il libro

Nel 1987, venticinque anni dopo la morte di Marilyn, Eve Arnold ha deciso di pubblicare il libro Eve Arnold, Marilyn Monroe – An appreciation; in un documentario girato per BBC, Arnold ha raccontato che subito dopo la morte di Marilyn aveva deciso di accantonare tutti i progetti che la ritraevano, poiché non riusciva ad accettare che se ne fosse andata. Vent’anni più tardi ha trovato la motivazione per pubblicare il libro. Il dolore è stato sostituito dalla tenerezza del ricordo e le fotografie sono divenute una dolce reminiscenza degli albori della loro amicizia.

Eve Arnold era contrariata dal modo in cui l’immagine di Marilyn Monroe, dopo la sua morte, era stata sfruttata e svuotata di significato. Il libro è stato un espediente per ampliare il punto di vista su una diva tanto raccontata, ma spesso malamente.

Arnold ha ricordato più volte l’estrema riconoscenza per la diva, dicendo: “Questa ragazza grassottella era molto infelice, le devo molto perché le sue foto sono molto vendute“. Che Eve Arnold sfruttasse come gli altri fotografi l’immagini dell’attrice è indubbio, ma a differenza loro provava a far emergere qualcosa di più della bellezza, e Marilyn questo lo sapeva.


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