Immagine di Vittorio Emanuele III di Savoia e Elena di Montenegro

I gioielli dell’opportunità

Se questa fosse una fiaba con elementi di un giallo inizierebbe così: in un giorno tanto lontano un re senza nome consegnò dei preziosissimi gioielli a un suddito fidato, in attesa di poter tornare a prenderli quando tutto sarebbe finito.

In realtà abbiamo una data precisa e le cose sono un po’ diverse, ma non per questo meno interessanti.

I fatti storici

La data è il 5 giugno 1946, subito dopo il referendum con il quale nacque la Repubblica Italiana, sono le cinque di pomeriggio e siamo a Roma, per la precisione in via Nazionale, presso la Banca d’Italia. Il nostro protagonista non è direttamente il re ma un avvocato, Falcone Lucifero, il quale, per conto di re Umberto II, affidò in custodia alla Banca d’Italia un cofanetto in pelle a tre piani, contenente 6732 brillanti e 2000 perle suddivisi tra bracciali, collier, diademi, orecchini e gioielli vari.

Suddetto cofanetto fu, tra l’altro, preso in custodia dal futuro secondo presidente della Repubblica, Luigi Einaudi. Il problema è che ora, ben settantacinque anni dopo, il cofanetto ancora riposa sereno nei caveau della Banca d’Italia, ignaro delle diatribe che lo circondano.

La lunga discussione sul loro possesso

In un primo momento la famiglia reale voleva rivendicarne una parte, poiché stando a quanto dichiarato, di proprietà personale di alcuni membri della famiglia, giocando sulla dichiarazione apposta nel verbale di Lucifero “si affidano in custodia alla cassa centrale, per essere tenuti a disposizione di chi di diritto”.

Dopo la caduta della monarchia e l’esilio forzato di tutti i Savoia fino al 2003, chiaramente il “di diritto” non riguarda più la famiglia reale, ma non possono nemmeno essere “tenuti ostaggio” dalla Banca d’Italia o rivendicati dallo Stato. Si tratta di veri e propri cimeli di notevole importanza non solo in termini economici, ma soprattutto storici e artistici che non solo meriterebbero di essere esposti e potrebbero anche attrarre turisti, ma che necessitano anche cure e manutenzione. Le perle, ad esempio, se non trattate in maniera adeguata, rischiano di disidratarsi, diventare opache e anche morire.

Tra i pezzi più notevoli custoditi ancora nel cofanetto troviamo: un rarissimo diamante rosa montato su una spilla a forma di fiocco con 679 brillanti e con un peso di 143 carati, lunghissimi e ricchi collier di perle indossati dalla regina Margherita (era solita indossare talmente tanti gioielli da venir addirittura paragonata all’immagine di una madonna votiva durante una processione), il preziosissimo diadema composto da undici volute di diamanti circolari e perle, con 541 brillanti incastonati e un peso di 292 carati, indossato prima dalla regina Margherita e successivamente dalla regina Elena, e molti altri gioielli indossati dalla principessa Maria Antonia.

Il cofanetto può essere aperto esclusivamente in presenza del presidente della Repubblica e del governatore della Banca d’Italia, anche se i Savoia, nello specifico Emanuele Filiberto di Savoia, ritengono che se gli eredi si presentassero tutti insieme a rivendicarne una parte sarebbe complesso dire loro di no.

Le ragioni dietro questa empasse

L’iter è ancora bloccato, dopo tutti questi anni, per svariate ragioni.

Inizialmente i Savoia evitarono qualsivoglia forma di rivendicazione nel timore di rancori o risentimenti dovuti agli allora recenti fatti storici (senza contare che, come già accennato, era preclusa l’opzione agli eredi maschi di mettere piede sul suolo italiano fino al 2003); lo Stato italiano, tra un problema e l’altro (e una tentata incursione politica e l’altra da parte di Emanuele Filiberto di Savoia), non riusciva mai a trovare il momento storico migliore… e gli anni sono passati.

Ritirarli però fuori, prendere quei gioielli e donare loro una nuova vita, trasformando questa lunga parentesi in un’opportunità, potrebbe essere una bellissima idea. Come proposto da più parti, anche dai Savoia stessi, i gioielli potrebbero venir espostiEmanuele Filiberto propone presso le Scuderie del Quirinalecome accade da tempo in Regno Unito, attirando così soldi, turisti e svelando un altro pezzo di arte e storia italiana da tempo accantonato. Sempre Emanuele Filiberto di Savoia, in un’intervista, ipotizzò anche che nel caso in cui la carica di presidente della Repubblica dovesse in futuro spettare a una donna, essa potrebbe indossarli per cerimonie ed eventi ufficiali, donando loro una nuova vita.

Quanto investe in cultura l’Italia?

In base a dei confronti internazionali, l’Italia investe meno della media europea in cultura, pur essendo il Paese più famoso al mondo proprio in questo ambito e detenendo il primato per siti UNESCO al di sopra della Cina. Si tratta di un Paese estremamente ricco a livello artistico, architettonico e storico, eppure moltissime opere, chiese e luoghi di importanza culturale sono abbandonati per mancanza di fondi (o alle volte anche interesse).

Stando ad alcuni bollettini dei Carabinieri, nel solo anno 2019, 8405 elementi di interesse culturale sono spariti. Molti sono anche divenuti oggetti di vandalismo, purtroppo. Da grotte siciliane decorate con affreschi bizantini, passando alle numerosissime chiese abbandonate (solo nella città di Napoli se ne stimano circa settantacinque), arrivando a città intere (basti vedere L’Aquila, caratterizzata da un’architettura meravigliosa ma essenzialmente abbandonata a sé stessa) l’Italia non sa sfruttare il proprio patrimonio. Soprattutto in tempi di Covid-19 il turismo e l’economia tutta hanno subito un duro colpo, quindi trovare ulteriori escamotage per ricavare qualche entrata facendo cultura può sempre tornare utile.

Il settore turistico, infatti, è stato proprio quello che più ne ha risentito, passando da una cifra di 1,3 milioni di occupati nel 2019 ai 953mila nel 2020, con coloro che avevano un contratto a tempo determinato o stagionale maggiormente penalizzati, soprattutto le donne e i giovani, la cui occupazione si è ridotta del 30%. Per tradurre queste cifre, basti pensare che nel 2020 una persona su quattro che lavorava nel turismo si è ritrovata disoccupata.

Perché esporre?

Esporre questi gioielli non solo costituirebbe una totale novità anche per i turisti e le turiste italiane, non limitandosi quindi ad attirare il turismo estero, ma potrebbe presto diventare una meta tipica delle visite scolastiche per le scolaresche che stanno studiando quel determinato periodo storico.

Qualunque sia l’uso o il destinatario “di diritto” di suddetti preziosi gioielli, esporli sarebbe comunque un’occasione vantaggiosa sotto molti punti di vista per riscoprirsi un Paese creativo e pieno di opportunità, aiutando la cultura a fiorire e l’economia a rialzarsi.

 

 

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