Italo Calvino e Luigi Ghirri: il limite che tende alla leggerezza

La uniform edition di Oscar Moderni delle opere di Italo Calvino realizzata da Mondadori presenta in copertina le fotografie di Luigi Ghirri, mettendo in dialogo i linguaggi di questi due grandi artisti del ‘900. 

La copertina di un libro svolge un ruolo importante nel dare un primo input della storia. Capita che ci si chieda che cosa c’entri una determinata immagine o elaborazione grafica con il racconto e in certi casi l’enigma si risolve una volta conclusa la lettura. Quando ciò si verifica si viene a creare un legame indissolubile tra rappresentazione visiva e storia narrata, che resterà impresso nella memoria di ogni lettore. In particolare, con Luigi Ghirri affiora l’importanza della narrazione fotografica legata alla letteratura. Il termine fotografia deriva dal greco dall’unione delle parole “luce” e “scrittura”.

Italo Calvino, Lezioni Americane, 2016, Oscar Moderni, Mondadori

La fotografia è quindi un segno che si imprime sulla superficie sensibile grazie alla luce. Nel dizionario Treccani la parola scrittura viene definita così: “Rappresentazione visiva mediante segni grafici convenzionali, delle espressioni linguistiche”. È quindi interessante notare come i due termini rimandino l’uno all’altro. Nella fotografia uniamo la scrittura alla luce, nella scrittura parliamo di rappresentazione visiva. Alla base di entrambe le pratiche c’è la volontà di rappresentare qualcosa che passa inevitabilmente attraverso lo sguardo.

Il limite che tende alla leggerezza 

Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità e Molteplicità. Questi i nomi di cinque delle sei lezioni che Italo Calvino avrebbe dovuto tenere ad Harvard prima di morire improvvisamente nel 1985 a pochi mesi dalla partenza. Oggi i testi sono raccolti nel libro Lezioni americane. Sei proposte per il nuovo millennio pubblicato postumo nel 1988. Nel primo discorso, Calvino fa riferimento alla sua pratica dello scrivere, definendola come un continuo togliere peso: 

La mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso; ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; soprattutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e del linguaggio. 

Luigi Ghirri nel suo breve saggio L’opera aperta scritto nel 1984 descrive invece la fotografia come: 

Nessuna violenza, né choc visivo-emozionale, o forzatura, ma il silenzio, la leggerezza, il rigore per poter entrare in rapporto con le cose, gli oggetti, i luoghi.

 

Italo Calvino, Palomar, 2016, Oscar Moderni, Mondadori

La leggerezza ha quindi caratterizzato tutte le opere di entrambi gli autori: leggerezza nell’osservare la realtà e le sue infinite forme, leggerezza nel lasciare vuoto, spazio, intorno alle storie o ai soggetti, leggerezza nel non prendersi troppo sul serio. Entrambi gli artisti erano consapevoli che l’opera è solo una possibile realtà, frutto delle scelte e della sensibilità di chi la produce.

L’infinito contenuto tra il mare e il cielo

Nel racconto Lettura di un’onda all’interno di Palomar, pubblicato nel 1983, il protagonista che porta il nome dell’opera osserva un’onda e ne descrive minuziosamente ogni singolo movimento. La copertina di Palomar realizzata da Mondadori è l’opera intitolata Infinito di Luigi Ghirri. Il fotografo scatta per un anno, ogni giorno, una foto al giorno del cielo e il nome di questo lavoro fa riferimento al fatto che neanche in questo modo è possibile fornire un’immagine unica del cielo.

Entrambi gli artisti partono dunque da elementi naturali che, osservati a lungo, diventano protagonisti di due racconti diversi. In Palomar il racconto si conclude con una sorta di inquietudine: nel momento in cui il protagonista sembrava essere riuscito a mettere insieme un’immagine quanto più completa del mare, questa cambiava di nuovo. 

Earthrise, scattata il 24 Dicembre 1968, dall’astronauta dell’Apollo 8 Bill Anders.

Tale presa di coscienza si fa spazio anche nel pensiero di Ghirri sin dagli inizi della sua carriera. Nell’introduzione di Kodachrome, primo libro auto pubblicato dal fotografo nel 1978, l’autore rimane stupito davanti alla prima fotografia della Terra vista dalla Luna pubblicata nel 1968, Earthrise. La definisce:L’immagine che contiene tutte le possibili immagini e allo stesso tempo l’impossibilità di decifrarle tutte.”

Una scelta tra le possibili combinazioni del reale

Nello spazio tra l’infinitamente grande e il piccolo nasce l’esigenza di Ghirri di vedere con chiarezza le cose, sapendo che è lui a selezionare il frammento che poi diventerà fotografia e che è un’opzione tra mille altre. Allo stesso modo Calvino, attraverso lo sguardo di Palomar seleziona, taglia, descrive, non un momento in particolare, ma il semplice movimento di un’onda che si estende sulla carta. 

Nel racconto L’avventura di un fotografo all’interno della raccolta Gli amori difficili, Italo Calvino descrive perfettamente la medesima incapacità di arrivare all’immagine perfetta, quella che trae tutta l’essenza del soggetto fotografato. 

C’erano molte fotografie di Bice possibili e molte Bice impossibili a fotografare, ma quello che lui cercava era la fotografia unica che conteneva le une e le altre.

Luigi Ghirri, Kodachrome, 1978, Punto e Virgola, Modena

Questo si chiede Antonio, il protagonista, mentre continua a fotografare la sua fidanzata Bice. Da questo limite dettato dalle infinite possibilità del racconto e dell’immagine nasce quindi quel senso di leggerezza che sul fine della sua vita Calvino aveva ben descritto in Lezioni Americane.

La leggerezza in tal senso è quell’elemento che mette in comunicazione i pensieri dei due autori e che rende valida l’azione della penna e dello scatto: nessuno dei due compie atti sensazionali, ma parte tutto dalla contemplazione del reale. Da lì che nascono interi mondi, attraverso cui possiamo andare dentro le cose, cercando di afferrare ogni volta un granello in più di vita: la stessa vita che siamo noi a creare. Continua così Italo Calvino in Lezioni Americane: Ci affacceremo al nuovo millennio senza sperare di trovarvi nulla più di quello che saremmo capaci di portarvi.

L’ultimo viaggio 

Nel 1980 Luigi Ghirri venne mandato ad Amsterdam dal direttore della Polaroid International Heiting per scattare nei suoi studi con la macchina formato 50×70. Uno degli scatti è proprio Amsterdam 1980,utilizzato come copertina di Lezioni Americane. In quest’immagine troviamo la fotografia di un mappamondo con alcuni solidi e disegni geometrici accanto. L’immagine è frutto di un percorso iniziato anni prima con il lavoro Atlante con il quale, scattando fotografie di frammenti di atlanti stampati, inizia l’approfondimento di Ghirri sul segno e la realtà rappresentata.

Luigi Ghirri, Amsterdam 1980, Polaroid/Opera Completa, 1998, Baldini e Castoldi

Nell’immagine in questione è presente un riferimento agli elementi essenziali della geometria e della fotografia della riproduzione di quell’immagine che sconvolse il fotografo: Earthrise. Attraverso l’opera l’autore fa riferimento alla rappresentazione delle rappresentazioni, coniugando gli elementi alla base di tutte le cose, rappresentati dalla geometria, e la fotografia dell’immagine che racchiude tutte quelle possibili.

Per Calvino, Lezioni Americane fu l’ultimo viaggio, mentre Ghirri, invece, con quest’operazione, annullò il viaggio fisico, fermandosi a quello immaginario rappresentato dal viaggio ideale con un mappamondo.

 

FONTI 

maxxi.art

theguardian.com

micamera.com

oscarmondadori.it

Italo Calvino, Palomar, 2016, I edizione Oscar Moderni, Mondadori 

Italo Calvino, Lezioni Americane. Sei proposte per il nuovo millennio, 2016, I edizione Oscar Moderni, Mondadori 

Italo Calvino, Gli amori difficili, 2016, I edizione Oscar Moderni, Mondadori 

Luigi Ghirri, Polaroid / Opera completa, 1998, Baldini e Castoldi 

Luigi Ghirri, Kodachrome, 1978, Punto e Virgola, Modena 

Luigi Ghirri, The Complete Essays 1973-1991, 2016, MACK

 

CREDITS

Copertina: Fotografia di Lara Morello dell’opera di Luigi Ghirri, Ile Rousse 1976, Kodachrome, 1978, Punto e Virgola, Modena

Immagini 1,2,4: fotografie di Lara Morello

Immagine 3

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