Primo piano di un soldato sporco e ferito

I crimini di guerra mai riconosciuti in Ciociaria

Uno dei film più famosi della storia è La Ciociara, diretto da Vittorio De Sica e magistralmente interpretato da Sophia Loren, performance che le valse un Oscar nel 1962. Moltissime persone sapranno che questa pellicola è tratta dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia del 1957, ma forse non tutte sapranno che quest’ultimo si ispirava – tristemente – a fatti realmente accaduti.

L’epoca  e il nome “marocchinate”

Infatti, nel 1944, la zona della Ciociaria e dell’Agro Pontino furono oggetto delle cosiddette “marocchinate”. Con questo termine ci si riferisce alle atroci e innumerevoli violenze (stupri, furti, sevizie e altro) perpetrate dai goumier ai danni della popolazione locale, soprattutto le donne.

Sicuramente il termine “marocchinata” è riduttivo e infelice: ha un vago sapore dal retrogusto razzista, ma soprattutto è impreciso, poiché suddette azioni non furono portate avanti solo da marocchini. I goumier (dall’arabo قوم, popolo,gente, pronunciato qawm), soldati di origine araba, facevano parte della fanteria leggera dell’Armata d’Africa ed erano sì a maggioranza marocchina, ma è stato appurato come negli episodi laziali fossero presenti una buona dose di elementi algerini e, soprattutto, francesi europei.

I fatti storici

Il 14 maggio 1944 i goumier riuscirono a superare i monti Aurunci e aggirare la potenza tedesca presso la Valle del Liri, permettendo ai britannici di sfondare la linea Gustav e approdando presso il paesino di Esperia, prima tappa delle tante brutalità che avrebbero poi avuto luogo.

Con la scusa di un particolare permesso da parte dei francesi di poter avere completa libertà e controllo per cinquanta ore sui territori conquistati – la cui veridicità è assai dibattuta, probabilmente si trattò di un accordo o promessa in forma orale – i goumier violentarono quasi tutte le donne del paesino, uccisero e/o sodomizzarono chiunque si mettesse loro di fronte, spostandosi poi da Esperia al resto della Ciociaria, fino all’allora provincia di Littoria, odierna Latina.

Alcuni esempi sono il martirio del parroco di Esperia, che cercando di nascondere e proteggere alcune donne, fu sodomizzato l’intera notte per successivamente morire. Moltissimi altri uomini subirono la stessa – o simile – sorte. Furono riportati casi di lacerazioni anali e alle corde vocali, evirazioni, addirittura estrazioni di denti per evitare morsi da pare delle vittime. Nel caso specifico di Esperia quasi l’intera popolazione femminile fu violentata, settecento donne, con conseguente diffondersi non solo di traumi psicologici, suicidi o altro, ma anche di malattie veneree e gravidanze.

È stata fondata un’Associazione nazionale vittime delle marocchinerie, il cui Presidente è Emiliano Ciotti. Come spiegato da quest’ultimo in una recente intervista

Le violenze accertate furono ventimila. Nella seduta notturna della Camera del 7 aprile 1952, la deputata del PCI Maria Maddalena Rossi denunciò che solo nella provincia di Frosinone vi erano state 60.000 violenze da parte delle truppe del generale Juin. Dalle numerose documentazioni raccolte oggi possiamo affermare che ci furono 20.000 casi accertati di violenze, numero del tutto sottostimato; diversi referti medici dell’epoca riferirono che un terzo delle donne violentate, che si erano fatte medicare, per vergogna o per pudore, preferì non denunciare.

Anche moltissimi elementi della Resistenza – e le loro famiglie – subirono violenze e danni.

Il silenzio complice dei francesi e l’orrore di italiani e americani

Il generale Juin intimò alle proprie truppe di mantenere un minimo di contegno, ma è ormai appurato come non solo i francesi fossero a conoscenza di quanto stesse accadendo, essendo essi stessi infiltrati, ma avessero anche chiuso un occhio, forse in risposta al tradimento dell’Italia.

È stato rinvenuto un documento del 1944 dal quale si evince che gli statunitensi anche fossero a conoscenza dei fatti, tanto da portarli ad avvertire i francesi che non si sarebbero fatti remora di sparare prima ai francesi e ai goumier che ai tedeschi, se fosse stato necessario. Come riportato sempre da Ciotti

gli Alleati e il contro spionaggio italiano erano a conoscenza delle violenze perpetrate ai danni della popolazione civile italiana dai coloniali inquadrati nell’esercito francese. Inoltre, i comandi Usa ordinarono alle proprie truppe che in caso di violenze dovevano sparare prima ai magrebini francesi e poi ai tedeschi.

Per via di quanto accaduto non è raro, ancora oggi, sentire in Ciociaria dire frasi e modi di dire quali “quello che hanno fatto i francesi non l’hanno fatto i tedeschi”, inoltre molte persone vive all’epoca ancora descrivono i tedeschi – paradossalmente – come “educati” e quasi preferibili ai goumier e ai francesi. Chiaramente è un quadro assurdo, dato che i tedeschi erano tutto fuorché innocenti o innocui, ma ciò può dare un’idea della portata delle violenze e scempi subiti dalla popolazione locale, per arrivare a dire tanto.

La portata inquietante del fenomeno nella cultura locale

Quelle che vengono definite, come già è stato spiegato, in maniera riduttiva e imprecisa “marocchinate”, furono veri e propri crimini di guerra, le cui vittime non ricevettero mai una vera giustizia quando era il momento. Nel 1996 il Senato italiano presentò il disegno di legge “Norme in favore delle vittime di violenze carnali in tempo di guerra”, all’interno del quale si può trovare un resoconto degli agghiaccianti fatti

Oltre 2.000 donne furono violentate, la più giovane di 11 anni, la più anziana di 86. A decine morirono. Seicento uomini patirono la stessa sorte. Tra essi un giovane parroco, che morì due giorni dopo le sevizie patite. Due sorelle, di 15 e 18 anni, subirono le violenze di 200 soldati marocchini. Una di queste morì durante lo stupro; l’altra impazzì e finì in manicomio. Una dozzina di uomini che, con forconi, falci e bastoni, avevano tentato di difendere le loro mogli, madri e figlie, furono impalati vivi.

È possibile anche trovare un elenco di comuni coinvolti dalle violenze:

E a questo proposito riteniamo opportuno, come atto moralmente dovuto, elencare tutti i paesi protagonisti di quelle vicende che hanno dato la propria adesione a questa iniziativa, ovvero: Acquafondata, Amaseno, S. Ambrogio, S. Andrea, S. Apollinare, Aquino, Ausonia, Castelnuovo Parano, Castro dei Volsci, Ceccano, Cervaro, Coreno Ausonio, S. Elia F. Rapido, Esperia, Falvaterra, S. Giorgio a Liri, S. Giovanni Incarico, Giuliano di Roma, Morolo, Pastena, Patrica, Pico, Pignataro, Pontecorvo, Supino, Vallemaio, Vallerotonda, S. Vittore nel Lazio, Vallecorsa, Villa S. Stefano, Viticuso.

Sebbene si tratti di un capitolo di storia dell’epoca meno noto rispetto agli altri, è talmente terribile da essersi guadagnato una pagina Wikipedia specifica in francese (Crimes de 1944 en Ciociaria)

Questi crimini di guerra non riconosciuti non sono l’eccezione, purtroppo. Nei contesti e luoghi di guerra le donne sono sempre le prime a farne le spese, indipendentemente dalla propria età o posizione. Le persone, chiunque esse siano, vengono trucidate, i luoghi distrutti. Per ora, malauguratamente, non sembra che le persone imparino dalla storia e dal passato, poiché queste stesse scene di violenza vengono ancora replicate in altre parti del mondo, cambiano solo i carnefici. Conoscere pagine drammatiche della propria storia, come questa, non deve avere come solo scopo quello di creare shock o indignazione, ma far riflettere ed osservare certe dinamiche pericolose, per poterne riconoscere ed evitare in futuro. Chi in passato è stato vittima può diventare carnefice e vice versa.

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