Arte, materia e vita: Giuliano Macca

La Galleria Von Buren  a Roma continua con il suo lavoro di scouting di giovani talenti. Questa volta è tempo di Giuliano Macca il quale, con la mostra Il Pianto dei Vulcani, espone i suoi dipinti realizzati nel 2021. La gallerista Michele Von Buren, che fin dal 2018 segue e crede nel suo lavoro, insieme al regista Ferzan Özpetek, il quale ha scritto un testo in onore del lavoro dell’artista, accompagnano e illustrano le opere, con la loro esperienza e il loro entusiamo.

Giuliano Macca tra cielo e terra

Giuliano Macca nasce a Noto, in Sicilia, dove inizia a indagare la realtà attraverso i contrasti tipici di questa terra viva. Cielo e terra, acqua e fuoco, tradizione e innovazione, sono i rapporti che Macca studia e riversa sulla tela. Nel 2008 si trasferisce a Roma, per frequentare l’Accademia di Belle Arti, dove si diploma a pieni voti. Da qui, inizia un lungo percorso artistico che lo vede esporre al Museo dell’Altro e dell’Altrove di Roma nel 2011, fino a partecipare alla collettiva Myths and Legends nel 2018 presso la Galleria RVB Arts di Roma di Michele Von Buren.

Il 2019 è l’anno che lancia la sua carriera. Visto il grande successo ottenuto nella mostra collettiva, la gallerista organizza la sua prima personale. La mostra, intitolata Cuori di Cristallo, inaugura il suo intimo percorso nello studio delle fragilità dell’uomo, partendo dal paradigma paradossale che contraddistingue questo materiale, in quanto caratterizzato da una struttura solida ma friabile se sottoposto a sollecitazioni.

Nel settembre 2020 Macca corona il sogno di ogni artista contemporaneo: una personale a Firenze, curata da Vittorio Sgarbi, presso la Galleria Etra Studio Tommasi. La solitudine degli angeli, titolo rappresentativo del periodo pandemico che stiamo vivendo, culmina poi con una installazione maestosa sotto la Torre del Cassero di Castiglion Fiorentino. Qui, Macca realizza un dipinto di 1200 mq calpestabile, dove vi è raffigurato un abbraccio tra un uomo e una donna. Un’opera forte, enigmatica, che ha offerto speranza e dolcezza in un momento particolare per la nostra epoca.

Il figurativo e l’arte contemporanea

Giuliano Macca, Scritta sull’acqua, 2021, olio su tela, cm 50 x 40, Collezione privata.

Il percorso artistico di Giuliano Macca si sviluppa lungo due direttrici che dialogano tra di loro. Se da un lato Macca si porta dietro la cultura e i contrasti della sua terra, dall’altro egli è un attento studioso e osservatore della storia dell’arte. Infatti, prima a Roma e poi nel 2017 a Barcellona, Macca incontra e si rapporta con gli artisti del XIX e XX secolo. A Barcellona incontra le opere di Pablo Picasso e Francisco Goya, i quali diventano i due punti di riferimento per i suoi dipinti, tra cui quelli esposti fino al 4 febbraio a Roma. La Capitale, però, è il luogo privilegiato per favorire questi incontri. Infatti, basta scorrere la sua pagina Instagram per incontrare volti e ritratti da lui realizzati che si possono trovare nelle chiese di Roma. Giotto, Michelangelo, Raffaello e Caravaggio sono i numi tutelari della sua pittura di segno e di materia.

L’arte di Giuliano Macca riporta il figurativo in quella grande etichetta che è l’arte contemporanea. Macca, infatti, realizza volti e corpi che si stagliano eterei su un fondo monocromo, il quale contribuisce a dare profondità e mistero alle sue opere.

E poi l’incontro con la storia, i miti, le battaglie, le vittorie, le sconfitte che hanno caratterizzato l’umanità e che continuano ad essere oggetto di indagine.

Il Pianto dei Vulcani

I suoi dipinti drammatici evocano le simmetrie più immediate: la potenza distruttiva e la mutevole personalità del vulcano, con le sue funzioni vive e respiranti, riflette la nostra esistenza imprevedibile, dove passioni sopite o represse sono pronte a esplodere da un momento all’altro con un potenziale forza devastante. Ma è nella sua evocazione della debolezza del vulcano, la sua solitudine, le sue lacrime, che Macca ci restituisce una nota nuova e lacerante.

Giuliano Macca, 33 (Fino alla fine), 2021, olio su tela, cm 180 x 153, Galleria Von Buren Contemporary.

Così, il regista, scrittore e sceneggiatore turco, Ferzan Özpetek descrive le opere in mostra. La dolcezza di queste parole rispecchiano perfettamente l’intento di Macca e il sapiente percorso espositivo della galleria. Infatti, ad accogliere le anime smarrite nella galleria è l’opera 33 (Fino alla Fine), una reinterpretazione della Deposizione di Caravaggio, conservata presso la Pinacoteca Vaticana. Il corpo di Cristo, come nell’opera originale, cade senza vita tra le braccia degli apostoli Giovanni e Nicodemo, i quali con fatica cercano di sorreggere la loro guida. La scena inoltre è resa con un timbro drammatico, rafforzato dal sapiente equilibrio cromatico che Macca riesce a realizzare.

Partendo dalla tavolozza del Caravaggio, Macca la riproduce quasi identica, fermando sulla tela il ricordo della vista di questa opera. Anche qui, come in Caravaggio, l’osservatore è al centro della tela, ma la differenza esiste nel tempo. Se nell’artista lombardo l’obiettivo era quello di istruire l’osservatore attraverso la realizzazione di una scena biblica, e di calarla nel realismo e nel naturalismo di chi guardava la tela, Macca invece pone il ricordo. E lo fa con il segno. Infatti, l’opera è percorsa da segni forti e violenti, che rappresentano la potenza dell’incontro tra l’artista il famoso e iconico dipinto originale. La gestualità e l’incisività dei segni dimostrano la forte influenza che quest’opera ha avuto sull’artista, il quale la restituisce poi sulla tela. Macca non copia, ne tantomeno riproduce, bensì ripropone la sua personale visione della Deposizione in maniera intima, personale e soprattutto materica.

Il tempo sui nostri volti

Giuliano Macca, Il bacio che volevi, 2021, olio su tela, cm 120 x 100, Galleria Von Buren Contemporary (dettaglio).

Il dipinto appena citato è collocato al centro della sala principale della galleria ed è circondato da sette ritratti astratti. I piccoli dipinti non raffigurano semplici volti, ma anime in cerca della propria collocazione nel mondo. Sono opere caratterizzate da una forte presenza materica, dove l’olio e la tempera definisco volti dai tratti celati e misteriosi. Macca, sia con questo tipo di figurazione che con il titolo della mostra, vuole rappresentare su tela la fragilità degli esseri umani. I suoi volti sono realizzati sia frontalmente che in una leggera posizione di tre quarti e sono caratterizzati da linee spesse e pesanti di colore, accostate a dei tocchi materici che interrompono la continua lettura del dipinto. Si tratta di segni del vissuto che Macca fa riaffiorare sulla nostra pelle e li rende, attraverso la sua arte, eterni.

E poi i volti, particolarissimi, caratterizzati da due bocche e tre occhi, i quali, anche in questo caso sono gli elementi che permettono di sottolineare l’indagine psicologica tanto cara all’artista siciliano. Gli occhi, che notoriamente sono considerati lo specchio dell’anima, aprono un portale dove risiede il vissuto e l’esperienza umana, che Macca evidenzia attraverso una narrazione costituita da pennellate forti ma allo stesso tempo tenere e delicate. Il tratto comune, anche in questo caso, è il segno, che Macca gestisce, dinamizza e rende strumento di narrazione e conoscenza.

La vulnerabilità attraverso il mito e la storia

Giuliano Macca, Il Pianto del Vulcano, 2021, olio su tela, cm 120 x 100, Collezione privata (dettaglio).

Nella seconda e ultima sala, invece, abbiamo quattro dipinti, tre di carattere storico-mitologico e uno di carattere privato. Quest’ultimo, Il Pianto del Vulcano, è quello che offre il nome a tutta la mostra. Una donna, immersa in una mistura di blu cobalto e verde, è raccolta disperata nel suo dolore. Le lacrime che bagnano il suo volto e inondano i suoi palmi, strabordano dalle fessure delle dita e bagnano il resto della scena. Qui risiede il principio della sua ricerca: Macca realizza soggetti fragili che si crogiolano nel loro dolore in attesa della morte solitaria.

Giuliano Macca, Paolo e Francesca, 2021, olio su tela, cm 200 x 150, Galleria Von Buren Contemporary (dettaglio).

Ma c’è speranza per chi muore dopo aver vissuto di passione. Ed ecco che vengono in aiuto Paolo e Francesca – collocato di fronte alla donna dolente – che da Macca vengono raffigurati tra le fiamme e avvolti dalla loro passione d’amore, come avviene nell’Inferno dei Lussuriosi descritto da Dante. Macca ribalta la figurazione, in quanto i protagonisti non sono i due cognati, ma le fiamme e il fuoco della passione, che in vita hanno accompagnato il loro amore. Infine, a rappresentare la vulnerabilità, Macca e la gallerista presentano due dipinti: Il Sogno di Efesto e Prima di Scomparire.

Questi due quadri sono emblematici per raffigurare la velleità e la transitorietà della vita, vissuta o meno con passione. Il primo quadro presenta una figura maschile che si sviluppa in un vortice denso e tempestoso. Efesto, figura metaforica del vulcano, in quanto dio del fuoco e della metallurgia, che viveva sotto l’Etna, viene qui raffigurato in una posa lasciva, sferzato da un vortice che si sviluppa in un cielo grigio. Il dio è il simbolo di una vita passata a rincorrere piuttosto che a vivere, nella quale ha cercato sempre di migliorare la propria condizione, sposando la donna più bella di tutto l’Olimpo: Venere.

Macca è in grado di ritrarre proprio il momento in cui tutti i sogni di Efesto si infrangono sulle scogliere del destino, ossia quando Efesto scopre il tradimento di Venere con Mercurio; e, ormai inesorabilmente, è destinato alla sconfitta, in quanto Venere riuscirà a liberarsi dall’incantesimo al quale Efesto l’aveva condannata.

Il percorso nelle note di dolore si conclude, simbolicamente, nell’esempio più comune: l’amore. Prima di Scomparire, titolo che sintetizza l’opera, ritrae due amanti avvolti nella loro passione che si sfiorano le labbra, giurandosi amore eterno. Ma è proprio in quel bacio, simbolo della passione, che si annida il pericolo di un amore destinato a terminare, a morire. La tela è attraversata da una furia di segni, i quali, se da un lato sono un forte elemento dinamico, dall’altro sono la presenza dell’artista che descrive la debolezza delle passioni di questi due amanti ignari del loro destino.

La fragilità della passione

L’amore passionale è il filo rosso che lega i soggetti di Giuliano Macca. Un amore, però, che reca sofferenza, sia tra gli dei che tra gli uomini. Il vulcano è simbolo della passione: ma, come questa, può anche morire e spegnersi sui suoi rimpianti. Macca si sofferma sulla processualità che la violenza, la forza e il dolore recano agli esseri umani; e lo fa con una pennellata materica, presente e costante, la quale si presenta come una sentenza: l’amore, la passione e la vita, anche quando sembrano supremi e intoccabili, sono in realtà vulnerabili. E il dolore è destinato a esplodere come lava di un vulcano.


 

Fonti

vonburencontemporary.com

giulianomacca.com

stateofmind.it

Giuseppe Zanetto, I miti greci, Bur Editore, Milano 2017.

Credits

Tutte le Immagini sono a cura del redattore

 

 

 

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