Figure e Immagini dal Rinascimento a Instagram: anatomia del libro di Riccardo Falcinelli

L’arte è composta anche da figure e immagini e, nel corso di secoli, per non dire millenni, l’uomo le ha rappresentate su vari supporti, attraverso materiali e forme diverse. Le Grotte di Lascaux, situate nella Francia sud-occidentale, sono ad esempio una delle prime testimonianze di immagine. L’uomo preistorico, infatti, raccontava sulla pietra ciò che lo circondava: principalmente animali, descritti con grande ricchezza di particolari.

Le immagini e le figure costituiscono anche il terreno d’indagine di Riccardo Falcinelli. Il grafico e saggista, già autore del famoso saggio Cromorama: come il colore ha cambiato il nostro sguardo (2017), è però più interessato alla composizione delle forme rispetto che ai significati delle immagini.

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Incisioni preistoriche

Nel suo recente libro Figure: come funzionano le immagini dal Rinascimento a Instagram(2020) Falcinelli disfa (metaforicamente) le immagini per scoprirne i meccanismi, gli ingranaggi e le ragioni nascoste dietro particolari forme. La sua analisi è avvincente per chiunque sia interessato all’arte poiché non tratta le opere solamente dal punto di vista storico e stilistico. 

Ad esempio, perché proprio il rettangolo, ad un certo punto nella Storia, ha trionfato rispetto ad altre forme? Oppure, in che modo una pennellata scura racconta due storie diverse se è posizionata in alto o in basso in un dipinto?

Emblemi di classicità: centro e prospettiva

Se pensiamo a figure e immagini religiose, a partire dall’Ultima Cena di Leonardo Da Vinci, o attraverso  rappresentazioni della Madonna con Gesù bambino, la nostra attenzione è catalizzata sul centro. L’abitudine definisce infatti il centro dell’immagine come il luogo dove appaiono le cose più importanti. Falcinelli analizza quindi il centro come una consuetudine storica, che però si basa su una predisposizione psicologica.

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Giacomo Borozzi da Vignola

Se è pur vero che un bambino inizia a scarabocchiare partendo dal centro e non dai margini, è anche vero che si basa su un supporto, come il foglio A4, che è già guidato da regole precise. Nell’ipotesi di disegnare su un supporto non definito, il bambino probabilmente muoverebbe il pastello ovunque, senza curarsi della base su cui sta disegnando.

Il prestigio del centro è consacrato da una scoperta del XV secolo: la prospettiva. Tale sistema grafico, teorizzato da Leon Battista Alberti nel De Pictura (1435), permette l’effetto della terza dimensione su un supporto bidimensionale. Per la prima volta nella storia, la pittura simula la visione ottica diretta e un quadro diventa una finestra aperta sulla realtà. Cosa comporta, dunque, l’utilizzo della prospettiva?

Due diversi punti di vista e uno sguardo al cinema

In quanto artificio artistico, l’effetto della prospettiva viene colto se ci si pone di fronte al quadro. Non lo si può osservare di lato o di sbieco: l’effetto risulterebbe distorto e ambiguo. L’opera The Wages of the War di Henry Peters Gray (1848) è per esempio un modello di classicismo di maniera piuttosto in voga negli Stati Uniti a metà Ottocento. Visto frontalmente, il quadro mostra l’eroe caduto con la spada spezzata. Tuttavia, un’immagine del Metropolitan Museum di New York nel 1881 mostra la stessa opera esposta sopra una porta, inclinata.

Falcinelli fa saggiamente notare come lo spettatore sia abituato oggi a osservare le opere frontalmente su libri e schermi, ma questa non è stata la norma per molti secoli. I media attraverso cui guardiamo le immagini, dunque, influiscono sulla percezione del prodotto artistico.

Si può dunque dire che la prospettiva sia un mirino, un’occhio sulla realtà. Lo dimostra Stanley Kubrick, che nel 1980 lavora a un futuro cult del cinema: Shining, una pellicola totalmente costruita sulla prospettiva centrale. Le immagini del protagonista che percorre in corridoio con il triciclo e finisce per incontrare le gemelle sono emblematiche e perfettamente costruite dal punto di vista del bambino. Forse per questo risultano così sconvolgenti e angoscianti. Così accade in altri celebri film del regista, come Arancia MeccanicaFull Metal Jacket, il cui lavoro di prospettiva è immortalato in questo video.

L’anticonformismo della diagonale 

Uno degli aneddoti raccontati da Falcinelli riguarda poi la rottura tra gli artisti Piet Mondrian e Theo Van Doesburg, fondatori della rivista De Stijl. Il movimento definisce una pittura neo-plastica, caratterizzata da un rifiuto totale del concetto di profondità (dunque di prospettiva) e di qualunque forma di realismo, anche solo suggerito. Van Doesburg, tuttavia, non si dimostra contrario all’uso della diagonale, che secondo lui può dare la giusta dinamicità al quadro. Mondrian si oppone strenuamente, al punto da uscire dal De Stijl e rompere l’amicizia con Van Doesburg. 

Perché la diagonale crea così tanto scalpore? Sebbene l’aneddoto di Mondrian risalga alla prima metà del Novecento, già quattro secoli prima la diagonale rompe il rigore formale e statico della prospettiva, diventando un elemento chiave della pittura. La diagonale trasmette infatti la mancanza di punti fermi, che siano essi sociali, religiosi o morali.

D’altra parte, però, trasmette forza, determinazione, potere: è emblematico il ritratto di Napoleone nell’atto di attraversare le Alpi, realizzato da Jacques-Louis David nel 1799. In questo caso la diagonale taglia il quadro da un angolo all’altro: Napoleone è il condottiero audace che, insieme al suo cavallo, appare pronto ad affrontare qualsiasi cosa. 

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Jacques – Louis David, Bonaparte valica il Gran San Bernardo (1801-1805)

È scontato dire che nessun personaggio politico del Medioevo o del Rinascimento si sarebbe fatto ritrarre in questo modo. Falcinelli nota come il Cinquecento e il Seicento siano stati teatro di grandi sconvolgimenti, soprattutto dal punto di vista religioso: sono gli anni della Riforma e della successiva Controriforma. Anni incerti, nei quali valori che parevano assoluti sono stati sovvertiti: ciò è avvenuto anche nel mondo delle immagini. 

La composizione come il ritmo dell’immagine

Paul Cézanne ha dipinto nature morte usando sempre gli stessi oggetti: un vaso verde, una bottiglia di rum, una scodella e della frutta. Lo ha fatto spostando le componenti innumerevoli volte, come se stesse componendo una melodia. In realtà, è esattamente ciò che stava facendo: Cézanne stava creando delle composizioni che “suonavano” in modi diversi l’una dall’altra. Al pittore non interessava molto raffigurare in maniera perfetta il vaso o la scodella, bensì creare la composizione che all’occhio risultasse giusta, bilanciata, armoniosa. 

Se immaginiamo di posizionare su un tavolo tre tazzine da caffè, seguite da una scodella bassa e larga, probabilmente la melodia che verrebbe fuori sarebbe una cosa simile: ta – ta – ta – taaaan. Suona familiare? Probabilmente state pensando alla Sinfonia n. 5 di Beethoven. Allo stesso modo, se alternassimo a due scodelle basse e larghe un’oliera alta e stretta, avremmo qualcosa del tipo: taaaan – ling – taaaan.

È un esercizio divertente che aiuta a comprendere le composizioni di nature morte, che altrimenti potrebbero risultare noiose e tutte uguali. 

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Cosmetici 

Anche nel mondo dei social media una buona composizione è essenziale per creare contenuti “instagrammabili”. Pensiamo ad esempio a food bloggers o influencers che promuovono prodotti di bellezza. Dietro un contenuto postato da Chiara Ferragni, ad esempio, c’è un attento studio sulla composizione. Nulla è lasciato al caso, nemmeno le luci e le ombre. 

Figure e immagini oggi: i social media

È scontato dire che oggi il mondo è invaso da immagini. Solamente su Instagram vengono pubblicate non meno di 3600 foto al secondo. È un quantitativo immenso: in base a quali criteri alcune ci colpiscono più di altre? Oggi, secondo Falcinelli, è essenziale il colpo d’occhio: funzionano meglio le immagini quadrate, senza tagli, dai colori vivaci e da elementi riconoscibili. Con un passo indietro, anche il cinema nel tempo ha creato i suoi formati e ha adottato peculiari principi base. La prima pellicola dei fratelli Lumière, L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat, si ispira ancora ai dettami pittorici: la diagonale del treno che arriva, le proporzioni tra pieno e vuoto, la fuga prospettica. 

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Social Media

Con il tempo la cinematografia e fotografia si sono distanziate dalla pittura, dandosi dei dettami tecnici e dei formati propri, come lo standard 16:9. Allo stesso modo, i social media si approcciano alle immagini in modi innovativi, e forse ancora in modi sperimentali data la loro giovane età. 

Quindi, perché è importante capire le figure e immagini? Anche qui le parole finali del libro di Falcinelli vengono in aiuto:

Credo infatti che la contemplazione estetica sia una forma di preghiera, specialmente per chi non crede in Dio. Di fonte alla perfezione di immagini complesse si può sentire, forse in modo illusorio, che tutto torna, che la vita ha una sua sensatezza.


FONTI

Riccardo Falcinelli, Figure. Come funzionano le immagini dal Rinascimento a Instagram, Einaudi Editore 2020

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