Dal 1976 al 2021: due magliette rosse per la coppa Davis

Dalla storica vittoria di Panatta e compagni ad oggi sono passati 45 anni; le polemiche di quel periodo hanno oscurato l’unica vittoria degli azzurri in 120 anni di partecipazione al torneo. Finalmente, la nazionale italiana può di nuovo contare su una squadra forte e puntare al titolo. 

Santiago, 18 dicembre 1976. All’Estadio Nacional de Cile si disputa la finale di doppio della coppa Davis tra Cile e Italia. In campo, la compagine azzurra si presenta vestita di rosso. Un rosso vivo, ardente, un rosso colmo di orgoglio e rabbia; un messaggio di speranza in uno dei momenti più bui della storia cilena.

Hai portato quella maglia?

Quella rossa, quella bella,

oggi noi giochiamo con quella!

Non hai nulla da temere, giochiamo a testa alta,

giochiamo la partita, non diamogliela vinta!

(Modena City Ramblers – Due Magliette Rosse)

Il colpo di stato

È l’11 Settembre del 1973 quando, dopo aver giurato assoluta fedeltà al presidente socialista Allende, il generale Pinochet, appoggiato da Nixon e Kissinger, mette in atto un colpo di stato che porta all’instaurazione di una dittatura militare sanguinaria. Il regime dura 17 anni, causando, secondo i dati storici più recenti, circa 40mila vittime e 600mila sequestri, oltre alle continue e ripetute violazioni dei diritti civili e umanitari della popolazione.

Intanto, sul versante europeo il golpe incontra la ferma opposizione del blocco socialista. In Italia, il neoeletto governo democristiano guidato da Andreotti è spaccato in due: da un lato l’ala più moderata, sostenuta dal partito comunista e dalla sinistra radicale, condanna fermamente e apertamente Pinochet; dall’altro, l’ala più cattolica teme che col mancato sostegno del governo italiano la Dc cilena possa perdere la propria posizione di stabilità all’interno della nazione.

Reazioni dall’Italia: inizia la coppa Davis

Il dibattito, però, non è solo al governo. Siamo nel pieno degli anni di piombo: ai numerosi attentati di matrice fascista si susseguono grandi manifestazioni di protesta popolare. Ma è il momento anche dello sport: ad aprile, infatti, per l’Italia parte la coppa Davis, il massimo torneo riservato alle nazionali maschili di tennis, al quale partecipano 56 nazioni. L’attesa per la squadra italiana è tanta. Nicola Pietrangeli, nominato capitano-non giocatore e selezionatore, sceglie la rosa che prenderà parte alla competizione: Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e Tonino Zugarelli.

Il cammino si presenta abbastanza semplice, almeno nelle fasi iniziali. Battute con facilità Polonia e Jugoslavia, al Foro Olimpico di Roma si presenta la prima grande difficoltà: la Svezia di Bjorn Borg. Il campione svedese dà però forfait e rende il gioco facile agli azzurri, che accedono al turno successivo. Il sorteggio li mette di fronte alla Gran Bretagna. Qui Zugarelli e Panatta, nonostante l’insidia del manto verde scelto dagli avversari per lo svolgimento della partita, portano a casa la vittoria, garantendo così alla squadra l’accesso alle semifinali.

L’Italia, ancora una volta sulla terra rossa del Foro Italico, è chiamata a rispondere a un difficile compito: battere l’Australia di Newcombe e Roche, vincitori di ben cinque Wimbledon in due, non più giovanissimi ma ancora grandi campioni. Il vero ostacolo si presenta però nei panni di John Alexander: il giovane, in grandissima forma, annienta nei singoli sia Barazzutti che Panatta. A riportare il risultato in equilibrio, ci pensano le vittorie dello stesso Barazzutti contro Newcombe nel singolare, e di Bertolucci in coppia con Panatta nel doppio. La sfida decisiva si gioca invece tra Panatta e Newcombe: sospesa nel primo giorno per mancanza di visibilità (in quegli anni gli impianti tennistici non erano dotati di sistemi di illuminazione notturna), si conclude nel secondo con un trionfo di “Ascenzietto” Panatta. L’Italia è in finale.

Cile o non Cile?

Dall’altra parte del tabellone, l’Unione Sovietica decide di non scendere in campo in segno di protesta contro la dittatura di Pinochet, sperando che il proprio gesto porti ad atti di emulazione che possano minarne la posizione: il Cile passa quindi in finale senza giocare. La partita più difficile, però, la nazionale azzurra non la gioca nello stadio teatro dei massacri perpetrati dal generale nei confronti degli oppositori di governo, ma a Roma, dove si accende subito il dibattito.

Non si giocano volèe contro il boia Pinochet.

Nei giorni in cui si svolge il processo a Angelo Izzo e Gianni Guida per il massacro del circeo, il Ministro degli Esteri Forlani gioca la propria partita a sostegno della partenza della squadra quasi in solitaria. I politici, le piazze, i giornalisti e i personaggi più influenti della sinistra sono tutti contro lo svolgimento della partita, e il motivo è uno solo: così la si darebbe vinta al dittatore. Ma “i 4 moschettieri” non ci stanno e, sostenuti dai partiti e giornali di destra, cercano in ogni modo di convincere il governo andreottiano.

È anche l’opinione pubblica a manifestare il proprio scontento, facendo registrare continue minacce nei confronti delle famiglie dei giocatori. Ma alla fine è il partito del sì ad avere la meglio, proprio con l’intercedere di uno degli uomini simbolo dello schieramento contrario: per Enrico Berlinguer, non si può consegnare il vanto del trionfo nella coppa al regime cileno. Soprattutto dopo l’esperienza delle olimpiadi di Berlino del ’36, utilizzate dai nazisti come strumento di propaganda atto a legittimare il proprio potere.

L’Italia vince, ma a che prezzo?

Così, l’Italia porta a casa la partita col risultato di 4-1, ma è una vittoria dal sapore amaro. “Pinochet ha vinto”, titola «la Repubblica» prima della partenza, e non è bastata la maglia rossa di Panatta e Bertolucci, seppur simbolo forte, ad arginare una scia di dolore che si è protratta fino al 1990, anno in cui il popolo cileno si è finalmente liberato dello spettro del “macellaio di Santiago”.

Ad oggi, quella del 1976 rimane l’unica vittoria degli italiani nella coppa Davis. Altre 4 sono state le finali conquistate in questi 44 anni, senza però mai ottenere la vittoria. Ma il 2021, nel tennis come negli altri sport, segna il solco di un nuovo cammino per gli atleti italiani. Il ricambio generazionale posto in essere negli ultimi anni ha portato tanti benefici agli atleti che, con mente più libera e meno pressioni, ci hanno regalato emozioni irripetibili; Tamberi e Jacobs con l’oro quasi in contemporanea alle olimpiadi, la nazionale di calcio guidata alla vittoria degli europei da mister Mancini, Matteo Berrettini che conquista uno storico accesso alla finale di Wimbledon.

Una nuova opportunità alla coppa Davis del 2021. L’infortunio di Berrettini spezza il sogno?

Ed è proprio da qui che riparte anche la squadra italiana di coppa Davis: Fabio Volandri, erede di Barazzutti, ha inizialmente scelto, per la partecipazione alla prossima coppa Davis che si aprirà con la fase a gironi al Pala Alpitour di Torino il 26 Novembre, Matteo Berrettini, Jannik Sinner, Lorenzo Sonego, Fabio Fognini e Lorenzo Musetti. Un dream team a tutti gli effetti, dove talento e varietà dei punti di forza avrebbero potuto mettere Volandri nelle condizioni di avere un’alternativa adatta ad ogni superficie ed avversario, con un occhio sempre rivolto al doppio.

Proprio in quest’ottica, l’infortunio subito da Berrettini sul campo delle ATP finals ha sconvolto i piani del selezionatore, la cui scelta per la sostituzione del numero uno d’Italia è caduta su un doppista puro come Bolelli. Di conseguenza, anche le gerarchie del gruppo sono cambiate: Jannik Sinner sfiderà i numeri uno delle altre nazioni, mentre il secondo singolarista dovrebbe essere Sonego, preferito a Musetti. Per quel che riguarda il doppio, con molta probabilità vedremo ricomporsi la coppia Fognini-Bolelli, già autrice di buoni risultati in altri tornei.

Ecco il calendario del girone degli azzurri:


CREDITI

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3 Immagine a cura di Gabriele Cipollone

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