Sciopero: una protesta che dura da millenni

Exoperare, ossia smettere di lavorare – per pigrizia -, è riportato nell’enciclopedia Treccani come il termine latino da cui deriva l’odierna parola “sciopero”. Nell’Ottocento lo sciopero è stato scelto dalle masse come strumento privilegiato di lotta sociale e permane vivo ancora oggi con il significato di: “astensione volontaria dal lavoro per protesta”.

Il carattere sovversivo degli scioperi

Se oggigiorno questo strumento viene ritenuto un diritto con il quale i lavoratori possono richiamare l’attenzione dei datori di lavoro e del resto della società sulle ingiustizie cui sono soggetti svolgendo un certo impiego, agli inizi dell’Ottocento, quando il metodo faceva le sue prime comparse tra la classe operaia, questo era tutt’altro che ben visto.

La lingua inglese e quella tedesca, non a caso, hanno deciso di riferirsi al concetto di sciopero con i nomi “strike” e “streich”, ossia attacco, colpo: è quindi lampante come l’interruzione del normale andamento lavorativo venisse percepita dagli occhi altrui come un evento traumatico sia dal punto di vista legale, in quanto fenomeno di sovversione a tutti gli effetti, sia dal punto di vista sociale, poiché la comunità non coinvolta biasimava fortemente chi si opponesse in modo tanto esplicito alle autorità e alle ormai consolidate strutture sociali.

Il primo sciopero della storia

Sebbene la sua fama cominci nel XIX secolo, il primo sciopero di cui si hanno notizie risale all’epoca dell’Antico Egitto, durante il Regno di Ramses III. Nel 1150 a.C., infatti, gli operai addetti alla costruzione dei templi di Tebe protestarono incrociando le braccia e pretendendo di essere “pagati”. Tale rabbia nasceva dal fatto che all’epoca coloro che si occupavano di tali mansioni venivano ricompensati con derrate alimentari di grano, pesci e legumi, che costituivano, quindi, la loro principale e non rinunciabile fonte di sostentamento.

Al mancato arrivo di questi, dunque, gli operai non sentirono ragioni e si astennero dal lavoro per alcuni giorni. Le false promesse dei funzionari del faraone non bastarono, tanto che alla fine fu solo la consegna del cibo a porre fine alla rivolta. È riportato anche che da allora furono istituiti degli organi di controllo che si occupassero di verificare l’avvenuta consegna delle paghe e che alcuni tra gli stessi operai erano tenuti a verificare la distribuzione delle razioni.

I Romani e le lotte per i loro diritti

Anche nel mondo romano non mancano fenomeni molto simili al nostro attuale concetto di sciopero: non era raro, infatti, che la classe plebea romana, rappresentante i lavoratori comuni di poco sopra gli schiavi nella gerarchia sociale, smettesse di lavorare in massa durante le secessioni per chiedere trattamenti lavorativi più equi. Nel 494 a.C. i plebei protestarono contro una legge che avrebbe ampliato il loro debito e dunque ottennero l’abrogazione di questa, mentre durante la secessione del 287 a.C. la classe plebea riuscì a ottenere il permesso di stabilire le proprie leggi per eleggere i propri rappresentanti tramite la formazione di un’Assemblea plebea.

Primo sciopero in Italia

In Italia il primo sciopero generale avvenne il 15 settembre 1904. Era da poco avvenuta, infatti, la legittimazione dell’azione sindacale, a lungo desiderata dalle Camere del lavoro e dalle Federazioni nazionali di categoria. Tuttavia, il diritto ormai legalizzato di sciopero venne rispettato solamente nel Centro-Nord della penisola, con forti repressioni che persistevano nel Sud: si ricordano soprattutto quelli di Cerignola in Puglia, di Buggerru in Sardegna e di Castelluzzo in Sicilia che contarono anche diversi morti e feriti tra i manifestanti. Indignati, i lavoratori di tutt’Italia si unirono in uno sciopero generale che durò fino al 21 settembre e stimolò anche la formulazione di nuove proposte di legge che abolissero l’uso delle armi da parte delle forze dell’ordine durante tali manifestazioni.

La Festa dei Lavoratori

Il 1º maggio è la data riconosciuta in diverse parti del mondo come la festa dedicata a coloro che lavorano: è inevitabile pensare che l’idea di stabilire un’unica data per onorare la classe operaia sia stata di ispirazione socialista, come infatti fu, ma la significatività del giorno si ritrova indagando la storia del paese liberale per eccellenza: gli Stati Uniti.

Il 1º maggio fu sì scelto nel 1889, a Parigi, come festa simbolica dalla Seconda Internazionale (organizzazione di partiti socialisti e laburisti che, oltre alla data in questione, stabilirono anche che i sindacati fossero organi indipendenti dai Partiti), ma fa riferimento alle lotte sindacali americane avvenute nel 1886 per il diritto alla giornata lavorativa di 8 ore. In tal data, infatti, per festeggiare il 19º anniversario dell’ottenimento di una legge che in Illinois garantiva ai lavoratori le suddette ore, fu proclamato dai sindacati americani uno sciopero generale, il quale infine si risolse in violenti scontri pubblici che contarono morti sia tra le forze dell’ordine impegnate nel reprimere la rivolta, sia tra gli scioperanti.

Gli scioperi oggi

Se si guarda all’evoluzione degli scioperi e delle lotte sindacali a essi connessi, si può dire che le richieste di chi sciopera si evolvano con l’evolversi dei tempi: se inizialmente nel mirino dei sindacalisti vi era attenzione soprattutto ai lati più immediatamente evidenti della vita lavorativa, come la paga e il numero di ore di lavoro, oggi i diritti per cui si combatte, forse con meno fervore di un tempo, sono anche e soprattutto quelli che riguardano gli aspetti più puramente “sociali” dell’ambiente lavorativo, come ad esempio la parità di stipendio tra uomini e donne, la garanzia di lavoro alle neomamme, la salvaguardia di coloro che sono soggetti a discriminazione e il conseguente provvedimento dannoso verso chi incoraggia l’emarginazione.

Sebbene le condizioni di lavoro odierne possano dirsi migliorate rispetto all’epoca in cui gli scioperi spopolarono, almeno nei Paesi più sviluppati, non si può negare che un poco più di unione e solidarietà tra i lavoratori di oggi aiuterebbero la vita lavorativa a compiere quel decisivo passo in avanti che questo secolo aspetta.

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