L’importanza del pubblico nel sistema letterario contemporaneo

Da quando la stampa è diventata un fenomeno di massa e l’istruzione ha reso possibile la massificazione della cultura il pubblico ha iniziato a giocare un ruolo centrale nella produzione letteraria degli autori.

Il pubblico

Fino ai primi anni del XX secolo era impensabile che una persona non addetta ai lavori, un artigiano, un commerciante, potesse esprimere il suo parere su un lavoro letterario, potesse in qualche modo influenzare  la produzione di un letterato. L’unico mezzo di apprezzamento o diniego di un’opera era la critica, che decretava il gusto e, conseguentemente, indirizzava gli scrittori verso un certo tipo di opere.

Nuovi pubblici

Dal momento in cui sempre più individui si sono trovati ad avere la possibilità di acquistare un libro, grazie alla nascita di collane economiche, e la possibilità di comprenderlo, il loro ruolo ha iniziato a essere sempre più importante. Certo, inizialmente si assiste a una netta divisione tra i pubblici: opere di un certo spessore intellettuale rimanevano a fruizione esclusiva di letterati e critici, ma importante è che si andavano affermando generi pensati per le masse: per esempio il romanzo giallo, di importazione statunitense, o il romanzo rosa che ha appassionato intere generazioni di donne e non solo.

Divisione dei generi

La divisione dei pubblici deriva da un’antica e radicata divisione dei generi, caratteristica del sistema letterario italiano. Fin dall’antichità, per esempio, la poesia ha avuto maggior riconoscimento della prosa, tuttavia la questo è il genere che meglio si confà a un pubblico più ampio. Durante il XX secolo infatti e con un forte incremento nel XXI, assistiamo a una decadenza della poesia in favore della prosa, di più semplice e ampia fruizione. Vengono quindi composte opere che si avvicinano al grande pubblico, senza abbandonare un alto grado di letterarietà.

Nuovo modo di pensare la letteratura

Insieme all’indebolirsi della divisione in generi viene indebolendosi, come è logico aspettarsi, anche la distinzione dei pubblici. Non esiste più un libro pensato per un determinato pubblico, che ne escluda un altro. Certo, durante la composizione un autore avrà un pubblico prediletto a cui penserà idealmente di indirizzare il suo lavoro, ma questo non esclude che anche un lettore, ideologicamente inserito in un pubblico diverso, non possa cimentarsi nella lettura di qualcosa non pensato per lui. Si guardi per esempio ai romanzi rosa: pubblico ideologicamente definito prevalentemente al femminile, senza competenze letterarie particolarmente sviluppate. Questo non esclude che una dottoressa in lettere non possa, in un momento di svago, cimentarsi nella lettura di un romanzo rosa e apprezzarlo.

Rivoluzione dei generi

Alcuni autori hanno trovato modi di presentare un romanzo che dà la possibilità di affacciarsi a diversi gradi di lettura. Un esempio è Il nome della rosa di Umberto Eco, che presenta una storia accattivante, un giallo, intarsiato in un medioevo ricostruito fedelmente dal punto di vista storico. Questa miscela di generi è forse stata la carta vincente per il successo del libro: adatto a una lettura più superficiale e sentimentale nel suo carattere di giallo investigativo, che offre però anche un ritratto storico tutto da gustare, che si avvicina ai libri storici propriamente detti.

daniel pennac - pubblico nel sistema letterarioL’importanza del pubblico: Daniel Pennac

Daniel Pennac, autore e docente francese, ha colto nel suo saggio Come un romanzo la nuova centralità del pubblico. Egli enuncia infatti dei veri e propri diritti dei lettori. Il suo vero intento è quello di trovare un modo di avvicinare i giovani alla letteratura, presentando i libri come amici e non come semplici mattoni; tuttavia, il ragionamento che arriva a riconoscere ai lettori dei veri e propri diritti, che gli permette non più di essere semplici fruitori di ciò che viene scelto dai detentori del gusto, i critici, ci porta a vedere più chiaramente come il ruolo del pubblico sia, di fatto, ormai centrale.

I diritti imprescrittibili dei lettori

Vediamo qui, con una semplice enunciazione, i diritti che Pennac riconosce a ogni lettore:

I. Il diritto di non leggere;

II. Il diritto di saltare le pagine;

III. Il diritto di non finire un libro;

IV. Il diritto di rileggere;

V. Il diritto di leggere qualsiasi cosa;

VI. Il diritto al bovarismo (malattia testualmente contagiosa);

VII. Il diritto di leggere ovunque;

VIII. Il diritto di spizzicare;

IX. Il diritto di leggere a voce alta;

X. Il diritto di tacere.

Dieci diritti che tutti i lettori hanno, anzi che ogni lettore deve esercitare, reclamare. Dieci diritti che subordinano irreparabilmente lo scrittore al lettore, o che gli impongono comunque di tener conto dei fruitori dei suoi lavori durante la stesura.

Il diritto di leggere qualsiasi cosa (V)

È forse il caso di dire qualcosa su questo diritto, in quanto affronto sfacciato alla divisione dei generi e dei pubblici. Pennac riconosce una distinzione netta tra “buoni” e “cattivi” romanzi, e colloca nel secondo tipo i romanzi industriali in quanto sterili e privi di personalità. Non ne sconsiglia però la lettura, riconoscendola anzi come uno dei primi avvicinamenti alla letteratura. Si è liberi, liberissimi, di leggere ciò che si vuole, senza dover essere giudicati o derisi. Certo questo diritto è importante anche perché mette in luce come un individuo poco istruito sia libero di leggere un romanzo impegnato, complesso. Forse alla prima lettura non lo comprenderà, gli sfuggirà il senso, ma rileggendolo può sicuramente trarne qualcosa, forse qualcosa di più profondo di quello che vi avevano scorto i letterati, molto interessati alla critica e poco al piacere.

Ritrovare il piacere di leggere

Venendo a mancare la distinzione dei pubblici, chi prima si sentiva obbligato a dover leggere ciò che l’appartenenza a un determinato gruppo sociale o culturale gli imponeva può riscoprire il piacere di leggere, il piacere di sentirsi trasportato da un libro di qualsiasi genere. Un letterato, prima tacitamente obbligato ad avere a che fare solo con libri considerati complessi o critici, può ora riscoprire la gioia di leggere un romanzo per piacere e non per criticarlo, può ritrovare l’adrenalina in un libro poliziesco, l’amore in un romanzo rosa, l’avventura in un fantasy.

In conclusione, il sistema dei pubblici, insieme a quello dei generi, è cambiato e continuerà a cambiare e con questo crescerà la libertà di spaziare, senza bisogno di sentirsi criticati per le proprie scelte. Arriverà forse un giorno in cui un professore non dovrà negare davanti ai suoi alunni di aver letto Harry Potter solo per mantenere la sua immagine di letterato, ma sarà forse fiero di ammetterlo per vantarsi  del suo eclettismo come lettore. Anche poter leggere libri diversi deve essere uno strumento di ricchezza personale e intellettuale, pari ad aver letto integralmente la Divina Commedia o il Decameron.


FONTI

Vittorio Spinazzola, L’esperienza della letteratura, Milano, Unicopli

Daniel Pennac, Come un romanzo, Milano, Feltrinelli

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