Lorenzo Mattotti: dal «The New Yorker» al Festival di Venezia

Classe 1954, Lorenzo Mattotti è illustratore e fumettista. Un viaggiatore che promuove l’arte Made in Italy nel mondo, dando al suo nome una notorietà internazionale. È il 1993 l’anno in cui l’artista inizia una collaborazione ventennale con la rivista «The New Yorker», simbolo dell’omonima città. Un celebre periodico, intessuto di reportage, saggi, critica e satira che nasce nel 1925, cuore degli anni ruggenti, per immortalare la sofisticata e frenetica vita cittadina.

Particolare è poi la sua linea editoriale, che permette al copertinista di esprimere il proprio pensiero indipendentemente dal contenuto delle pagine del giornale. In questo modo Mattotti adotta una variegata moltitudine di soggetti e argomenti, che affrontano con ironia e riflessione temi di attualità. Si fa strada tra gli illustratori, aggiudicandosi ben trentadue copertine. Il suo trucco sta nell’unione creativa di colore e composizione, che sfocia in un mix esplosivo irresistibile per il lettore.

Nel 2019, la città di Mantova ha offerto al pubblico l’occasione per mostrare in loco le creazioni contenute nel libro Lorenzo Mattotti: Covers for The New YorkerE lo stesso anno ha forgiato l’autorialità creativa nel cinema per Matttotti, in veste di autore e regista del film d’animazione La famosa invasione degli orsi in Sicilia, tratto dal celebre romanzo di Dino Buzzati e presentato alla selezione ufficiale Un Certain Regard del Festival di Cannes. Solo un anno prima, poi, l’illustratore aveva fatto il suo ingresso tra le trame illustrative del Festival d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia. Riscopriamo la sua storia in vista della 78esima edizione del Festival.

Tutto ebbe inizio al «The New Yorker»

È bastato un solo sguardo all’art director Francoise Mouly, per scommettere sull’illustratore italiano. Siamo nel 21 giugno 1993 e la prima copertina di Mattotti per il «The New Yorker» si intitola Manhattan Rising. Un uomo dalle dimensioni titaniche emerge dall’acqua innalzandosi al di sopra dei grattacieli newyorkesi. Appare come una metafora del cittadino che deve destreggiarsi quotidianamente con le sfide della metropoli americana.

Per l’opera, Mattotti sceglie una composizione particolare della pagina, che valorizza al suo centro il gigante e lascia gli elementi circostanti come cornice. Così l’osservatore coglie immediatamente il messaggio che il suo artista intende veicolare. La copertina è incisiva, immediata, d’effetto. Gioca sull’uso intelligente del colore, brillante, vivo e tratteggiato con pastelli a olio. Questi lasciano trasparire con delicatezza la loro matericità granulosa attraverso i diversi strati cromatici.

Lorenzo Mattotti
Manhattan Rising, 21 giugno 1993

L’arte come strumento di indagine contemporanea

Le tinte pastello si colorano così di una potenza rinnovata. È la forza comunicativa dell’immagine, che rimanda a un messaggio più profondo, quello rivolto all’indagine della contemporaneità. Così, nella copertina del 26 Ottobre 2015, On the Way, l’artista illustra il cammino dei profughi verso una nuova vita. Un’immagine di speranza, cambiamento, abbandono del passato attraverso un assolato deserto. È la quotidianità che parla al lettore, quella delle guerre civili, delle morti in mare, delle vite dimenticate.

È incredibile come le persone trovino la forza necessaria per scappare dalla guerra e dalla violenza, salire su una barca che cade a pezzi o camminare senza sosta con i loro bambini e poi tentare di costruirsi una nuova vita in un altro paese. È la storia epica dei nostri tempi.

  • INSERIRE IMMAGINE

L’arte si pone dunque come promotrice del tema fortemente attuale dell’immigrazione. Ma questo non è l’unico a emergere in tutta la sua dirompenza. L’omosessualità, la tecnologia, la questione razziale e quella femminista accompagnano una narrazione illustrata e riflessiva, dove l’oggi è protagonista, avvolto dagli sguardi di coloro che lo vivono. Mattotti sceglie di raccontare ciò che conosce, come nel caso di Rite Of Fall, copertina dell’8 dicembre 2010 che celebra la Maratona di New York in chiave quasi futurista. Tutto ciò che lo circonda prende vita sulla carta, si impregna di inchiostro e si lascia assaporare dal lettore in tutta la sua raffinatezza estetica.

La magia di Venezia tra cinema e colori pastello

Ma se la stampa è un mezzo particolarmente pervasivo, il cinema lo è ancora di più. Ecco quindi che Lorenzo Mattotti sceglie di unire la settima arte alla forza millenaria del disegno. Dopo la consulenza creativa per il film d’animazione Pinocchio (2012) di Enzo D’Alò e il personale omaggio a Buzzati, Mattotti approda al Venezia. Dalla 75esima edizione del Festival, nel 2018, il morbido tocco dell’artista volteggia tra colori pastello, ornando sinuose figure che danzano nell’etere. E la città sull’acqua ha un valore molto prezioso per Mattotti, come lui stesso ha dichiarato:

Ho studiato a Venezia, una città che mi ha nutrito. È lì che ho appreso la contemplazione solitaria, la forza della luce e i rapporti plastici tra gli elementi.

Non è un caso che l’illustratore abbia dedicato a Venezia un volume dal titolo Venezia. Scavando nell’acqua (2011)Il sapore pieno e corposo delle sue figure trova rifugio in una dimensione leggiadra e isolata dal mondo, dove il solo soggetto umano ha piena forza comunicativa. Così accade per Venezia 78, nel cui manifesto affiorano due personaggi che si guardano e si fotografo, catturando l’essenza reciproca. Sguardi a confronto, potrebbe intitolarsi l’immagine” ha detto lo stesso Mattotti, tratteggiando un incontro di sguardi e anime che propone due visioni speculari di una stessa realtà.

Così la magia dei disegni divampa in tutta la sua carica iconica, divenendo non solo appagamento estetico, ma simbolo di una firma subito riconoscibile. In attesa della nuova edizione del Festival di Venezia, chapeau a Mattotti e alla sua carriera invidiabile.


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