Miryam Haddad: un’artista siriana tra la bellezza e il caos della sua terra

Quando si pensa alla Siria, oggi, la prima cosa che viene in mente è l’immagine di un Paese dilaniato, sconvolto dalla guerra. È triste. Qualche decennio fa, malgrado il conflitto con Israele e l’autoritarismo degli Assad, parlare di Siria voleva dire invece immaginare città suggestive, reperti archeologici, opere d’arte, sorrisi, bellezza, palmeti, diversità culturale e religiosa, dialogo fecondo con l’Europa. La primavera araba aveva poi fatto sorgere il sogno di un ulteriore, decisivo progresso. Invece, la Siria è sprofondata nel vortice della repressione e della guerra civile.  Tra i tanti che hanno lasciato il paese, c’è l’artista Miryam Haddad, nata a Damasco nel 1991.

Le sue opere sembrano coniugare spesso proprio la bellezza del passato con il caos odierno grazie a infinite sfumature di colore su sfondi dall’apparente disordine. Una capacità di colpire lo spettatore e insieme di raccontare, quella della giovane pittrice siriana, che l’ha portata a vincere nel 2019 il prestigioso premio Jean-Francois Prat.

Nelle sue opere non affiora la drammatica durezza delle acqueforti di Najah Albukai, passato attraverso il famigerato campo 227. E nemmeno la denuncia esplicita, seppur mediata da straziante poesia, del famoso Bacio di Tamman Azzam che proietta quello di Klimt su un muro di Damasco crivellato di proiettili. Emergono però con forza i temi del caos, della crisi dell’uomo, e della speranza e l’invito rivolto a chi guarda a misurarsi con essi in modo profondo.

L’incubo dietro la dolcezza

Il quadro Lasciando i ricordi, ha un titolo che ci propone una dimensione di tranquillità. E se osserviamo da lontano l’opera, dipinta dal 19 al 26 giugno del 2020, i colori per lo più chiari e dolci rassicurano lo spettatore. La sensazione è quella di trovarsi di fronte a uno Chagall o a un Mirò. E del resto a tali artisti Miryam Haddad è stata accostata. E con ragione, anzitutto per il comunicare attraverso tratti apparentemente semplici e, prima ancora, come Mirò, attraverso i colori.

Da vicino invece, traboccanti di pennellate e di variazioni cromatiche, le sembianze dei ricordi appaiono come abbandonate in un mare selvaggio che sconvolge e turba. Più si osserva l’opera, più emerge una sorta di confusione, placata solo in parte dalla presenza di due cerchi, unici elementi ben definiti, che però hanno anch’essi invero un significato drammatico. Positività e dolcezza, espresse dagli arancioni e dalle sfumature d’azzurro, si scontrano mescolandosi violentemente al blu scuro fino al nero.

I colori delle mie opere trasmettono un senso di gioia, festa e speranza, ma sanno essere anche violenti, aspri, difficili da accettare. Questo dovrebbe mantenere gli spettatori concentrati a osservare il dipinto e aiutarli a scoprirne l’ambiguità. […] i colori possono apparire sempre più violenti, dure e difficili da accettare. Ma se la persona osserva più a lungo più diventare per lui più agevole “accettare.

L’immagine del cerchio come anima

Che le opere di Haddad siano ricche di misteri, spesso chiusi ermeticamente dentro veloci pennellate, è chiaro. Ma alcuni è possibile svelarli. Tra questi quello del cerchio, una figura che non troviamo solo in Lasciando i ricordi ma che invece ricorre molto spesso nei dipinti dell’artista siriana, specialmente negli ultimi lavori dove, all’apparenza, sembra una luna o un sole.

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In I sospiri delle luci tornano nuovamente i colori in mille sfumature diverse. Da quello che pare un pozzo collocato in un contesto architettonico, sancito dagli archi sullo sfondo, sembra sgorgare liquido dai contorni scuri. Sulla destra, in alto, si scorgono addirittura tre cerchi ben definiti. Ma non si tratta di corpi celesti.

Io ho dipinto un cerchio in molti dei miei quadri recenti. Le persone pensano si tratti del sole o della luna. Trovo questo molto poetico, ma in realtà io penso a qualcosa di decisamente diverso.

Nella visione dell’artista sono le anime delle persone, in qualche modo strappate nell’atto stesso del dipingere. ma sulla base di un distacco preesistente.

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Su alcune lettere arabe c’è un punto. Questo è un simbolo importante per me. Quando ho dipinto il primo punto, era sopra una figura sdraiata. Era come se avessi portato l’anima fuori dalla figura e fosse sospesa a mezz’aria.

L’eredità di Vasilij Kandinskij in Miryam Haddad

Quando pensiamo all’arte della pittrice siriana, non si può parlare di un modello preesistente. Quando lasciò il suo paese nel 2012,  infatti, le sue conoscenze artistiche, come lei stessa ricorda, erano ridotte.

In Siria, quando ho iniziato, non sapevo molto della storia dell’arte. La mia tecnica era istintiva.

Fondamentale è stata la formazione in Francia, alle Belle Arti di Parigi nello studio di Philippe Cognèe. Ma si può comunque notare l’eredità di pittori come Kandinskij, nelle sue opere. Basti guardare al dipinto Alcuni cerchi, dove la relazione appare innegabile, specialmente nell’uso della figura circolare che affascinava moltissimo l’artista moscovita. Un simbolo per lui del cosmo, del divino, moltiplicato sulla tela, su uno sfondo oscuro, fino a portare allo smarrimento. Ma anche alla tranquillità dell’equilibrio.

Il cerchio è la sintesi delle più grandi opposizioni. Combina il concentrico e l’eccentrico in un’unica forma e in equilibrio.

La riproposizione del simbolo da parte di Miryam Haddad in termini di anima appare una possibile, coerente e intrigante linea di sviluppo.


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