La tenzone: tra attualità e tradizione

La letteratura può sembrare uno studio sterile, soprattutto se non si è in grado di comprendere come quello che è stato può aver influenzato quello che è. Nella storia della letteratura infatti possiamo trovare la chiave per leggere con maggior chiarezza quello che oggi sta succedendo alla nostra lingua e al nostro modo di comunicare. Per questo, forse, potrebbe essere interessante vedere come il bisogno di dialogo sia stato essenziale, dalle prime testimonianze letterarie fino all’uso compulsivo dei social odierni. Cercheremo qui di vedere cosa accomuna le tenzoni della tradizione con i moderni messaggi istantanei.

La tenzone: che cos’è?

È essenziale innanzitutto capire di cosa parliamo affacciandoci a questo termine. Le tenzoni sono infatti degli scambi di poesie tra letterati, una vera e propria forma di dialogo, che tratta i più svariati argomenti. La forma prediletta e caratterizzante di quelle che sono testimoniate dai manoscritti della tradizione è il sonetto: una forma breve che, allo stesso tempo, è in grado di contenere e sviluppare temi e argomenti esaustivamente.

La tenzone: breve storia

La tenzone viene ereditata dalla poesia italiana, soprattutto quella siciliana, attraverso la poesia trobadorica occitana, ossia quella in lingua d’oc localizzata nel sud della Francia. I trovatori si scambiavano strofe, o coblas, che venivano poi riunite in tenzoni. Gli argomenti di queste discussioni in versi erano i più svariati: dalla politica all’amore, dal sesso alla società. Ciò che interessa particolarmente, però, è che questa poesia avesse una forte inclinazione dialogica.

Dalla Francia alla Sicilia

Come abbiamo già detto, la vocazione dialogica, insieme a molti altri temi, viene ereditata dai poeti siciliani operanti alla corte di Federico II di Svevia, che dovranno però limitare i temi di questa discussione letteraria. Vivendo e operando sotto la protezione di un imperatore era infatti rischioso dialogare di temi inerenti la sua organizzazione statale e si decise dunque di concentrarsi sul tema amoroso e sulla sua fenomenologia.

Il debito alla quaestio

La tenzone italiana dovrà molto anche alla quaestio, ossia la discussione scolastica tra i maestri e gli allievi, che si strutturava secondo regole ben precise e definite.

Dalla Sicilia alla Toscana

Come molto altro, anche la poesia dialogica venne ereditata dalla poesia toscana, arrivando direttamente ai poeti dello Stilnovo. Dante e molti altri scrittori si scambiarono sonetti, senza però trattare soltanto il tema dell’amore, ancora presente, ma passando anche a degli attacchi personali che sfiorano, nello stile, la poesia istituzionalmente denominata comico-realistica.

Un esempio: Dante a Forese Donati

Dante, certo conosciuto come uno dei maggiori poeti interessati d’amore, scrive in realtà anche sonetti tipicamente comico-realistici. In particolare uno sembra una provocazione contro Forese Donati ed è forse parte di una tenzone tra i due. Riportiamo il sonetto dantesco:

Chi udisse tossir la malfatata

moglie di Bicci vocato Forese,

potrebbe dir ch’ell’ha forse vernata

ove si fa ‘l cristallo, in quel paese.

Di mezzo agosto la truovi infreddata:

or sappi che de’ far d’ogni altro mese…;

e non le vale perché dorma calzata,

merzé del copertoio c’ha cortonese..

La tosse, ‘l freddo e l’altra mala voglia

no l’addovien per omor’ ch’abbia vecchi,

ma per difetto ch’ella sente al nido.

Piange la madre, c’ha più d’una doglia,

dicendo: «Lassa, che per fichi secchi

messa l’avrei ‘n casa del conte Guido.»

Si può qui vedere il tipico tono scherzoso che caratterizza molte tenzoni di questo periodo. Il testo è un’aperta provocazione all’incapacità di Forese di soddisfare i desideri sessuali della moglie. Interessante è poi la frase direttamente riportata della suocera, che mette in evidenza come Forese fosse un marito non all’altezza.

Il dialogo nella modernità

È certamente noto che il dialogo è essenziale per la socialità, che caratterizza la specie umana. In questo ultimo periodo, a causa della pandemia, esprimere questo bisogno primario è stato possibile grazie ai social network, che sono diventati i mezzi di comunicazione mediata preferiti, non solo dai giovani. Siamo quindi, in un certo senso, tornati al dialogo scritto, che sostituisce, in certo modo, quello puramente orale.

Comunicazione mediata tecnicamente

Per comunicazione mediata tecnicamente si intendono tutti quei tipi di dialogo, rivolti a una o più persone, che si svolgono attraverso l’uso di un dispositivo elettronico e di una piattaforma social come WhatsApp, Instagram o Facebook. Se è vero che le tenzoni avevano delle regole, di cui si è sopra chiarito, è altrettanto vero che ne ha di proprie anche la comunicazione mediata tecnicamente. Più che regole sono convenzioni, non scritte ma comunemente accettate. Così come gli antichi poeti prediligevano la forma del sonetto, la messaggistica istantanea trova nei messaggi concisi e morfo-sintatticamente semplici la propria forma ideale. Così come i poeti antichi usavano termini specifici, a volte solo a loro comprensibili e di cui oggi perdiamo il significato nella sua interezza, anche la messaggistica istantanea propone un lessico rinnovato, a volte influenzato da tratti regionali, da slang giovanile, da termini inglesi italianizzati.

Comunicazione mediata tecnicamente e haters

Il fenomeno degli haters, che commentano con odio post di persone che considerano inadeguate per diversi motivi, è sempre più in via d’espansione e può forse trovare con le tenzoni, finalizzate alla derisione, delle somiglianze. Come nella tenzone sopra riportata, attacco a una persona specifica, i messaggi degli haters si agganciano a qualcosa che ritengono sbagliato e sviluppano commenti denigratori. Questi messaggi sgradevoli suscitano la risposta del diretto interessato e parliamo allora di dissing, che potrebbe forse essere, se non sovrapposto, almeno paragonato alla tenzone antica. Anche in queste serie di commenti si cerca la forma acuta, inusuale per denigrare e vincere una sorta di battaglia di parole.

Conclusione

Si è forse riusciti a dimostrare che la tenzone, anche se non esattamente ripresa, è almeno, in un certo senso, reinterpretata nella modernità. Questo perché il nostro bisogno comunicativo è in grado di adattarsi a qualsiasi contesto, a qualsiasi mezzo, mantenendo dei punti fermi. Se Dante, per deridere qualcuno, trovava nel sonetto la forma più adeguata, noi la troviamo nel commento a un post, nei messaggi istantanei e nei post sulle piattaforme social. Se per Dante l’unico mezzo per giungere i suoi amici era quello di inviare loro un componimento poetico o una lettera, per noi il  mezzo più pratico è il cellulare.


FONTI

Giancarlo Alfano, Paola Italia, Emilio Russo, Franco Tomasi,

Letteratura Italiana, Milano, Mondadori

Massimo Prada, L’italiano in rete, Milano, Vulgare Latium

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