Cos’è successo in Afghanistan?

Chi sono i talebani?

Il termine “talebano” significa “studente” o “ricercatore” nella lingua pashtu, la seconda più parlata in Afghanistan. Il movimento dei talebani rappresenta un gruppo fondamentalista islamico, nato dopo la fine del regime sovietico in Afghanistan. Precisamente, il movimento fondamentalista islamico nasce nel 1994 a Kandahar con il desiderio di ristabilire l’equilibrio in Afghanistan con uno stile di vita basato sulla legge coranica e sull’interpretazione più radicale della sharia.

Subito dopo la ritirata dell’esercito sovietico, i talebani si coordinarono in milizie e nel 1996 presero Kabul. In questo caso, i talebani erano supportati anche dal popolo afghano essendosi presentati come coloro che avrebbero riportato stabilità economica e politica in Afghanistan dopo l’occupazione sovietica. Così, fino all’arrivo degli Stati Uniti, l’Emirato Islamico dell’Afghanistan controllava tutto lo Stato. Tuttavia, la legittimità dell’Emirato non fu riconosciuta dalla maggior parte dei Paesi, ma solo dal Pakistan, dagli Emirati Arabi e dell’Arabia Saudita, essendo quest’ultimo, tuttora, il probabile finanziatore dell’esercito talebano. 

La legge islamica radicale imposta dai talebani sulla popolazione afghana rifiuta le elezioni e gli organi democratici. Inoltre, considera “traditori” coloro che collaborano con le ONG, diplomazia internazionale o media occidentali. Quando si instaurarono per la prima volta alla fine del ‘900, vietarono il cinema, la televisione e la musica

Dopo il 2001, la maggior parte dei leader talebani scapparono nella città di Quetta, in Pakistan. Da lì si riorganizzarono in modo decentralizzato, senza mai smettere di reclutare persone per la milizia. Infatti, molti gruppi talebani militari hanno mantenuto una certa influenza in alcune zone dell’Afghanistan. Non a caso, con il ritiro delle truppe americane dal Paese, i talebani si sono attivati e hanno gradualmente conquistato sempre più territori fino ad arrivare alla devastante presa di Kabul il 15 agosto.

Come si è arrivati alla presa della capitale Kabul?

La presa della città di Kabul ha destato stupore e terrore generale. Dopo la ritirata delle truppe americane, sono bastati circa 10 giorni ai talebani per impossessarsi di Kabul. Gli USA avevano investito più di 2 trilioni di dollari nella guerra in Afghanistan, hanno perso più di 6000 cittadini e ucciso più di 100.000 afghani, ma in pochi giorni, tutto è tornato a com’era prima del 2001.

Ci si aspettava che i talebani riuscissero eventualmente a prendere lo Stato, ma non così in fretta e con pochissima, se non inesistente, resistenza da parte del governo afghano e dell’esercito nazionale afghano. I motivi dietro una presa talebana così rapida di Kabul sono molti, di seguito ecco quelli più importanti. 

Generalmente, nella COIN doctrine (ossia la counterinsurgency doctrine) il ruolo dell’intelligence gioca un ruolo essenziale. In questo caso, l’intelligence statunitense ha giudicato erroneamente la situazione dato che avrebbe dovuto tenere in conto di armi, organizzazione e tattiche dei talebani. Questi ultimi avevano iniziato già a maggio un’offensiva di grande portata ma l’intelligence americana riteneva che il governo e l’esercito locale sarebbero stati in grado di resistere per un periodo dai sei ai dodici mesi

Un altro fattore di grande rilevanza è il fatto che i Talebani erano già in possesso di circa il 50% del territorio rurale perciò non è stato difficile arrivare alle grandi città come Kabul. La veloce avanzata dei Talebani è anche il frutto della mancata fiducia delle persone nel supporto del governo centrale. Infatti, una volta che i talebani si sono infiltrati nelle aree urbane, hanno assassinato persone con un ruolo chiave (come i piloti) per poi minacciare i comandanti militari della zona sostenendo che se si fossero arresi, avrebbero risparmiato le loro famiglie. L’assenza di fiducia nel governo afghano e il suo supporto ha spinto numerosi comandanti ad arrendersi immediatamente. Dopo l’annuncio della ritirata delle forze militari statunitensi, questo processo si è velocizzato dato che si era ormai diffuso un pensiero generale di resa ai talebani. 

Inoltre, non bisogna dimenticare che l’esercito nazionale afghano conta numerose unità, molte delle quali sono corrotte, non ha poi un effettivo controllo sui soldati perché non si ha precisa idea di quanti individui compongano le loro unità e non possiede le armi corrette per affrontare i talebani, essendo la maggior parte vendute, rubate o smontate per rivenderne i pezzi.

Infine, negli ultimi vent’anni, gli USA hanno cercato di instaurare un governo centralizzato, senza tenere in conto la storia e la cultura dell’Afghanistan, e come sia intrensecamente diversa da una nazione occidentale. Difatti, l’Afghanistan presenta numerose tribù, lingue, etnie e religioni e gli USA non hanno tenuto in conto di come i valori dei diversi gruppi afghani siano distanti tra loro e ancora più in opposizione con quelli occidentali. I Talebani sono di fatto maggiormente Pashtu, il gruppo etnico più grande dell’Afghanistan.  

Il ruolo degli USA in Afghanistan

Dopo la Guerra Fredda e il sistema bipolare che ha segnato il mondo occidentale e non solo, gli Stati Uniti sono diventati sempre più un soggetto chiave nella scena politica internazionale. L’egemonia americana è stata messa in dubbio dopo gli eventi devastanti dell’11 settembre 2001, quando i simboli economici e militari degli Stati Uniti sono stati attaccati a New York e Washington, portando alla morte di 3000 cittadini americani.

La reazione americana è stata quella di proclamare guerra al “global terrorism e quindi iniziare campagne militari nel Medio Oriente. La presidenza di George W. Bush ha portato gli USA alla “War on Terror”, la quale si prefiggeva l’obiettivo di eliminare Al-Qaeda e i talebani. 

L’invasione americana dell’Afghanistan è iniziata nel 2001 e, nel 2003, il segretario della difesa degli Stati Uniti d’America ha dichiarato che le operazioni militari più imponenti erano ormai terminate e da quel momento in poi, ci si sarebbe focalizzati sulla ricostruzione del Paese. Dal 2004 al 2006 circa, le battaglie tra i talebani e la coalizione militare guidata dagli USA sono continuate. Per un breve periodo, sembrava essersi ristabilita la pace quando il governo afghano, con il supporto statunitense, aveva emanato una nuova costituzione ed eletto Hamid Karzai come Presidente. Tuttavia, le forze talebane sono tornate pochi mesi dopo. 

Con il doppio mandato di Barack Obama, due approcci diversi vengono prediletti: tra il 2009 e 2010, Obama ha inviato il cosiddetto surge che consisteva in 17.000 truppe militari inviate in territorio afghano e pakistano. Dopo la morte di Osama Bin Laden, gli USA hanno iniziato la ritirata: le forze militari statunitensi erano rimaste in Afghanistan col compito di addestrare le truppe afghane e per soffocare qualsiasi movimento terroristico.

L’amministrazione Trump, invece, ha cambiato approccio prediligendo delle trattative diplomatiche con i Talebani, ma senza successo. Verso la fine della presidenza di Trump, il Pentagono aveva annunciato il piano di ritiro delle truppe americane in Afghanistan.

Infine, la decisione di velocizzare il ritiro delle truppe americane senza tenere in conto le conseguenze diplomatiche, militari o strategiche spetta a Biden. Infatti, uno degli obiettivi che si era prefissato durante la campagna elettorale era il ritiro totale delle truppe USA prima dell’anniversario del 9/11, lasciando in sostanza il governo afghano a difendersi da solo contro le forze talebane. 

La condizione delle donne in Afghanistan 

Come già detto, i Talebani seguono la versione più radicale della sharia, legge coranica. Secondo la loro interpretazione, le donne non possono avere contatti con gli uomini che non siano il padre, il marito o altri membri della famiglia. Le donne non si possono truccare o indossare gioielli. Inoltre, è vietato loro guidare automobili, biciclette, motorini e in generale qualsiasi mezzo di trasporto. Durante il regime caduto nel 2001, le donne non potevano frequentare la scuola e presentarsi in pubblico senza essere totalmente coperte e accompagnate da uomini. Coloro che violavano la legge, venivano giustiziate pubblicamente.

Con l’arrivo dei talebani a Kabul, la condizione delle donne nei regimi estremisti islamici è diventata un tema virale. Molte donne si sono viste obbligate a indossare il burqa e ad abbandonare il proprio lavoro. Questa volta, i talebani hanno dichiarato che avrebbero redatto nuove leggi per permettere alle donne di partecipare alla vita pubblica in Afghanistan. 

A maggio il talebano Zabihullah Mujahid aveva dichiarato che

L’obiettivo sarebbe permettere alle donne di contribuire al benessere del loro Paese in un ambiente pacifico e protetto.

Purtroppo la realtà sembra essere molto lontana. Molte donne hanno già testimoniato di essere prigioniere in casa loro, di non sentirsi al sicuro a uscire.

Nelle città prese precedentemente dai talebani, alcune donne hanno raccontato la realtà la loro situazione. Nella città di Kandahar, per esempio, i talebani sono entrati negli uffici della Azizi Bank e hanno ordinato a nove donne che lavoravano lì di tornare a casa loro e non presentarsi mai più al loro posto di lavoro. Due giorni dopo, una scena simile è avvenuta alla Bank Milli, nella città di Herat.

 

I diritti delle donne afghane, conquistati con tanta fatica, sono a rischio e di fatto si stanno annullando tutti i successi degli ultimi vent’anni.

Come ha reagito il resto del mondo? 

L’immagine dei circa 600 afghani che provano ad arrampicarsi sull’aereo cargo americano ha destato un shock globale perché ha portato sui nostri schermi, di persone occidentali lontane da questa realtà, la disperazione di un popolo intero. 

Se a livello sociale, organizzazioni come Emergency e altre ONG si sono immediatamente attivate per denunciare l’abuso dei diritti fondamentali degli afghani e stanno aiutando attivamente in loco, a livello politico la situazione è diversa. 

Il 17 agosto, Josep Borrell, l’alto rappresentante della politica estera dell’Unione europea, ha dichiarato che è necessario entrare in contatto con le autorità di Kabul perché ormai i talebani hanno vinto la guerra e sono al potere. Ha sottolineato che questa strategia è fondamentale affinché si possa evitare una crisi umanitaria e migratoria.

L’intervento di Josep Borrell ai Consiglio di affari esteri è terminato con la conclusione che sia urgente assicurare l’evacuazione allo staff UE e afghano che ha collaborato con l’Unione, senza scordarsi dell’importanza di fornire aiuto a tutti coloro che vorranno lasciare il Paese. 

La posizione della Russia e della Cina è diversa da quella dell’Occidente. Difatti, questi due Stati hanno riconosciuto l’Emirato dei Talebani e i loro ministri degli esteri hanno divulgato dichiarazioni in cui sottolineano positivamente la volontà dei talebani di rispettare l’opinione pubblica e quindi i diritti fondamentali delle donne e la discussione di un governo più inclusivo. Come manifestato dal ministro degli esteri turco, sarà però necessario che le azioni riflettano le loro parole.

La reazione americana è stata quella che ha destato il maggior numero di critiche. L’attuale presidente Joe Biden non ha cambiato rotta e ha difeso la sua decisione di ritirare le truppe americane. La giustificazione di Biden si incentra sul fatto che lui ha fatto gli interessi degli Stati Uniti e non è compito degli USA ricostruire una nazione in Afghanistan. Nonostante ciò, ha ammesso che l’avanzata rapida dei talebani non era stata prevista e che nel caso verranno attaccate le missioni statunitensi in Afghanistan, si reagirà con il massimo della potenza militare. 

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