Yves Saint Laurent

Le muse di Yves Saint Laurent

Il personaggio di Yves Saint Laurent è costellato di luci e ombre. Gli aneddoti e le leggende che lo riguardano si sprecano e hanno dato vita alle più svariate produzioni cinematografiche e documentarie spesso poco aderenti alla realtà. Una cosa però rimane certa: Saint Laurent amava circondarsi da una ristretta cerchia di persone che lo influenzarono nel suo lavoro, in maniera molto diversa l’una dall’altra. Betty Catroux, Loulou de la Falaise e Catherine Deneuve furono delle muse incantatrici per Yves Saint Laurent che ne venerò ed esaltò l’eterna bellezza. Queste affinità elettive e armoniche nutrivano la creatività dello stilista, che a loro si ispirò per delineare il guardaroba della donna contemporanea.

Betty Catroux

Se Paloma Picasso e Loulou de la Falaise ispirano la mia fantasia, Betty ispira il mio fisico rigoroso.

Betty Catroux è forse una delle prime It girl della storia. Con il corpo di un’amazzone e lunghi capelli biondi, il suo fascino è diventato simbolo della moda anni ’70. Nel 1967, a diciassette anni, inizia a lavorare come modella per Chanel, ma intuisce fin da subito che il rigido mondo delle passerelle non fa per lei. Betty sogna una vita libera figlia del suo tempo, senza legami costrittivi e all’insegna dello sfrenato edonismo. Il destino non si fa certo attendere: in una folleggiante serata parigina il suo sguardo si incrocia con quello di Yves, rimasto folgorato dalla sua bellezza. Il designer ricordò così il loro primo incontro:

La prima volta che vidi Betty era al New Jimmy’s, la discoteca del Régine, credo fosse il 1967. Lei indossava una gonna in plastica di Prisunic. Quel che mi impressionò fu il suo stile, l’androginia, il corpo, il viso, i capelli.

Quella ragazza, con un fuoco ardente che le scoppiava in petto e una sete implacabile di trasgressione, rispecchiava l’ideale di femminilità di Saint Laurent, una donna decadente, sofisticata, che a stento toccava i piedi per terra. Betty Catroux non lavorò mai per Yves, ma il suo stile rotten chic fu una preziosa ispirazione per la creazione di capi iconici come lo smoking maschile, il blazer su pelle nuda e l’abbinamento sahariana e cuissard in toni neutri. Antesignana dello stile grunge, la Catroux continua a ispirare designer contemporanei come Hedi Slimane e Anthony Vaccarello, fino ad arrivare a Tom Ford che le dedica la sua sfilata di debutto come direttore creativo di Saint Laurent.

Loulou de La Falaise

Diventai la sua mano destra. Lui non faceva niente senza di me, io tenevo l’atmosfera leggera.

Definita da Judith Thurman come “la quintessenza dell’haute bohémienne Rive Gauche”, Loulou de La Falaise è figlia del Conte de La Falaise e di Maxime Birney, una delle donne più iconiche della moda anni ’50. Predestinata a consacrarsi alla moda sin da piccola, incontra Yves Saint Laurent nel 1968. Tra loro nasce un rapporto quasi simbiotico, l’uno completa l’altra. Lou Lou cerca di tirar fuori l’animo grintoso e selvaggio di Yves, spesso bloccato dalla sua timidezza. Egli descriverà la presenza di Lou Lou accanto a lui come un sogno a occhi aperti. Al contrario di Betty, che ispira le oscure sfumature dello stile di Yves, Lou Lou porta luce nella sua vita, seguendolo fino in capo al mondo nei suoi viaggi di formazione. Riesce a contagiarlo con il suo entusiasmo e una spensieratezza sopra le righe. Entrambi pieni di contraddizioni e vogliosi di distruggere quegli ideali borghesi di cui sono inconsapevolmente intrisi, Lou Lou e Yves Saint Laurent formarono un duo memorabile. Lou Lou de la Falaise vivrà una vita incredibile all’altezza della sua folle personalità. Muore nel 2011 per un cancro al fegato, all’età di sessantaquattro anni.

Catherine Deneuve

É una cosa miracolosa un tale incontro!

Catherine Deneuve ha bisogno di poche presentazioni. Debutta nel cinema da adolescente, nel 1956, ma è il regista Jacques Demy che la porta alla ribalta, offrendole il ruolo di protagonista nel film musical Les Parapluies de Cherbourg. É nel 1965 che incontra per la prima volta Yves Saint Laurent, in occasione di una visita ai reali d’Inghilterra. Saint Laurent fu incaricato di creare un abito su misura per la giovane attrice. É proprio da lì che parte una collaborazione che durerà più di quarant’anni. Contagiato dalla raffinatezza e il suo savoir faire tipicamente francese, Saint Laurent disegna i monumentali costumi di Catherine nel classico Belle de jour di Louis Buñuel. La protagonista è Severine, di giorno moglie devota con indosso vestitini monacali e di notte prostituta con sahariane aderenti al corpo, cappotti in vinile e misteriosi trench beige: outfit che giocano sui cliché erotici più comuni sdoganandoli, quasi ridicolizzandoli. Il film diventa una pietra miliare e detta legge per la storia del brand Saint Laurent. Severine incarna alla perfezione l’ideale di donna immaginata dallo stilista francese. Languida con la luce del sole e passionale con il calare delle tenebre, la protagonista vive una discesa infernale che paradossalmente, diventa sinonimo della sua libertà. É disposta a tutto pur di liberarsi dalla disperata noia borghese.

Il rapporto tra Catherine Deneuve e Saint Laurent diventerà sempre più solido e incantato con il passare degli anni. Resta indimenticabile l’esibizione canora che l’attrice gli regala alla fine della sua ultima sfilata, nel 2002, interpretando “Mas plus belle histoire d’amour” della cantautrice Barbara. Nel 2011 Catherine ha messo all’asta trecentocinquanta pezzi creati per lei da Saint Laurent.

La sua gravità penetrante durante le prove. La sua grazia timida nella vita privata hanno arricchito tutti gli anni che abbiamo attraversato insieme. La nostra complicità silenziosa, le nostre risate e la nostra malinconia ci hanno uniti.

Yves Saint Laurent, grazie alle sue muse, ha creato un immaginario femminile in cui ogni donna può immergersi sentendosi rappresentata nelle più svariate forme. Una donna potente, fiera di indossare completi maschili e renderli propriamente genderless, una donna che non deve vergognarsi né della sua sessualità, né di far scandalo. Una donna non più cristallizzata in una vita casalinga, ma protagonista del progresso e dei cambiamenti sociali che stavano attraversando il ventesimo secolo.


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