L’eros secondo Anthony Vaccarello

Potete amarlo o potete odiarlo, ma questo è quello che faccio.

Sensuale, cupo, rock, misterico. Sono questi gli aggettivi che tornano alla mente quando si parla di Anthony Vaccarello alla guida del marchio più francese che esista, Yves Saint Laurent.

Dopo l’addio burrascoso del designer parigino Hedi Slimane, che ha imposto con grande successo i suoi diktat al marchio, Vaccarello accetta l’incarico in punta di piedi, senza particolare clamore. È il consiglio di Pierre Bergé, compagno storico di Yves Saint Laurent, che gli fa ben intendere qual è la strada da percorrere:

Non copiare Yves. Crea la tua visione di Saint Laurent e seguila.

Ed eccoci qui, cinque anni e svariate collezioni dopo: il nuovo stile di Saint Laurent è perfettamente riconoscibile, con originalissime rivisitazioni dell’archivio storico, a dimostrazione che l’erotismo può ancora vendere.

https://naiadereverie.tumblr.com/post/187947947077/saint-laurent-ss-2020

I primi anni

Anthony Vaccarello nasce nel 1982 a Bruxelles. I suoi genitori sono entrambi italiani. Si iscrive all’Università di Giurisprudenza, abbandonandola dopo un anno per studiare scultura presso l’École de la Cambre. La passione per la moda infatti lo spinge ancora a cambiare corso, scegliendo proprio quest’ultima come oggetto di studio. La collezione che Vaccarello ha disegnato per la tesi di laurea viene presentata al Festival di Hyères, in Provenza – fiera di moda famosa per inaugurare il talento di giovani stilisti emergenti dove vince il primo premio.

L’intera collezione rappresenta la chiave per capire lo stile del designer: la pornostar Cicciolina è la sua musa più brillante. L’intera sfilata gli regalerà una grande notorietà, tanto che Karl Lagerfeld lo vorrà nel suo team da Fendi, per disegnare le iconiche pellicce; valorizzerà questo capo anche da Saint Laurent, con conseguenti critiche da parte di pubblico e stampa.

La fondazione del suo brand

Un designer che richiede la perfezione della clavicola delle sue clienti.

Nel 2009 Vaccarello torna a Parigi per amore. È proprio il suo compagno che lo incoraggia a lanciare sul mercato una sua linea. Il suo primo lookbook viene scattato in un parcheggio, con protagonista la modella e cantante Lou Dillon, it girl parigina figlia di Jane Birkin. I vestiti di Vaccarello diventano in pochissimo tempo l’oggetto del desiderio di diverse top model, che indossano i suoi abiti per red carpet ed eventi di prestigio. Sono capi sensualissimi, con spacchi vertiginosi, spregiudicati. Chi li indossa non vuole certo passare inosservato.

Nel 2011 l’Association Nationale pour le Développement des Arts de la Mode (ANDAM) Fashion Award premia il designer con ben 200.000 euro e 10.000 euro in cristalli rigorosamente Swarovski, così che Vaccarello li possa utilizzare nelle sue future creazioni.

L’era Versace

Ci siamo scelti. Quello che fa Anthony è molto vicino al mio lavoro. La mia donna è bella e sexy, e combinare queste due cose non è sempre facile. Sono da sempre una fan del lavoro di Vaccarello e ho sentito subito che era quello giusto.

Il 2013 rappresenta un anno di svolta per il designer. Come il più tenero atto d’amore, Donatella Versace, incantata dallo stile di Vaccarello, lo chiama come star d’eccezione per la linea giovane di Versace, Versus. Nel 2015 ne diventa direttore creativo.

La sua personalissima “Saint Laurent attitude

Non passa molto tempo che il colosso Kering si accorge dell’estetica così rigorosa tanto sensuale del giovane designer, ritenendolo perfetto per guidare la direzione creativa di Saint Laurent. Nel 2016 Vaccarello fa il suo ingresso nel tempio della moda francese, sollevando non pochi dubbi tra gli addetti ai lavori. La visione di Anthony però si sposava perfettamente con quella di Kering, che da qualche anno sta piazzando giovani designer virtuosi con uno stile unico al timone di grandi marchi, di cui Gucci e Balenciaga sono gli esempi più lampanti.

Il successo di Anthony Vaccarello da Saint Laurent fu immediato. La sua anima rock e selvaggia si coniugava perfettamente con l’heritage del brand, voglioso di ritrarre una donna spavalda e senza timore di mostrare la propria carica erotica. Lo studio meticoloso dell’archivio storico rese il suo debutto, nel 2016, un vero e proprio trionfo: ispirazioni anni ’80 glam-rock tanto amate da Yves e total black iconici dello stilista. La pelle, suo marchio di fabbrica, declinata in svariati modi, non per ultima sullo storico tuxedo, capo storico del brand.

Una menzione d’onore va all’ultima collezione dello stilista, con sfondo il deserto marocchino e i giardini Majorelle, dimora di estrema ispirazione per Yves Saint Laurent.

Ho ricevuto quest’incarico per ciò che sono e ciò che faccio. Non ho dovuto forzarmi a mutare il mio stile. Ho avuto il privilegio di vedere gli archivi con Pierre Bergé, di toccare con mano le creazioni che oggi sono parte di un patrimonio culturale comune. Ne ho compreso il metodo, la poetica. Ma poi ne ho preso le distanze per rielaborarli a modo mio, filtrarli attraverso la mia sensibilità. È l’unica maniera, per me, di rispettare ciò che ha fatto il grande Yves e aggiornarlo all’oggi, regalargli una nuova allure. Non parlerei di ‘cambiamento’, quanto di ‘evoluzione’.

https://femmequeens.tumblr.com/post/155722272001/adut-akech-bior-photographed-by-collier-schorr-for

Lo stile e i modelli

Anthony Vaccarello è un figlio dei primi Duemila, cresciuto a pane e MTV. Sensualità e femminilità profondamente individualiste, frutto di una donna energica e autoaffermata. Nelle sue creazioni sono ben visibili gli echi di chi lo ha ispirato nel suo percorso formativo. Madonna e Tom Ford nella sua concezione di sesso come fiamma vitale e creatività, senza tabù e veli. Helmut Newton e Thierry Mugler nell’esplorazione del nero in tutte le sue forme. Azzedine Alaïa per il suo approccio più tecnico e intellettuale.

Il risultato? Tessuti rigorosi impreziositi da forme e dettagli giocosi: le piume sembrano essere la sua ultima ossessione, ma non dimentichiamo le scorse collezioni, dove il latex dominava tutta la scena, creando un immaginario di donne dominatrici con uno sguardo fragile e inquieto. In continua tensione tra corpo e intelletto, il lavoro di Vaccarello si fa sempre più predominante, in grado di conquistare tutti i palchi dell’High Fashion.

Non ho alcuna intenzione di copiare o attingere a un serbatoio di idee che hanno segnato un’epoca. Per me, l’idea di creare abiti che imitino il cosiddetto ‘DNA’ non ha alcun senso: la sahariana, il trench sulla pelle nuda, i pois. Voglio lavorare su quattro concetti-chiave: libertà, sensualità, chic e fiducia in se stessi. Sono i princìpi che, secondo me, incarnano i desideri di una donna moderna in relazione all’atto del vestirsi. Un guardaroba è un work in progress, dove ogni sfilata arricchisce di un capitolo una storia.

https://naomihitme.tumblr.com/post/166416459734/naomi-looking-fucking-sickening-in-the-new-saint


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