1989: fu la musica ad abbattere il muro di Berlino?

Non vogliamo di certo raccontarvi tutta la storia del muro di Berlino, né tantomeno soffermarci sulle ragioni e le modalità che hanno portato alla sua caduta il 9 novembre del 1989. Costruito nel 1961, è stato il simbolo della Guerra Fredda tra le due potenze mondiali USA e URSS ed è diventato l’emblema del cambiamento. Ma se vi dicessimo che alla sua caduta ha contribuito direttamente o indirettamente la musica? Potremmo quindi già rispondere alla domanda-titolo del tema di oggi, ma procediamo con ordine.

Sappiamo bene che la caduta del muro di Berlino non sia avvenuta in poche ore: ci sono voluti mesi affinché quell’evento di portata storica potesse succedere. Esso ha rappresentato e rappresenta tutt’ora nell’immaginario collettivo un segno di rinascita, di solidarietà e fratellanza che è culminato nel 1990 con l’unificazione ufficiale di Berlino e dell’intera nazione tedesca; la fine del Secolo Breve e la nascita del nuovo millennio.

Eppure ci sono delle atmosfere e delle canzoni che sono nate proprio grazie a quel muro e senza il quale, molto probabilmente, non avrebbero avuto il successo che hanno ottenuto. L’influsso della musica, al di là delle istanze politiche e culturali, è stata determinante per dare uno “scossone” al muro che da tempo traballava. Anche il “die Mauer” ebbe dunque una colonna sonora.

Gli eroi di David Bowie

Tra il 1976 e il 1978, il Duca Bianco scrisse la storia della musica in territorio berlinese dove si era trasferito dalla scapestrata Los Angeles insieme all’amico Iggy Pop. Qui vennero scritti e registrati tre album che diedero vita alla cosiddetta trilogia berlinese: Low, Heroes, Lodger.

In questi lavori Bowie sperimenta nuovi generi più minimalisti, senza comunque tralasciare l’impostazione rock delle sue performance. In Heroes, in particolare, sebbene lo stesso cantante abbia più volte smentito la correlazione tra il pezzo e il muro di Berlino, traspare tra le righe del testo un forte sentimento d’amore in grado di abbattere anche gli ostacoli e le frontiere più tenaci. Lo spirito è quello di una nazione divisa che evoca immagini potenti dal punto di vista concettuale:

I, I can remember (I remember)
Standing, by the wall (by the wall)
And the guns shot above our heads
(over our heads)
And we kissed,
as though nothing could fall
(nothing could fall)
And the shame was on the other side
Oh we can beat them, for ever and ever
Then we could be Heroes, just for one day

Seguì forse uno dei concerti più epici del cantante nel giugno del 1987 durante il Glass Spider Tour: 140.000 persone in delirio proprio dietro alla porta di Brandeburgo a Berlino Ovest e tanti altri berlinesi che accorrevano per sentire l’attacco di quella Heroes che tanto smosse gli animi e le emozioni di coloro che stavano assistendo ad un’esibizione davvero speciale.

E il vento del cambiamento degli Scorpions

All’indomani della caduta del muro, Gorbaciov disse riferendosi agli Scorpions, che il suo più grande errore fu quello di aver fatto entrare la rock band tedesca in Unione Sovietica. Il segretario generale sovietico non ebbe tutti i torti. Canzone interamente ispirata ai cambiamenti politici di quegli anni, Wind of Change è forse il simbolo per eccellenza della riunificazione tedesca sebbene il testo fu scritto prima del 1989.

With you and me
Take me to the magic of the moment
On a glory night
Where the children of tomorrow dream away
In the wind of change
The wind of change
Blows straight into the face of time
Like a storm wind that will ring the freedom bell
For peace of mind
Let your balalaika sing
What my guitar wants to say
Sono parole intense di significato e speranza quelle cantate dagli Scorpions, hanno fatto sognare migliaia di uomini e donne durante gli ultimi attimi dell’Unione Sovietica.
Facciamo però qualche passo indietro. È la fine degli anni Ottanta e sotto la presidenza Gorbaciov si tenta, seppur delicatamente, un’apertura verso il mondo occidentale che porterà all’organizzazione nel 1989, grazie al produttore discografico Stas Namin, del Moscow Music Peace Festival svoltosi presso lo Stadio Lenin. Nacque con lo scopo di sensibilizzare la popolazione sull’uso di alcool e droga in un clima di pace e spensieratezza che ripercorreva quanto accaduto vent’anni prima al leggendario festival di Woodstock. La musica ancora una volta si rivelò essere l’arma più potente contro, in quel caso, la cortina di ferro.
Dopo quello show pazzesco, al quale parteciparono tra gli altri Bon Jovi e Ozzy Osbourne, il cantante degli Scorpions diede vita a quella che diventò la ballata più famosa di tutta la Russia, Wind of Change per l’appunto. L’inno dunque non solo del blocco sovietico ma di tutta l’Europa che da tanto, troppo, tempo auspicava un radicale cambiamento.

Il rock di Bruce Springsteen

Non sono venuto qui per cantare a favore o contro alcun governo, ma soltanto a suonarvi rock’n’roll, nella speranza che un giorno tutte le barriere possano essere abbattute

Così il 19 luglio 1988 il Boss apriva il suo concerto a Berlino Est sotto la stretta sorveglianza dei militari davanti alle irrisorie 300.000 persone in uno dei concerti memorabili nella storia della DDR. La canzone che volle dedicare a quelle parole pronunciate all’inizio della sua performance fu Chimes of Freedom, scritta da Bob Dylan nel 1964. Non fu di certo Springsteen a far cadere materialmente il muro, ma la sua voce alimentò infatti ancora di più il desiderio di pace e libertà tra la folla che di fatto vide, un anno dopo, avverarsi quanto sperato.

E forse quella sera di mezza estate qualcosa cambiò per sempre nei cuori e nelle menti dei berlinesi, come una scossa così potente e inconsapevole da far crollare un’ideologia politica e un’intera linea di demarcazione. Si trattava pur sempre di un americano che cantava un rock occidentale e decadente – secondo la filosofia della Repubblica Democratica – in terra comunista e sebbene il concerto fu regolato e autorizzato dalla città, fu di fatto un evento quasi profetico e devastante, come del resto solo uno Springsteen un po’ destabilizzato e con un tedesco poco comprensibile, poteva fare.

Allusioni concettuali al muro

Ci sono comunque svariate canzoni che seppur non si riferiscano in maniera esplicita al muro in senso fisico, lo ricordano per i temi trattati e per il contesto storico-sociale nel quale tali brani vennero scritti. I Pink Floyd ne sono un esempio molto rilevante.

The Wall è forse uno dei miglior concept album del gruppo, uscito nel 1979 parla di solitudine, fragilità, aggressività e annebbiamento; parla di “muri mentali” dietro ai quali l’uomo si isola completamente, parla dell’incapacità di aprirsi al prossimo.

E Another Brick in The Wall fa scacco matto intensificando la trama che caratterizza il disco dall’inizio alla fine: la sete di potere e di prevaricare l’altro vengono cantati all’unisono. E il muro così simbolico e interiore del lavoro dei Pink Floyd può rappresentare in maniera indiscutibile la vita di Berlino in quel tempo. Il 21 luglio 1990, si tenne nella città tedesca – e non è una casualità – il The Wall Tour dove David Gilmour & Co. celebrarono al meglio il ricordo lontano di un muro invalicabile.

Pure A Great Day For Freedom contenuto in The Division Bell del 1994, descrive al meglio la gioia e le grandi aspettative che la caduta del muro avrebbe portato.

On the day the wall came down
They threw the locks onto the ground
And with glasses high
We raised a cry for freedom had arrived
On the day the wall came down
The ship of fools had finally run aground
Promises lit up the night
Like paper doves in flight
“Nel giorno in cui il muro è caduto, sono state gettate le chiavi sul pavimento, si sono alzati i bicchieri e con essi un pianto liberatorio”, cantano i Pink Floyd. Certo, si trattava una felicità momentanea, come la consapevolezza che forse quelle aspettative di unificazione troppo ambiziose sarebbero state deluse prematuramente.
La Nikita di Elton John

Il testo è davvero emblematico, parla di una storia d’amore ambientata oltrecortina tra Nikita, una donna soldato della Germania Est e un uomo della parte occidentale e l’impossibilità che i due hanno di incontrarsi. Si può dunque solamente immaginare cosa e come sarebbe stato il loro amore al di là del muro di Berlino e delle differenze geopolitiche che dividevano i due amanti.

E Holidays in the Sun dei Sex Pistols

They’re staring all night
And they’re staring all day
I had no reason to be here at all
And now I got a reason
It’s no real reason
And I’m waiting
The Berlin wall

Particolare è la storia di questo brano così come è particolare l’intera carriera della punk band londinese più stravagante di sempre. Si tratta del quarto singolo dei Sex Pistols la cui ispirazione avvenne durante un viaggio sull’isola di Jersey a cui seguirono delle settimane a Berlino. Questa piccola parentesi tedesca consentì al gruppo di scrivere questo pezzo, attratti dalla pazzia, dalla decadenza e da quell’eccentrico mondo diviso in due da un muro, lo stesso che cantano a gran voce in Holidays in the Sun. Una città che non dorme mai, un circo berlinese dove i quattro di Londra si trovavano completamente a proprio agio.

Più forte di qualsiasi politica

Abbiamo dunque capito l’importanza che ebbe la musica in suolo tedesco e non solo a come si sia fatta portavoce, almeno in parte, delle aspettative e dei sogni di un’intera generazione. La storia ci ha insegnato che forse la musica più di tutti, rappresenta lo strumento di rivendicazione e di protesta più grande che ci possa essere. Accadde nel ’68 con i movimenti giovanili e con le canzoni contro la guerra in Vietnam, accadde con le canzoni pacifiste contro le armi nucleari e a favore dei diritti civili, accadde pure con il muro di Berlino.

La musica parla di noi e per noi e se materialmente i cittadini di Berlino non potevano fare nulla per abbattere quel muro, si appellarono alla forza emozionale di questa e al messaggio che gli artisti volevano portare sui palcoscenici di tutto il mondo. E quel muro che per quasi 30 anni aveva diviso l’est e l’ovest in un’assurda battaglia contro i valori e i diritti degli uomini, si trova di colpo ad essere solamente un ricordo di un tempo oramai passato la cui musica aveva fatto da colonna sonora ad un periodo del Novecento indelebile nella storia dell’umanità intera.

In Italia… Lucio Dalla

Anche dietro la musica italiana si nascondono le storie di quegli anni. Futura di Lucio Dalla ad esempio, parla di speranza, di un futuro migliore e di un grande amore. Curiosa è la nascita di questo pezzo che, come affermò Dalla, venne scritta in una mezz’ora di tempo mentre lui si trovava seduto su una panchina nei pressi del muro di Berlino,  di fronte al celebre Check Point Charlie.

Lì, in quel lasso di tempo, un altro musicista che in quei giorni era in tournee a Berlino, si sedette sulla panchina a fianco e in silenzio rimasero lì, ognuno per i fatti suoi. Lucio Dalla quella volta non volle presentarsi in prima persona a Phil Collins ma da quell’incontro a distanza scaturì la storia di due amanti, uno di Berlino Est e uno di Berlino Ovest e del loro progetto di dare alla luce una bambina che avrebbero chiamato Futura.

E Franco Battiato

Franco Battiato propose una lunga riflessione sul socialismo reale del blocco orientale, ossia quel socialismo ritenuto l’unico adatto alla realizzazione degli ideali comunisti. Alexander Platz racconta ancora una volta di una donna che decide di trasferirsi per amore nella parte orientale della città e sperimentare così la vita di migliaia di famiglie meno abbienti, condannate da leggi fortemente anti-americane. La canzone dunque si appresta a diventare uno spaccato della vita quotidiana di quegli anni.

Il 1989 verrà ricordato non solo per quell’avvenimento di portata mondiale ma anche per le implicazione che ha avuto in campo musicale, letterario, cinematografico. La storia dell’umanità la può fare pure la musica che con le sue riflessioni, le sue tematiche e le sue prese di posizione, ha permesso più volte di smuovere l’animo degli uomini.

Dunque, possiamo con certezza affermare che sì, la musica ha contribuito in maniera definitiva alla caduta del muro di Berlino spazzando via per sempre trent’anni di divisioni e ostilità, donando speranza e ottimismo ai cuori di tutti coloro che vissero quegli anni significativi dal punto di vista storico e culturale e indirettamente a noi, donandoci un ricordo importante e permanente nella memoria di ciascuno.

                                           


CREDITS

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FONTI

rollingstone.it

onstageweb.com

ilsole24ore.com

ondamusicale.it

music.it

notiziemusica.it

rockit.it

radioliberatutti.it

 

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